“Ho fatto la spia” di Joyce Carol Oates (La nave di Teseo)

Amazon.it: Ho fatto la spia - Oates, Joyce Carol - LibriJoyce Carol Oates (2020) Ho fatto la spia. Milano: La nave di Teseo. Trad. di Carlo Prosperi

Joyce Carol Oates (2019) My Life as a Rat. USA: The Ontario Review / Ecco / Imprint Harper Collins.

Si può fare la cosa giusta ma pentirsene amaramente? La mia vita da ratto segue Violet Rue Kerrigan, una giovane donna che ripercorre la sua vita in esilio dalla sua famiglia dopo la sua testimonianza all’età di dodici anni, verremo a sapere presto che si tratta dell’omicidio razzista di un ragazzo afroamericano. La protagonista vive con la numerosa famiglia proletaria di origini irlandesi a South Niagara, quartiere periferico delle famose cascate nello stato di New York. Violet Rue, la più piccola, è la preferita del padre, il quale domina la famiglia con un pugno di ferro, e adora i fratelli. Tutto ciò cambierà in un batter d’occhio quando la giovane Kerrigan commetterà il ‘massimo peccato’ nonostante le fosse stato intimato di tacere persino dal prete.

In questo contesto sociale ambientato nel XXI secolo del Nord America, niente è più sacro della famiglia. Chi ne tradisce le regole mai verrà perdonato.

‘Rat’ in italiano ‘ratto’ nello slang significa spiona o spione. Il sostantivo è difficile da tradurre in italiano, dunque la scelta del verbo per il titolo da parte del traduttore di Carlo Prosperi. Forse ‘La mia vita da ratto’ sarebbe stato molto meno appetibile, ma avrebbe reso l’idea della fogna, del buio, dello scomparire nei cunicoli dell’inferno a cui è costretta la protagonista non ancora adolescente. Per il resto la traduzione è ottima: scorrevole e chiara.

«Esiste un decimo cerchio dell’Inferno dantesco», ha scritto Julia Scheeres per il New York Times, «ed è collocato nella mente di Joyce Carol Oates». Il cerchio che ospita Violet Rue Kerrigan trova la sua prima forma come racconto apparso in un numero di Harper’s Magazine del 2003, stampato in un’antologia nel 2004, e successivamente ampliato da Oates attingendo a un’ampia collezione di appunti prodotta nel corso degli anni. Il risultato è un romanzo di quattrocento pagine che racconta la tensione disperata di Violet Rue verso il ritorno all’incantesimo familiare, ma anche, e forse soprattutto, una storia che ci parla di quanto può accadere quando gli individui sono chiamati a votarsi a una lealtà distorta e mostruosa.

La forza del racconto sta dell’inestinguibile cammino che Violet percorre a rebours nel tempo narrativo e nel tempo della trama, ritornando alla fine da dove era partita alla ricerca della ricongiunzione con la famiglia. Quali mostri l’aspetteranno in fondo al bosco?

Una dolorosa verità sulla famiglia: le emozioni più dolci possono cambiare in un istante. Tu credi che i tuoi genitori ti amino, ma è te che amano o il figlio che è loro? (p.23).

Joyce Carol Oates, l'autrice che racconta l'ipocrisia e le ...

L’adorazione per la madre e la sorellina dei figli maschi presto si trasforma in disprezzo. “Non esistono brave ragazze, solo tipi diversi di stronze” (p. 56). Eppure, quando i suoi ragazzi rischiano la prigione, la madre, si schiera repentinamente dalla parte dei figli maschi, senza vacillare un istante: “Quelli ci uccidono” (p. 97) capovolgendo i fatti, le vittime e gli assassini secondo la lealtà distorta di cui parla Scheeres. È una reazione primitiva, tribale. L’odio verso chi è sleale è furioso e cieco: Topastro schifoso. Fica maledetta. Te la staccheremo, quella testaccia fottuta (p. 145); ecco cosa pensa Lionel dell’amata sorellina di 12 anni Violet, al momento dell’arresto. Il disprezzo e l’abuso si tramandano dal nonno, chiamato ‘vecchiaccio’ al padre e ai figli. Violet, ormai cresciuta, capisce ciò che ha dovuto subire sua madre quando si reca di nascosto al funerale del nonno e la sente sussurrare vicino alla bara: “Ti odio ti odio ti odio! odio che la mia vita sia stata risucchiata nella tua, che fossi costretta ad accudirti come una serva. Odio come mi comandavi a bacchetta. Come mi guardavi. Come mi spogliavi con gli occhi. Vecchio bavoso. (281). Anche Violet subirà abusi ma riuscirà a ribellarsi in vari modi a seconda delle situazioni dimostrando una crescente maturità, costruendo la sua soggettività e sostenibilità a poco a poco. Analizzando le esperienze negative per imparare nuove parole, un nuovo linguaggio del corpo e della consapevolezza della condizione della donna – e qui si sente l’impronta dell’autrice:

