“Il primo cadavere” di Angela Marsons (Newton Compton)

Recensione di Patrizia Debicke 

Avevamo conosciuto Kim Stone e vissuto con lei diverse avventure ma  forse era arrivato il momento di regalare ai lettori un prequel con la protagonista cult  di Angela Marsons. Conosciamo già i suoi scheletri nell’armadio, il suo passato da incubo con l’agghiacciante morte a sei anni del suo gemello, ucciso da una madre schizofrenica. Poi anche se i successivi affidamenti, non sempre felici, le hanno “regalato” in generale sfiducia nelle persone, ha saputo riscattarsi, è diventata un bravo poliziotto credibile, una dura, tutta d’un pezzo, spesso quasi crudele con se stessa, che pensa solo al suo lavoro, ci crede e  vorrebbe sempre garantire giustizia per tutti. Dopo ben sei romanzi che l’hanno vista indiscussa protagonista,  si è tramutata in un intrigante  personaggio seriale                                                                            

Ma arrivati al settimo, secondo la sua creatrice e autrice era arrivato il momento di svelare i retroscena. Insomma  di quanto sia accaduto prima  di “Urla nel silenzio” e spiegare ai lettori come sia cominciata la sua storia personale da poliziotto a Halosowen, nella Black Country (l’area delle Midlands Occidentali inglesi, che comprende la parte nord e ovest di Birmingham e la parte sud ed est di Wolverhampton dove Kim  vive e  lavora). Ricostruire  il  suo primo impatto con il suo superiore, l’ispettore capoWoodward e con quella che le è stata assegnata e diventerà  la sua squadra: il suo pilastro, il veterano e solido sergente Bryant, la novellina ma esperta informatica agente Stacey e il bizzoso e scontento sergente Kev Dawson.  Una squadra destinata a diventare molto speciale per lei  e che, un romanzo dopo l’altro e il passare degli anni , si è  plasmata, crescendo professionalmente fino ad  arrivare a trasformarsi  per Kim in una specie di famiglia. Quella famiglia  che Kim non aveva avuto e che, quando finalmente credeva di averla trovata, le era stata rubata a tredici anni da un incidente di macchina. E quindi si doveva  sollevare il velo su quel passato e ripartire da quando, in un buio e gelido mattino d’inverno, il detective ispettore Kim Stone scende dalla sua moto e varca la porta  della stazione di polizia di Halesowen. La moto è una Kawasaki Ninja,  che Kim usa testarda finchè il peggior gelo invernale  non la costringerà a ripiegare su una vecchia Golf. Il suo padre adottivo, quello morto, quello giusto dopo tante infelici  esperienze, le ha trasmesso la passione per i motori e le moto di grossa cilindrata. Torniamo a noi. Dicevamo: Kim sta per incontrare  per la prima volta i membri della sua squadra ma nel frattempo la vittima del suo prossimo caso ha già incontrato ohimè il suo assassino.                                                                                                                                              

Appena il tempo di presentarsi infatti e scambiare qualche parola e arriva  la telefonata che annuncia il loro primo delitto: in una zona fuori mano delle Clent Hills, è stato ritrovato il cadavere di un giovane. A Kim e alla sua squadra  non resta che raggiungere la scena del crimine. Il morto, un uomo, secondo il medico legale poco meno che  trentenne, è stato  inchiodato a terra,  torturato, decapitato e barbaramente  mutilato.  L’indagine si presenta subito difficile perché il carnefice  ha denudato la sua vittima e sul posto del ritrovamento  non ci sono  né vestiti, nè effetti personali che possano consentire  di risalire alla sua identità.  L’unica traccia utile è una rondine tatuata sul braccio sinistro del morto. Un tatuaggio che lo denuncia come affiliato a una gang semicriminale della zona, dedita a spaccio, furtarelli e peggio:  i B-Boys. E tuttavia proprio quel  tatuaggio sarà la strada giusta  per arrivare a identificarlo come Luxe Fenton, poi  durante la perquisizione della sua casa deserta,  uno squallido edificio a due piani ad Amblecote,  la polizia scoprirà anche  una  camera da letto destinata a una bambina e due portatili di cui uno nascosto nel forno  in cucina. Ma dov’è  la bambina? Di lei oltre al letto c’è solo un’altra traccia: una felpa rosa. Una bambina che secondo la sorella del morto ammazzato aveva anche una madre…   Ma dove sono finite? E se la sorella di Fenton è disposta ad andare all’obitorio per riconoscere il cadavere del fratello non è certo dispiaciuta che qualcuno l’abbia ammazzato anzi, appare solo sollevata. Luke Fenton non doveva certo essere una bella persona. Il laptop nascosto tra le pentole contiene luridi segreti che forse permetteranno a Kim e ai suoi  di far luce  su altri misteriosi delitti dai tenebrosi retroscena che potrebbero essere  legati a quel caso. Figlia e testimone per troppi anni  del sistema di assistenza inglese, Kim sa fin troppo bene cosa significa essere vulnerabile. Potrebbe essere quella la pista giusta per arrivare a scoprire l’assassino.  La giovane detective Stacey Wood trova con le sue ricerche al computer  un’inquietante somiglianza con un recente omicidio nella zona e si convince che tra le due morti ci sia un legame. E non è tutto ciò che Stacey trova … Ci sono stati e ci saranno altri omicidi. Chi uccide, ormai l’evidenza fa di lui un serial killer, non colpisce a caso. Possibile  che ci sia un legame tra le vittime e un rifugio, una residenza della zona che accoglie donne maltrattate?  Mentre l’assassino è già pronto a colpire di nuovo, Kim Stone, nel suo ruolo di capo, si sente in acque profonde con a disposizione solo una squadra di debuttanti allo sbaraglio. Ma non c’è tempo per pensare. Non sarà una passeggiata , ma è necessario  riuscire e controllarli e tenerli uniti.  Insomma dovranno capire subito che è indispensabile integrarsi, spiegarsi e collaborare. Mentre la giovane Stacey, che già si fa notare  per la sua capacità, deve imparare a non lasciarsi sopraffare dall’impeto, Kim può contare per fortuna sull’ ampiezza di vedute, la calma e la grande affidabilità del sergente Bryant, ma il comportamento instabile provocato dalle rogne personali, con il suo matrimonio in bilico, condito dall’ambizione e dalla testardaggine di Dawson rischiano di sconvolgere l’ equilibrio del team investigativo.

Riuscirà Kim Stone a mettere in riga il sergente Dawson , a motivare lui e gli altri, spingendoli a dare il meglio di se stessi e a catturare l’assassino prima che possa uccidere  di nuovo ? Ancora una volta Angela Marsons riesce  a incuriosire e coinvolgere il lettore, capitolo dopo capitolo. Descrive e racconta minuziosamente le indagini, le sensazioni e le idee dei personaggi . “Il primo cadavere” è un’altra  storia, come le precedenti,  amara e spietata e in cui la intensa  componente psicologica della trama contribuisce ad aumentare la suspense e il ritmo, sempre veloce e incalzante, della narrazione con una serie di colpi di scena, fino all’ultima pagina.

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