Melusine. La favorita del re – Sibyl von der Schulenburg – La nave di Teseo

Di Patrizia Debicke

Una giovane donna nata nel  1667 che pretenderebbe di avere gli stessi diritti dei maschi: studiare e magari andare in guerra come i suoi fratelli, per lei è molto più importante arrivare a studiare con grandi personaggi come Leibniz, rinunciare ai dettami scomodi della moda e rendersi indipendente economicamente. Ma quello era  un periodo in cui alle donne di alto lignaggio era vietato di farlo. Ciò nondimeno lei, ribelle a ogni obbligo, nata nobile, forte di un’educazione che le ha regalato grande  apertura mentale, non sopporta le consuetudini della sua casta. A Melusine von der Schulenburg infatti piacciono i libri, imparare le lingue. Innamorarsi e prendere marito non è certo tra i suoi obiettivi, ormai ha ventidue anni e  finora ha rifiutato tutti i pretendenti  ma neppure intende  entrare in un  convento. Figlia del suo tempo in cui si immaginava di potere aver contatti con l’aldilà, è convinta di sentire aleggiare attorno a sé spiriti a lei cari. Insomma riesce  a percepirne suggerimenti e voci. Una donna dotata di una sua particolare sensibilità mistica ( tanto che dopo la morte di re  Giorgio, immaginò fino alla sua, avvenuta in Inghilterra, ben vent’anni dopo, che lui  tornasse  sempre a trovarla sotto forma di un  corvo nero). E tuttavia è una giovane donna molto intelligente che ostenta uno  spirito forte e indipendente, si sente una ribelle, si dichiara  di idee emancipate, ma non sarà libera nelle sue scelte…  

Non è bellissima, esile, ben proporzionata ma  se si guarda ai rigidi canoni in vigore a quei tempi (fine ‘600) in cui nelle donne si privilegiavano canoni estetici femminili che dettavano forme morbide e rigogliose, assolutamente  fuori dal coro. Si adatterà  a diventare  una  damigella  di compagnia alla corte di Hannover, solo per il suo sogno  di conoscere Gottfried Wilhelm von Leibniz il famoso filosofo, matematico, scienziato, logico, teologo, linguista, glottologo, diplomatico, giurista, storico, magistrato tedesco nato a Lipsia e di origine soroba. Leibnitz che operava presso la corte degli Hannover come studioso consigliere del sovrano e bibliotecario, era unanimemente  considerato  il filosofo del dio orologiaio, l’esageta  dei mondi possibili, il precursore del calcolo infinitesimale.  Per ottenere questo, Melusine dovrà piegarsi a nuove regole.  È bionda, ma per adeguarsi ai dettami della moda imposti dalla Francia, dovrà tingersi i capelli di nero. Nel ducato di Hannover a corte non è facile inserirsi, verrà tenuta  in disparte, dovrà ingoiare amari rospi: guarderanno   dal’alto in basso  la nuova dama di compagnia  alta, slanciata,  priva di curve procaci e provocanti, la tacceranno di campagnola  e la soprannomineranno con dispregio “la Spaventapasseri” “la Pertica”. Melusine deve barcamenarsi  per superare gli ostacoli, condizionata  dalle  regole dell’etichetta che le tarpano le ali epperò non molla. Ma dovrà affrontare e subire l’imprevisto, lei la ragazza di ferro che non credeva nell’amore, scoprirà invece in sé la capacità di amare, di cedere e di amare in modo così intenso travolgente da farle scordare tutto e tutti. Sentimento sempre evitato che finirà per sconvolgere quello che riteneva il suo unico credo. Quel loro imprevisto e impensabile incontro, ammantato di esoterismo e di mistero, provocherà un qualcosa una scintilla che renderà Melusine diversa: più disponibile… sfrontata? Forse no ma sicuramente talmente innamorata di Giorgio di Hannover il prescelto, l’erede del ducato, colui che sarà destinato a salire sul trono d’Inghilterra  da accettare di cambiare  completamente la sua vita. Un amore, il loro, intenso, duraturo, solido mai intaccato dalle occasionali scappatelle maschili,  forte, sincero e ricambiato, e una donna che saprà offrire  al sovrano, il rifugio da lui ambito, dopo lo sfortunato matrimonio a lui imposto con la cugina Dorotea di Celle, di un sereno affetto domestico. Melusine gli darà tre figlie, tutte che, ufficialmente adottate dalla sorella e dal cognato, porteranno il suo stesso cognome e, nonostante i complotti, i delittuosi  intrighi di corte e di potere si troverà per interposta persona al vertice, mentre in Europa infuria la guerra. Con la Guerra della Grande Alleanza a fare da sfondo e costante richiamo, l’autrice scrive un’eccezionale biografia romanzata, talvolta regalandole i fascinosi  colori di fiaba senza dimenticare  il lato più oscuro, quello degli intrighi e e della predisposizione alla  tragedia, che pare incombere drammaticamente su tanti membri della famiglia ducale.

