“La congregazione” di Alessandro Perissinotto (Mondadori)

La congregazioneRecensione di Patrizia Debicke 

Un nuovo romanzo di Alessandro Perissinotto che tratta lo spaventoso eccidio rituale realmente avvenuto nella Guyana, La strage di Jonestown. Nel pomeriggio del 18 novembre 1978, più di 900 tra uomini, donne, e bambini che facevano parte del Peoples Temple – “Tempio dei Popoli”, una fanatica setta religiosa – perirono quasi tutti avvelenati con cianuro o uccisi dai confratelli in una colonia agraria fondata vicino al paese di Port Kaituma. Il Tempio dei Popoli era il culto che da più di vent’anni si era sviluppato intorno alla predicazione del pastore o meglio del Santone statunitense Jim Jones. Un culto auto celebrativo personale basato su una Bibbia apocrifa redatta dallo stesso Jones. La decisione del suicidio collettivo, discussa prima durante un’ assemblea ristretta venne registrata su un nastro, in cui Jones e altri membri del gruppo si riferivano al loro gesto, come a un “atto rivoluzionario”. La mostruosa strage era stata preceduta dall’omicidio di cinque persone di una delegazione americana alla pista d’atterraggio di Port Kaituma su ordine di Jones.

La delegazione era capitanata dal senatore Leo Ryan atterrato in Guyana per inquisire sulla colonia a seguito delle numerose denuncie di coercizione e illegalità presentate negli Stati Uniti da ex membri della setta e da parenti dei coloni.

Frisco, Colorado, quarant’anni dopo: in un paesino turistico abbastanza scalcinato delle Rocky Mountains, a tremila metri di quota e a un centinaio di miglia da Denver. Sarà qui che Elizabeth Doran spogliarellista un po’ stagionata dovrà trasferirsi, in residenza obbligata e con il divieto di superare i confini del villaggio, per la pena definitiva in prigione o ai domiciliari che le è stata inflitta per essere stata sorpresa per la seconda volta alla guida in stato di ebbrezza. E per sua fortuna, il fatto di aver appena ereditato quel vecchio cottage dalla quasi sconosciuta zia Rose, sorella maggiore del padre le ha permesso di evitare la galera ma per i seguenti ventiquattro mesi dovrà restare sempre là, a scontare la condanna, controllata da una cavigliera elettronica, con per massimo raggio di azione due miglia. Ah… Melvyn Storch l’incaricato della Witneys la società di sorveglianza alla quale è stata affidata, le ha persino trovato un lavoro decoroso, fare la cassiera in una minimarket con pompa di benzina. Per Elizabeth, spogliarellista a fine corsa, donna ancora molto bella ma con alle spalle una vita dura che le ha bruciato tante illusioni, Frisco potrebbe diventare un’ occasione per una nuova vita? Gli abitanti del villaggio, meno di tremila anime, si conoscono tutti tra loro sanno tutto di tutti e lei è sempre la nipote di Rose che ha vissuto a Frisco tutta la vita. Nonostante i trascorsi di Elizabeth, una condanna per guida in stato di ebbrezza non fa tanto scalpore, i residenti l’accolgono bene, con cordialità. Però un brutto giorno qualcosa s’incrina. Intanto una serratura rotta e delle orme sulla neve fresca le fanno credere che qualcuno si sia introdotto in casa, ma perché? Poi quasi come un incubo, trova una cartolina sul suo sgabello del minimarket con sopra scritto Jonestown che la riporta di botto a un lontano passato a un mostruoso indicibile orrore che vorrebbe solo dimenticare e infine tornano i ladri, le rovesciano tutta la casa e sventrano persino i materassi. Cosa cercano mai? Sicuramente qualcosa legato a quel passato ma che neppure lei immagina di sapere o ricordare. Ed Elisabeth si rende conto che proprio per quel lontano passato è in pericolo e forse non può fidarsi più di nessuno, salvo di Apitian il “nerd” del villaggio, il ragazzo che potrebbe essere suo figlio e con la sua infatuata cocciutaggine la sta aiutando a capire e a capirsi. In tutti gli altri teme solo nemici. Non sbaglia, qualcuno infatti l’ha riconosciuta, sa qualcosa di speciale su di lei legato a quegli anni ’70, quando lei era solo una bambina. E sa bene che lei è uno dei pochi testimoni sopravvissuti a un suicidio di massa, avvenuto a migliaia di chilometri da lì. Quarant’anni prima , un’eternità, tutto cancellato e invece no. Perché qualcuno sapeva tutto di quel massacro e sapeva anche che faceva parte di un disegno molto più ampio, di un qualcosa che ancora oggi lo renderebbe ricattabile e potrebbe distruggerlo. E allora forse l’unica soluzione sarebbe finire con lei il lavoro che la Storia aveva maldestramente lasciato a metà. Come per il precedenti romanzi Alessandro Perissinotto apre una finestra nel tempo e si rifà a una realtà dimenticata per ricostruire i fatti con una fiction. Ma stavolta per centrare meglio il suo bersaglio si è inventato Elizabeth Doran, antieroina bella, coraggiosa, sensuale e ironica quasi un’icona uscita da un film dei fratelli Coen e regala alla sua memoria di bambina i drammatici eventi che risalgono a uno sconvolgente capitolo della storia americana sul quale si è voluto da più parti tirare il sipario. Quanta parte potrebbero realmente avere avuto i servizi segreti in tutta la faccenda? Ricordiamoci che il massacro di Jonestown risale al ’78, si era ancora in piena Guerra Fredda. Continue picche e ripicche tra le due Grandi Potenze. La spauracchio del comunismo e dell’unione Sovietica rappresentavano per gli Stati Uniti di quegli anni il peggior fantasma per tutte le amministrazioni. Un nuovo romanzo inchiesta, veloce e graffiante, arricchito dai ritmi del thriller e della spystory che riesce a offrire una brillante interpretazione alla vera storia.

 

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Una risposta a “La congregazione” di Alessandro Perissinotto (Mondadori)

  1. Ivana Daccò ha detto:

    Interessante la tua recensione. E interessante il libro. Ricordo bene i giornali del tempo e i fatti più meno ricostruiti di quel massacro, che in effetti, oggi, nessuno pare più ricordare, come fosse stato un fatto a sé, un semplice qualcosa, per quanto orrendo, sfuggito al controllo – e magari è stato proprio così.
    Non so, tuttavia, se leggerò questo libro. Sono fatti non così lontani, ancora cronaca, e credo faticherei ad accoglierli in formato “fiction”.

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