“GIROTONDO” di Sergio Rossi e Agnese Innocente (IL CASTORO)

RubriCate

di Caterina Falconi

Dieci ragazzi bolognesi, prossimi alla maturità liceale, vivono la loro educazione sentimentale nel tepore di una contemporaneità in cui il virtuale rima con il sogno, la fantasia e il desiderio. In ogni storia, galeotto è lo smartphone, unica maniglia di pilotaggio per i dieci cavi di altrettanti aquiloni che si librano alti nel cielo esplorando, nella loro instabile formazione, le innumerevoli possibilità, soprattutto amorose, che si profilano nel futuro prossimo.

È il display del cellulare la rassicurante griglia che filtra una realtà per il momento appannaggio degli adulti che, nella graphic, non compaiono se non in due occasioni come figure ostili o afasiche nel rapporto con i figli. È tramite il cellulare che si bussa alla vita dell’altro con una timida richiesta di incontro, corredata di una foto profilo oscurata per un senso di inadeguatezza e che, proprio per il suo mistero, scatena nel destinatario una ridda pirotecnica di turbamento e fantasie riguardanti l’identità della misteriosa corteggiatrice. È tramite messaggi e social, che ci si spaccia per altri nel gioco della seduzione. È digitando sulle tastierine dei rispettivi smartphone che due ragazze si sfidano al gioco dell’amore, pur sedendo, al momento dello scambio, ai lati opposti dello stesso tavolo.

Eppure, i rapporti tra i dieci amici sono anche e soprattutto fatti di frequentazioni quotidiane e di placida condivisione di spazi. Le feste, i locali, la scuola, sono palestre di convivenza che trattengono, nelle modalità, molto del candore infantile, della necessità di fare gruppo per reggere all’assalto ansiogeno di un mondo decisionista e affannato, oltre che controllante.

L’impressione che si ha, ammirando le magnifiche illustrazioni di Agnese Innocente, è che i ragazzi siano circondati, nei loro ambienti, da oggetti scelti da altri e accumulati nel tempo (soprattutto da libri, tanti libri), a cui si mescolano quelli rappresentativi e significativi delle loro giovani vite: metafora di un avvicendarsi generazionale faticoso e distratto, e tuttavia pervaso di un irriducibile incanto.

Sono la dolcezza e la profondità dello sguardo di Sergio Rossi a orientare la vicenda in questa trasversale e cauta prospettiva in cui la crescita consiste in una lenta ma inevitabile fioritura capace di ammortizzare, in un mix di accettazione e saggezza, le prime delusioni, i primi tradimenti, certamente più gestibili di un esitante amore vero. Quell’amore che balugina d’un tratto, come il piccolo schermo di un cellulare acceso dalla ricezione di un messaggio nella notte, incipit del primo episodio della graphic novel.

Stefano esita ad addormentarsi, nel tepore della sua camera di figlio, quando il messaggio di Anna si insinua nel limbo del suo torpore dirottando i sogni del ragazzo in un’aspettativa resa parossistica dal non conoscere le fattezze della corteggiatrice. L’appuntamento nella biblioteca Sala Borsa, in cui Anna avrebbe dovuto palesarsi, si conclude con uno sconfitto sfiorarsi. La ragazza non trova il coraggio di presentarsi e Stefano, deluso, oscilla tra la tentazione di bloccarla sul cellulare e l’attesa di nuovi messaggi. Da quel momento, l’iridata palla delle relazioni passa da un protagonista all’altro. Anna la cede Ludo, guru della moda e studente modello che spasima per la profonda Chiara, che sogna un’amicizia speciale con l’affine Matilde, che è stata tradita da Andrea, a sua volta tradito dall’attuale fidanzata…

Il girotondo che ne scaturisce, simile a una filastrocca per bambini, orbita senza troppi sussulti attorno alla vita, in una corale prova generale. I ragazzi si tengono strettamente per mano, continuano a frequentarsi anche dopo un inganno, una defezione, un’omissione. Ma questo danza circolare, lungi dall’essere la premessa di un qualunquismo affettivo, è propedeutica al volo che sarà spiccato proprio da Anna al momento della decisione di uscire dall’informità per riconnotarsi nell’ardua sfida della coppia e dell’amore.

Girotondo è un romanzo a fumetti intrigante e necessario. Refrattario ai moralismi e alle forzature didattiche, si pone di fronte alla giovinezza con un rispetto e una pazienza non compromessi da aspettative distorcenti ma, al contrario, conseguenti alla scelta di accogliere l’ereticità necessaria del figlio, per parafrasare Massimo Recalcati, come una chance ulteriore nel gran salto sull’adultità e la responsabilità. Una meraviglia resa possibile anche dal talento di Agnese Innocenti. Testo e illustrazioni procedono infatti in tandem, laddove i disegni non sono di supporto al testo, ma semplicemente un’altra forma, altrettanto efficace e imprescindibile, di narrazione. I personaggi e gli ambienti, raffigurati con maestria ed eleganza, sono più che credibili, dagli scorci urbani e domestici agli atteggiamenti e le pose, espressione di complessi stati d’animo.

Insomma una scommessa vinta, quella di “Girotondo”, che si colloca tra i più bei romanzi a fumetti del momento.

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