Melusine von der Schulenburg era la sorella del grande  Johann Matthias von der Schulenburg, valoroso ufficiale tedesco, grande mecenate e collezionista d’arte  il feldmaresciallo che nel 1716 salvò l’Europa dall’invasione dei turchi, tenendo l’isola di Corfù al servizio di Venezia.  Una biografia romanzata scritta da una discendente della famiglia e quindi densa di aneddoti ghiotti e reali, ispirata alla storia vera di Ehrengard Melusine baronessa von der Schulenburg, per ben oltre trent’anni amante in carica e mai ufficialmente sposa, di re Giorgio I di Gran Bretagna. A colei che fu  la favorita del re ma anche una sua insostituibile alleata, una donna  capace di istradare le sorti del regno e che costrinse il mondo a fare i conti con lei. Una donna che secondo Robert Walpole fu “altrettanto regina d’Inghilterra quanto qualunque altra…”  Una donna che seppe confermare il famoso detto che dietro un grande uomo deve esserci una grande donna. Se consideriamo che in quel periodo tra il Seicento e il Settecento le donne spesso erano ridotte al ruolo di madri o di manichini, dobbiamo rendere merito a Melusine von der Schulenburg  una specie di femminista ante litteram, una donna colta e intelligente che ha saputo trovato la strada , non diritta me efficace per inserirsi negli ingranaggi del potere. Una specie di femminista in tempi che hanno visto sia donne invadenti, avide di potere, che altre compiacenti o rassegnate, torbide macchinazioni di prostitute che tramavano nell’ombra, architettando  strumenti per dominare l’uomo, celebrazioni  di medium indovine  che avevano il potere di condizionare il futuro o addirittura donne che per sopravvivere  hanno indossato una divisa e si sono arruolate facendosi addirittura passare  per uomini.  La mentalità e i ragionamenti  di Melusine sono di una straordinaria attualità e di una sconcertante modernità. Ma Melusine la favorita de re, romanzo  con un’importante protagonista femminile, riesce anche a spalancare  il sipario e  mostrarci la realtà  del mondo maschile  ai suoi tempi. Un mondo perennemente in preda alle carestie  e piagato dalle epidemie. Un mondo coinvolto in guerre fratricide  sempre avide di  linfa umana  per potersi affrontare nel sangue  e in cui il compito principale delle donne pareva fosse continuare a fabbricare figli, nuova carne da cannone.

Ma Melusine favorita del re è una storia alla quale gli evidenti tratti biografici invece di rallentare la narrazione regalano una marcia in più, una storia  che riesce persino a spiegarci il senso dell’amore sui campi di battaglia e il perché tante esaltanti lettere d’amore siano state concepite in guerra ma anche quanto ohimè in nome di Marte e  di una bandiera troppo spesso si siano commessi stupri e violenze.

Sulla sfondo di un’ Europa perennemente coinvolta in guerre e mutamenti ai vertici, l’autrice ci regala  una favolosa ambientazione che si avvale  di una  ricostruzione storica curatissima, addirittura  perfetta in certi impensabili particolari. Nelle pagine del romanzo si scoprono i paesaggi, le carrozze, i vestiti, i palazzi, i giardini e la grande cultura e civiltà che guidava i tanti mecenati di allora, in un intreccio che spingeva  alla continua spasmodica scoperta  del bello, del meraviglioso  forse anche nel costante e istintivo timore della morte sempre in agguato.

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