“L’ANGELO DI MONACO” di FABIANO MASSIMI (LONGANESI)

L'angelo di Monaco - Casa Editrice Longanesi#Grandangolo

Recensione di Marco Valenti

Fabiano Massimi, bibliotecario modenese, ma soprattutto consulente ed editor di alcune tra le maggiori case editrici italiane, arriva al suo primo romanzo in modo decisamente roboante. Il suo “L’angelo di Monaco” è infatti risultato come l’esordio italiano più venduto alla Fiera di Londra del 2019. Merito alla Longanesi per aver creduto nel progetto del nostro Massimo e per avergli messo a disposizione tutto quanto necessario per permettergli di realizzare questo suo interessantissimo romanzo.

Ho avuto modo di interagire con Fabiano Massimi durante il festival letterario “Trebbo Sui Generis”, organizzato dalla nostra Raffaella Tamba, seppur virtualmente, presso il Centro di Lettura l’Isola del Tesoro, quando sono stato chiamato in qualità di relatore per presentare proprio questo suo romanzo, e ho scoperto una persona decisamente piacevole, oltre che uno scrittore di estrema qualità. Il suo libro è infatti un ottimo esempio di come la letteratura italiana possa cimentarsi coi i grandi nomi esteri senza dover per forza partire battuta in partenza, anzi.

Sono quindi doppiamente felice del riscontro che sta avendo. Primo perchè se lo merita. Ha fatto un grande lavoro di ricerca ed è riuscito a realizzare un romanzo completo sotto molti punti di vista. Un romanzo che racconta una realtà storica senza entrare nel giudizio morale, senza facili buonismi. “L’angelo di Monaco” è esattamente questo. Un resoconto storico estremamente dettagliato da cui ognuno è in grado di trarre le proprie conclusioni. Non ci sono condanne morali per nessuno dei protagonisti che la Storia ha già ampiamente condannato. C’è solo la voglia di andare a sondare un terreno che è rimasto troppo tempo nascosto e riportare alla luce personaggi che sono rimasti nell’ombra, magari ridonado loro quella dignità di cui sono stati troppo velocemente privati. Secondo perché si è rivelato un ottimo “partner in crime” per la rassegna letteraria online aiutandomi a vincere l’emozione per la diretta e trascinandomi [e lasciandosi trascinare a sua volta] in una conversazione realmente a ruota libera che partendo dal suo libro ci ha permesso di analizzare e confrontarci su una moltitudine di temi.

In particolare, è questa seconda parte del discorso quella che più mi preme sottolineare. La letteratura, quella fatta bene, che ha una sua profondità e che non punta soltanto all’intrattenimento fine a se stesso, ci aiuta a guardarci intorno e a prendere coscienza del mondo che ci circonda. Ci stimola alla riflessione, partendo dai grandi temi della vita come dai grandi avvenimenti storici, e ci permette di guardare le cose sotto punti di vista differenti rispetto a quelli troppo spesso superficiali cui, la maggioranza tutt’altro che silenziosa che condivide con noi l’aria respirabile di questo pianeta, è solita soffermarsi.

Tornando più strettamente al libro, “L’angelo di Monaco” è un romanzo storico, ma non nel senso classico del termine. È storico perché ha una sua collocazione temporale ben precisa e perché racconta fatti realmente accaduti, con una successione temporale definita. Ma non lo fa con il pesante incedere del saggio storico. Massimi ha riorganizzato gli eventi storici e ce li presenta sotto forma di giallo, facendoci appassionare alla figura di Geli che pur se presente solo nell’incipit dove viene trovata morta aleggia per tutta la durata della narrazione.

Tutto parte quindi da un omicidio che pare senza soluzione. Siamo nel settembre del 1931. La nipote di Hilter, Geli Raubal è stata trovate morta nella casa che divide con lo zio Adolf. È riversa sul pavimento della sua stanza, chiusa dall’interno, e di fianco al cadavere c’è una pistola, che si scoprirà appartenere allo zio.

Suicidio o omicidio?

Saranno chiamati due commissari della polizia tedesca per fare luce sull’accaduto. Meglio se nel minor tempo possibile ed evitando il coinvolgimento pubblico di quello zio che sta diventanto sempre più un personaggio importante della Germania che si è risvegliata dopo il fallimento della Repubblica di Weimar e vive un periodo di transizione verso un futuro che non lascia intravedere niente di buono all’orizzonte.

In molti hanno raccontato l’epopea della Germania Nazista. Ma in pochi hanno provato a contestualizzare il tutto cercando di spiegare come si possa essere arrivati alla barbarie nazista. Bravo dunque Massimi a riscostruire un periodo storico che nei libri scolastici viene liquidato con veloce sufficienza. Bravo doppiamente perché ci racconta una storia praticamente sconosciuta che fa ulteriormente emergere la personalità deviata del dittatore tedesco.

Ma non è tutto. Leggendo “L’angelo di Monaco” emerge in modo limpido come gli eventi di allora possano drammaticamente essere sovrapposti a quelli che stanno animando le nostre giornate. Personaggi picareschi cui non viene dato credito acquistano sempre maggiore visibilità e con essa paiono quasi riuscire a vendere come reali e veritieri i propri deliranti pensieri. L’invito dell’autore è infatti indirizzato verso tutti coloro che sottovalutano questo stato di cose. Prestiamo attenzione alle sue parole e teniamo ben presente che la Storia è un ciclo di eventi che si ripropongono, magari mutando il proprio nome ma non la sostanza che si cela sotto un perbenismo di facciata che cavalca temi che parlano alle nostre viscere anziché al nostro intelletto.

Quello che mi sento di dover aggiungere in chiusura, è come la letteratura possa dare una mano alle nuove generazioni ad appasionarsi alla storia. Un libro come questo è infatti in grado [e come esso anche il recente “L’Odissea raccontata da Circe…” di Marilù Oliva] di avvicinare grazie alla forma romanzata meno “didascalica e meno didattica” i nostri figli ai grandi temi della storia, altrimenti visti come materiale “distante” dalla dinamicità che condiziona le loro esistenze votate all’ipervelocità.

Leggere è più che mai un dovere prima che una necessità. E non farlo non rappresenta un torto che facciamo a noi stessi ma un danno che procuriamo all’umanità intera. Non sarà poi una firma virtuale su una petizione online a ristabilire le priorità e a farci sentire meno colpevoli [o complici]. Serviranno anni per ricostruire una generazione cresciuta sui cellulari che vive in case in cui risuona triste l’eco di librerie spoglie.

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