“Sotto scorre il fiume” di Paola Sironi (Todaro Editore)

Sul comodino della Rambaldi

Paola Sironi – Milano –  È analista funzionale presso una società di credito e ha pubblicato i romanzi:  Bevo grappa, Nevica Ancora, Il primo a uccidere. Gelati dagli sconosciuti, Donne che odiano i fiori. È inoltre autrice della commedia teatrale La staffetta perenne.

“Vilnev, Annalisa e Caterina osservarono la scena dall’anticamera. Continuavano a non sentire il bisogno di parlare e ignorarono lo psicologo che li aveva raggiunti. Tutto il dolore del vedovo si manifestò nel momento in cui un’anonima cella frigorifero, aperta davanti ai suoi occhi, gli mostrò senza possibilità di ritorno la perdita irreparabile che gli era stata inflitta. Isaac Kelman tracimò lacrime che mescolavano disperazione e rabbia, amplificata dallo scempio inferto alla salma. Poi il corpo robusto del canadese iniziò a tremare, come un filo d’erba scosso da un venticello, finché non si coprì gli occhi per distogliere lo sguardo dai miseri resti della moglie: un polpaccio e una testa. Mastrosimone lo vide vacillare e lo condusse verso una panchina,. Dalla sala d’attesa non si poteva udire niente di quello che stava succedendo dietro alla porta metallica, ma i tre membri del reparto Problem solving furono investiti comunque da una sensazione lacerante.”

A Milano, con l’allerta meteo, il Seveso ha già riempito le strade di fanghiglia. Minerva ed Annalisa si chiedono quale sia il vero percorso del fiume e da quali tombini trabocchi quando è in piena come oggi. Magari passa anche sotto casa loro e non lo sanno. Naturalmente il traffico è bloccato e in quelle condizioni Annalisa rischia di arrivare in ufficio a mezzogiorno. Sulla scrivania ha ancora un vecchio caso da risolvere di un imprenditore sparito nel ‘90. Anche se il sospetto che sia fuggito con l’amante sudamericana è forte.

Dai tarocchi di Gabi  sono usciti: l’imperatrice, il diavolo e la morte. Tre carte che non promettono niente di buono. L’imperatrice rappresenta una donna con indiscusso potere sugli altri, il diavolo evoca seccature derivanti da garbugli amorosi che promettono malissimo e infine la morte, che se non rappresenta un cambio drastico di vita raffigura spesso la morte vera e propria.

Ma la morte di chi?

Intanto per non farsi mancare niente  Gabi litiga col padre e quando nel recarsi  al lavoro si sporge a guardare il suo adorato  Seveso in piena  per poco non vomita.

Nell’indecisione di come raggiungere rapidamente l’ufficio il caso viene in aiuto ad Annalisa Consolati. Nei pressi di casa sua è appena stato ritrovato un cadavere e ha l’ordine di andare sul posto dove ci sono già carabinieri, pompieri e  scientifica. Verranno anche i colleghi  Caterina e Vilnev.  I  tre ispettori della squadra Problem solving, meglio conosciuta come  Squadra desbruja rugne

Vilnev guida veloce come al solito mentre Annalisa si aggrappa paurosa ai sedili e Caterina non si scompone. Sul posto, delimitato dal nastro bianco e rosso, ci sono  già curiosi e giornalisti ma il colpo di scena viene dal sacco  mortuario che stavolta contiene solo un polpaccio tagliato di netto sotto la rotula. Si tratta di  un cadavere gettato a pezzi nel Seveso? O di un  arto amputato a qualcuno ancora in vita? Sul polpaccio c’è tatuato un  albero sefirotico – la rappresentazione simbolica dell’albero della vita nella cabala ebraica.

Il ritrovamento della testa toglierà ogni dubbio sull’efferato omicidio e un uomo riconoscerà  la moglie scomparsa.

Alla soluzione del caso contribuirà  anche stavolta, a modo suo, il  padre di Annalisa, Patrizio, il famoso  continuatore di film con la sua capacità di trovare un lieto fine anche alle storie più tragiche.

Ma chi è veramente la vittima e quali segreti nasconde?

E il maggiore indiziato sarà veramente  colpevole?

Un giallo condotto con la consueta maestria di Paola Sironi che sa farci anche sorridere.

Paola Rambaldi

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