“La mezzaluna di sabbia” di Fausto Vitaliano (Bompiani)

Recensione di Patrizia Debicke 

Gregorio detto Gori Misticò: maresciallo dei carabinieri, una predilezione per i fumetti della Disney e una cicatrice all’altezza del cuore che parla di un passato che l’ha costretto a cambiare vita. Dopo una ultraventennale carriera di ottimo servizio al Nord a Milano dove lavorava, operando spesso a lungo e con successo come infiltrato in gang di spacciatori, dal 2014 ha fatto ritorno a San Telesforo Jonico per assumere il comando della locale stazione di carabinieri. Un ritorno alle radici il suo, perché San Telesforo è il paesino calabrese dove è arrivato ancora in braccio alla madre, il paese della sua infanzia, della prima giovinezza, dove è cresciuto, ha studiato ed è rimasto fino all’arruolamento nell’arma. Ma da circa un anno è fermo in aspettativa. Va e viene, è scontroso, rintuzza le chiacchiere di Catena, la sua vecchia domestica, e finge quasi di ignorare il suo “pupillo” il brigadiere Cosentino che ha tirato su e attualmente è. in veste provvisoria, alla testa della caserma. Nessuno sa il perché, tranne il suo vecchio amico d’infanzia e poi di sempre, Nicola Strangio, oncologo in un grande ospedale milanese che lui raggiunge per gli appuntamenti dedicati a una massacrante chemioerapia.

Il paese San Telesforo, ormai abbandonato dai giovani andati a lavorare altrove, conta pochi abitanti. Tra questi, i più eminenti cittadini sono il barone Lauria, ricchissimo proprietario terriero, produttore d’olio sopraffino – venduto in tutto il globo da una multinazionale americana ma che ormai si dedica solo ai suoi studi di storia- , sua moglie Silene, grande benefattrice internazionale, impegnata sempre in viaggi per la sua Fondazione e,molto di rado perché sempre in giro a sperperare il patrimonio familiare, il loro unico figlio Falco. I tre clienti fissi del bar locale, una combriccola armeggiona e gazzettino locale, nota spesso Gori Misticò, quando è in paese, scendere verso il mare in macchina per poi raggiungere a piedi la spiaggia del Pàparo, una mezzaluna di sabbia senza un bar o un filo d’ombra, dove ancora tra i bambù fanno il nido le oche e davanti agli occhi il mare scintilla lucente come i più precisi ricordi di gioventù. Tirate le somme Gori è sfiduciato, senza rendersene neppure conto combatte con la solitudine, ha paura e poca voglia di lottare contro la malattia, che mese dopo mese lo strema e si fa strada. Ciò nondimeno, qualcosa in lui cambia quando da un giorno all’altro a San Telesforo Jonico succede l’inimmaginabile e una dopo l’altro saltano fuori due, dico proprio due, omicidi con come vittime: uno sconosciuto, un cadavere sepolto nella sabbia che la tempesta ha fatto riemergere, e il Barone Lauria ucciso da un colpo di pistola al petto. Insomma quando il suo ex vice, il giovane brigadiere Costantino – impestato dalle ubbie e dalle cervellotiche pretese del sostituto procuratore Califano – chiede il suo aiuto, Misticò, dopo un’iniziale rifiuto, si sentirà coinvolto, no peggio quasi obbligato a metterci la faccia e immischiarsi nella faccenda… E il suo istinto gli darà ragione, perché dovrà anche battersi per preservare incontaminata la spiaggia del Pàparo. Per farlo, dovrà appurare il piccolo mistero dell’innesto per il fico supremo, del perché una specie di esercito di mezzi per movimentare la terra invade da giorni le strade di San Telesforo e infine scoprire perché e percome una pistola ucraina è arrivata in paese. Il tutto, nonostante i malesseri e il mal di testa, dribblando una girandola di reticenze, di grette mediocrità, riuscendo a smontare false testimonianze per arrivare a scoperchiare il pentolone persino sui ricatti per errori che risalgono al passato. E magari richiuderlo? Non sarà facile tuttavia andare perché la tentazione di mollare tutto e gettare la spugna è sempre là, pronta in agguato. Sarebbe più facile cullarsi nei sogni, in pochi insostituibili ricordi del volto e delle mani di una donna con gli occhi a mandorla ma forse l’appiglio per continuare a sperare sta proprio in quella sua mezzaluna di sabbia lambita dal Mar Jionico. Con la sua scrittura parlante e per insostituibile palcoscenico una Calabria a metà tra degrado e splendore, Fausto Vitaliano ci regala un noir pieno di umanità e a uno straordinario personaggio che, si confronta con la morte armato di un grande amore per la vita.

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