“#Amantidistanti”, a cura di Camilla Ghedini e Isa Grassano (Giraldi Editore)

Recensione di Raffaella Tamba

Testimonianze. Racconti nascosti dietro nomi fittizi o iniziali puntate in cui prendono voce persone che, coinvolte in storie a tre, nelle quali, in quanto altro altra, voce non potevano ufficialmente avere, si sono trovate con il lockdown davanti ad una prova ancora più grande. Camilla Ghedini, giornalista e consulente di comunicazione e Isa Grazzano,  giornalista e consulente freelance di viaggi e turismo, hanno voluto ascoltarle. Senza giudicare. Senza mettersi da un determinato punto di vista. Solo, come scrivono in due prefazioni delicatamente obiettive, prendendo atto di una situazione diffusa: relazioni nelle quali, come emerge dalle testimonianze, si trovano invischiati spesso quasi contro la propria volontà, diventando e rimanendo preda continua di dubbi, gelosia, senso di precarietà. E se nel quotidiano certe cose si sanno e non si sanno, si accettano e si condannano, nello sconvolgimento totale del lockdown che ha stralciato il velo di quel quotidiano, quelle relazioni più o meno stabili, più o meno equilibrate, già difficili, sofferte, insicure, colpevolizzanti, possono per un momento essere guardate “ad occhio nudo”, senza la lente della regola civile e dell’etica individuale, esclusivamente dalla prospettiva di chi è parte di quel rapporto. Perché dopotutto sono incontestabilmente dei rapporti: giusti o sbagliati, duraturi o effimeri, hanno la potenza di un sentimento che accetta i compromessi: una relazione con una persona già sposata o comunque impegnata, presuppone per sua natura l’accettazione di essere l’altro o l’altra, figura illegittima costretta alla clandestinità. E questo viene accettato, per la forza di un sentimento che colma dei vuoti. Spesso da queste testimonianze emergono dei ‘vuoti’ che qualcosa ha creato in rapporto di coppia già consolidati; dei ‘vuoti’ che qualcuno, all’improvviso capitato da fuori, sembra poter colmare. A volte a quel vuoto, corrisponde un ‘pieno’ della persona nuova, che si incastra perfettamente nel vuoto dell’altra. Un puzzle. Facile, allora, legarsi. Facile nel senso di istintivo, naturale.

Ma il lockdown è stato per questi rapporti uno tsunami: ha strappato quei legami sottili, invisibili e creduti resistentissimi come lenze. Li ha strappati in modo del tutto inatteso, nuovo, irreale, quasi burlesco, perchè il contesto familiare della persona amata che si credeva minato, claudicante, insoddisfacente, non solo viene protetto dalla legge che autorizza la convivenza dei soli nuclei familiari legalmente riconosciuti; ma addirittura, diventa spettacolo di dominio pubblico: quante foto di momenti di intimità familiare sono state postate sui social? Quanti piatti, ricette, cani, gatti, libri, piante, fiori, sono stati portati sul palcoscenico del mondo che da un lato perdeva uno dopo l’altro i suoi elementi più deboli, vecchi e soli, e dall’altro sembrava recitare un reality internazionale?

E loro, i terzi, erano fuori e dentro allo stesso tempo: “È iniziato il lockdown e io sono diventata nulla. Un messaggio ogni tanto per sapere come sto e migliaia di storie di Instagram con la tua dolce bionda e angelica metà, mentre preparate torte e vi godete il calore domestico. Ogni foto in cui compari tu sorridente accanto a lei, è una coltellata in mezzo al petto”. E sempre l’attesa, “sospensione nella sospensione” (parole ricorrenti nella maggior parte dei racconti): un messaggio sul telefono, una videochiamata o “una telefonata rubata distraendo la realtà”, che non erano più anticipazione di un incontro ma per forza già unico possibile incontro, virtuale, sporadico, effimero: “Lo schermo dei nostri computer e telefoni sono stati testimoni di lacrime, sorrisi strappati, scherzi innocenti, “mi manchi” e “ti amo” sussurrati, cene per i tre mesi insieme, festeggiamenti per il mio 30 all’esame di spagnolo. Abbiamo escogitato modi per vedere film insieme piazzando il Pc davanti al televisore e per regalarci l’uovo il giorno di Pasqua”.

Il lockdown è stata una riflessione imposta freddamente da qualcuno che non fa parte del gioco, che non è la parte tradita, non sono i figli: è il mondo intero, che ha chiesto una rinuncia ai singoli per la sopravvivenza dei molti. Camilla Ghedini e Isa Grazzano hanno aiutato le persone che si sono trovate in quella fase di riconsiderazione obbligata a mettere ordine nel loro confusionale stato emotivo e di conseguenza nella propria vita sentimentale, a volte scegliendo di ritornare su quella strada, l’unica che sentivano di poter e voler comunque percorrere, altre volte prendendo amaramente atto della scelta altrui, frutto della quarantena di due mesi che aveva riavvicinato le coppie legittime, nutrendole di intimità, di condivisione di parole e gesti, mentre l’altro, l’altra, rimanevano fuori da quella bolla protetta; altre volte ancora, scegliendo in prima persona la rinuncia con profonda sofferenza: ”L’amore triangolare è il peggiore dei virus. Ma da questo, so per certo, si guarisce”, o con sollievo: “La pandemia ha spazzato via le cose inutili, come le relazioni sbagliate. Benvenuta fase due”.

Infine, per alcune persone che avevano per natura la capacità di aspettare, di immaginare il futuro e, per le circostanze in cui si sono trovate alla riapertura, la possibilità di farlo, il rapporto ne è uscito vincente, rinvigorito: “Il nostro amore, quello è cresciuto, si è arricchito, si è colorato. È stato più forte di una pandemia. Siamo più forti di una pandemia”.

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