“L’INCREDIBILE, PRIMA DI COLAZIONE” di CARLO LUCARELLI (SOLFERINO)

#GRANDANGOLO 

di Marco Valenti

Febbraio 1998, per i miei primi 27 anni il libraio di fiducia del tempo mi regala “Almost Blue” di Carlo Lucarelli. Prima edizione, quella di Stile Libero della Einaudi, con la coda dell’iguana che fa capolino su uno sfondo interamente bianco. Poco più di un mese dopo parto per il mio terzo viaggio in Messico e me lo porto dietro. L’ho scelto tra tanti, in modo forse casuale, senza pensarci troppo su. In fondo ho solo bisogno di un compagno durante il volo, visto che anche questa terza spedizione oltreoceano mi vede partire in solitaria. Una volta arrivato avrò altro a cui pensare, per il momento mi accontento di passare le undici ore che mi separano dal Golfo del Messico nel miglior modo possibile.

Credo di averlo finito mentro sorvolavo le Azzorre.

La penna di Lucarelli mi rapì sin da subito, cambiando il mio rapporto con la letteratura di genere e trascinandomi all’interno di un vortice da cui non sono ancora riuscito a riemergere. E dove, mi sento di dover aggiungere, sto benissimo. Per cui non sognatevi di venirmi a salvare. Lasciatemi qui….

Da allora fu una corsa contro il tempo per recuperare i romanzi precedenti e a fare nottata con le puntate di Blunotte in televisione che da lì a poco avrebbero riempito le mie apatiche serate. Non ho mai avuto occasione di conoscerlo e non sento il bisogno di doverlo fare, ho sempre il timore di confrontarmi con la realtà, preferisco restare inchiodato alle certezze frutto della mia immaginazione.

Va da sé però che oggi, Giugno 2020, un pò di emozione ci sia, dovendo per la prima volta provare a raccontare un suo libro sulle pagine di Libroguerriero. Sarebbe ingiusto e in parte anche sciocco negarlo. Siamo umani alla fine, anche se a guardare ciò che succede in giro mi viene spontaneo chiedermi se sia davvero così. In ogni caso lasciamo le mie complesse elucubrazioni e torniamo al libro.

“L’incredibile, prima di colazione” è il debutto con la Solferino: non si tratta di un romanzo. Questo ci tengo a precisarlo sin da subito. Non ci sono i protagonisti a noi tanto cari come Coliandro, De Luca o Grazia Negro. Non c’è niente che possa riportarci a quello di seriale che tanto abbiamo apprezzato negli anni. Siamo su un altro piano, differente, ma non meno interessante. Tanto per cominciare c’è “la mano di Carlo Lucarelli”. C’è il suo inconfondibile marchio di fabbrica con cui ha allietato [o alienato?] le nostre notti insonni per un decennio sui canali Rai. C’è il tocco sapiente che tiene unite tutte le storie e che ci tiene sempre “sul pezzo”, senza affondare il colpo, rivelandoci pian piano quello di cui vuole parlarci, giocando con le parole, come in una sinfonia dove il crescendo monta adagio fino ad arrivare a scatenare tutta la sua maestosa forza dirompente nel finale.

L’idea di base del volume, stando a quanto dichiara lui stesso, è quella di ri-raccontare storie che in buona parte già conosciamo, ma cui non abbiamo [forse] dedicato abbastanza attenzione. Lucarelli racconta quindi, per il piacere di raccontare, conducendoci in un viaggio senza meta, chiedendoci solo di ascoltarlo mentre ci seduce con le sue parole, facendoci appassionare ai personaggi, buoni o cattivi che siano. Non è questo che importa, non siamo qui per dare dei giudizi morali, ma per conoscere delle storie, meglio ancora se quanto più strane possibili. Storie a noi sconosciute, misteriose, incredibili. Storie che, come dice lui, “confermano in modo stupefacente il dato di fatto che la realtà supera di gran lunga la fantasia”.

Alcune circolano da tempo, e sono ascrivibili nelle cosiddette “leggende metropolitane”, quelle storie che “sono troppo belle per non essere vere” e che ogni volta che vengono raccontate, passando di bocca in bocca, si arricchiscono di altri particolari, sempre più dettagliati. Ma non è questo quello che conta, come ci ribadisce Lucarelli: “vere o false che siano non importa, se ti piacciono non vedi l’ora di raccontarle”. Il piacere del racconto quindi, per il piacere della lettura.

C’è un immaginario ricchissimo nelle 336 pagine del volume. Da Antonio Meucci a Jesse Owens, passando per Charles Ponzi o Joe Petrosino, senza scordare il soldato giapponese che non credeva che la guerra fosse terminata e continuava a combattere, il ciclista che correva per arrivare ultimo o la tragedia dello Zeppelin del 1937.

Il tutto raccontato con quel “tocco alla Lucarelli” che conosciamo perfettamente e che mi ha stregato oltre vent’anni fa di cui parlavo sopra. Come quando un gruppo musicale trova il proprio sound dopo averlo cercato e modellato disco dopo disco, arrivando al punto in cui non appena senti un loro brano non hai bisogno di Shazam per riconoscerli. Sai perfettamente che sono loro e che quello è il disco nuovo che aspetti da anni. Così è per la prosa di Lucarelli. Puoi aprire una pagina a caso di “L’incredibile, prima di colazione” e sai perfettamente chi è che sta parlando.

Non so in chiusura, se, parafrasando il sottotitolo, siano “strane storie per cominciare bene la giornata”. Di certo sono storie che aumentano qualitativamente il nostro rapporto con la lettura.

Come diceva Borges “la realtà non è sempre possibile o verosimile”, e Lucarelli con questo suo ultimo libro ce lo ribadisce, andando addirittura oltre. Alla fine che importa se sia reale o no quello che ci racconta?. L’importante è che lo racconti come lui sa fare. Noi ce lo faremo andare bene comunque.

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