La baciò. Tranne che non fu esattamente un “bacio” – piuttosto un’agressione con la bocca. E con la lingua, bellicosamente protesa nella bocca di lei.

Colta dal panico del soffocamento. Cercava di reprimere i conati.

Ma non riusciva a divincolarsi – lui le teneva la testa bloccata con entrambi le mani. Rozza imitazione dell’atto sessuale la bocca femminile il ricettacolo, incapace di resistere al maschio (p. 381).

La lingua

…conficcata nella tua bocca per impalarti, sottometterti. La lingua dell’uomo spessa come un serpente, non calda ma curiosamente fredda, viscida. Lingua da maschio predatore pronta a spingere e penetrare fino a soffocarti a morte.

Puttana. Baldracca. troia bugiarda.

I conti sono ancora aperti (p. 404).

Oates calca la dose, nel suo stile lucido diretto e distaccato per descrivere la violenza sessuale e la catacresi, il violento abuso linguistico.

Via. Va’ all’inferno, topaccio!

Non avrai altre occasioni di fare la spia.

C’è solo quell’unica, la prima.

[retro copertina]

Nonostante tutto, Violet si ri\costruisce, già a 12 anni per lei la verità morale era più importante dei dettami tribali della sua famiglia. Ho fatto la spia è pertanto anche un Bildungsroman.

I temi e la psicologia e i sentimenti dei personaggi si intersecano con la geografia e la storia dei luoghi, e le etnie che li abitano. Paesaggi che di solito suscitano ricordi belli diventano i luoghi della violenza più insensata, dell’orrore. Nei suoi libri domina la critica sottile e spietata della famiglia, della religione, degli ambienti, del maschilismo e di tutto ciò che schiaccia e umilia le donne. Società di un paese, gli USA, che ancora condonano l’omicidio dei neri, a meno che a perpetrarlo non sia un bianco proletario considerato ancora più in basso. Insomma J C Oates ha scovato e de\scritto in toni dark ma non più scuri della realtà, gli strati, contesti, situazione della società americana del secolo scorso e di questo, insomma un’epica al femminile che si rifà alla tradizione di Poe:

Degna discendente della tradizione di Edgar Allan Poe, Joyce Carol Oates è maestra nel costruire situazioni narrative apparentemente chiare e inquadrabili dal lettore, che lentamente scivolano verso atmosfere sempre più ambigue e inquietanti, evolvendo in modo inaspettato, spiazzando e mettendo a disagio i lettori. (Il lettore, 8 dic. 2016).

Insomma, ancora una volta Oates incanta, con l’orrido in cima all’orrido (sorry!) e con la grazia di chi si rifiuta di essere complice dell’ereditarietà della violenza dell’abuso e della discriminazione.

Joyce Carol Oates ha scritto tantissimo, libri e racconti duri, graffianti e scioccanti da cui sono state anche tratte film e serie televisive. Se Baldini ha scritto il gotico rurale della Romagna, la prolifica e multipremiata Oates ci ha colpito al cuore con opere quali A Garden of Earthly Delights, Black Water, Blonde, The Falls, MadWoman, BlackGirl WhiteGirl raffigurando sia la degradazione morale, sociale ed economica delle metropoli sia lo squallore soffocante, la desolazione e la discriminazione che dilaga tutt’ora nelle zone rurali del Nord America. Quasi impossibile definire i generi dei suoi romanzi. Una mezcla nera e rossa, i lati più nascosti e orridi delle classi in America, dall’alta borghesia agli slums, a personaggi politici quali Edward Kennedy o personaggi dello spettacolo come Marilyn Monroe.

Articolo della Dr. PIERA CARROLI (AUSTRALIAN NATIONAL UNIVERSITY, CANBERRA, AUSTRALIA)

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