“Breve storia della letteratura rosa” di Patrizia Violi (Graphe.it)

Recensione di Raffaella Tamba

Solo gli stupidi non cambiano idea” diceva Einstein. Beh… aveva perfettamente ragione. Se fino ad oggi sono stata fra quelle che disdegnavano la letteratura cosiddetta rosa – e si scoprirà nelle prime pagine da dove derivi questo aggettivo – era perchè non avevo ancora letto il saggio della giornalista Patrizia Violi.

A volo d’aquila, la Violi ci accompagna nella storia di questo genere letterario considerato spessissimo, a torto, di serie B. E non per lo stile narrativo, l’approfondimento dei personaggi, l’intreccio, le ambientazioni. Spesso non si arriva neppure a prendere in considerazione questi aspetti, fermandosi prima, all’argomento, alla copertina, al titolo che, tipicamente romantici, fanno sorridere con sufficienza.  Come se l’amore non fosse, in fondo, la forza che manda avanti il mondo, oltre che la vita. La la Violi non perde tempo a dare giudizi, a cercare di convincere: semplicemente, spiega. Spiega cosa vi sia dietro quei romanzi che snobbiamo come letteratura d’intrattenimento fatuo e superficiale.

Ben altro atteggiamento abbiamo per i romanzi, ad esempio, di formazione, come La coscienza di Zeno, Il giovane Holden, Il grande Gatsby, Oliver Twist, Martin Eden, ma non pensiamo che, in fondo, il romanzo rosa cela spesso un romanzo di formazione: “l’eroina nel corso della storia si rende conto delle proprio potenzialità,  spesso attinte da un’identità segreta e sopita (…) Sono infatti le aspettative femminili, la speranza riscatto e una vita più felice, già presenti nelle favole provocheranno poi la nascita del romanzo rosa”.

Ma questo è solo l’inizio. A mano a mano che questo nuovo particolare genere letterario prende piede (e lo farà in maniera sempre più eclatante a partire da quello che può esserne considerato il capostipite, Pamela, o la virtù premiata, dell’inglese Samuel pubblicato nel 1740), il tema, l’ambientazione, il format del romanzo, rispecchiano ben precisi step dell’affermazione femminile nella società: “Nel 1791” riporta l’autrice “in Inghilterra, sul Gentlemen’s Magazine si leggeva: «Oggi il sesso gentile ha ottenuto il suo posto al sole e ha richiesto il riconoscimento di quella naturale uguaglianza di intelligenza che è sempre stata una realtà di tutta evidenza e che solo il peso delle istituzioni umane aveva potuto offuscare». Sembrava l’inizio di un’alba femminista, mentre nella realtà si era ben lontani dal riconoscere alla donna l’uguaglianza sociale”. Ma è una constatazione importante. È un punto fermo. Una svolta nella tortuosa strada delle conquiste di parità e rispetto.

Infatti, verso la fine dell’800, l’ideale di Cenerentola che trova il Principe azzurro viene superato: “nel pubblico in formazione delle lettrici, platea che stava acquisendo una certa alfabetizzazione, scattò, oltre alla voglia di un riscatto attraverso il matrimonio, anche un bisogno di compensazione rispetto alla propria inferiorità sociale. Quindi al sogno romantico si affiancò quello di giustizia”. E la voce di questa platea fu, indiscutibilmente, quella di Carolina Invernizio, la prima a rivolgersi alle “sue gentili lettrici”, determinando una coscienza decisiva, nelle donne, come destinatarie privilegiate di un prodotto letterario, e ponendo così le basi del concetto di solidarietà femminile. Ma è solo la prima. La prima di una lunga serie di grandi, grandissime scrittrici, affiancate da altrettanto grandi, grandissimi scrittori che hanno prodotto migliaia di romanzi di successo. È una scrittrice inglese, ad esempio, di romanzi rosa, a detenere il record di pubblicazioni in un anno. Vi lasciamo al piacere di scoprire chi sia e quale sia il suo record.

Così come vi invitiamo a scoprire – per chi non la conoscesse ancora – la bellissima storia che c’è dietro il nom de plume Delly. O ancora la dolorosa biografia di Liala, forse la più grande scrittrice di romance italiana: “Liala pone la sua biografia amorosa come prototipo del rosa, come legittimazione scritta della passione che tutto vince”. Nota Sveva Casati Modignani: “Liala raccontava un sogno, infischiandosene elegantemente della realtà. Storie che aiutavano le lettrici che, ai tempi, vivevano in una condizione di totale discriminazione, a stare meglio. I suoi romanzi erano quasi una medicina. Questa è la vera essenza del rosa”.

Negli anni successivi, quelli del ventennio fascista, la letteratura rosa sarà caratterizzata da un marcato aspetto di ambiguità: da un lato il successo di pubblico, dall’altro il disprezzo della critica. Il genere stesso finisce per biforcarsi in due correnti quasi opposte, quella del rosa trasgressivo e quella del rosa moralistico, che proseguono ancora oggi. Portavoce della prima è Mura, che ci sconcerta con la sua visione capovolta della figura di Cenerentola: “Si chiede: a cosa serve essere buone e gentili? Il principe non è folgorato dalla bontà d’animo, ma colpito dalla bellezza e dal mistero”. Un’intuizione del tutto inattesa, sconvolgente, ma molto arguta. Forse troppo moderna, tanto da non resistere al sorpasso travolgente di Liala.

E…a proposito di sorprese! Chi pensa che il nome della collana rosa per antonomasia, harmony, significhi armonia, per riecheggiare qualcosa di languido, delicato e sinuoso, scoprirà che non è che la contrazione delle prime due case editrici a lanciarsi in questo mercato: la Harlequin, quella inglese, indiscussa leader di mercato e la Mondadori, la prima italiana ad importare il catalogo romance.

Dal romanzo alla rivista, ai cineromanzi, poi ai fotoromanzi, poi di nuovo pubblicazioni editoriali, quindi la massificazione commerciale dei cick-lit, di cui è bestseller Il diario di Bridget Jones di Helen Fielding, gli erotici di E.L. James, fino ai grandi successi di oggi di Anne Todd con la serie After, scopriamo i retroscena di questa letteratura che rappresenta, in fondo, uno dei più efficaci specchi della multiforme personalità femminile e soprattutto della versatilità delle sue reazioni alle sfide sociali.

È un’avventura piacevolissima perché sorprende e induce a ragionare, a riconsiderare giudizi e preconcetti. In positivo e in negativo. La Violi per prima non giudica, restituisce e lo fa con maestria e competenza. Ci offre un panorama documentato e imparziale su un genere letterario che emerge ben più complesso, profondo e decisivo di quanto si potesse immaginare.

 

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