“Il capofamiglia” di Ivy Compton-Burnett (Fazi)

Sul comodino della Rambaldi

Ivy Compton-Burnett – Londra – 1884-1969 – Una vita familiare infelice le fornì materiale per venti romanzi tutti di matrice autobiografica incentrati sul tema del dispotismo familiare. Trascorse una vita appartata rifuggendo la fama. Fazi Editore ha pubblicato il suo Più donne che uomini nel 2019.

Ai pranzi e alle cene che seguirono, sedette in silenzio con la sua famiglia. Sapevano che aveva provveduto all’organizzazione del funerale di sua moglie, anche se non ne faceva parola. Il terzo giorno dopo la morte di Ellen, a cena, parlò in un tono diverso, quasi allegro.

È un bene che vostra madre, quell’ultima domenica, non l’abbia tirata per le lunghe. Sarebbe stato molto peggio per tutti, per lei e per noi che ne avremmo serbato il ricordo”.

Tirata per le lunghe?” disse Nance.

Sì, Nance, tirata per le lunghe. Cosa credevi che avessi detto?”

Non sono cose che succedono nelle famiglie per bene. Padre”.

Sì, invece, Nance. Cosa sai tu di quello che devono passare i malati in molte case, quasi tutte a dire il vero? Fastidi, continue domande, preoccupazioni esagerate, tutte cose che impediscono a un malato di godere della pace di cui ha bisogno”

Critica ed ironica, nata in una famiglia di 12 fratelli, Ivy raggiunge il successo col romanzo Fratelli e sorelle ma rifugge la fama trascorrendo un’esistenza appartata. A partire da Dolores  pubblicato nel 1911, le sue storie, tutte di matrice autobiografica, vedono come temi ricorrenti dispotismo familiare e incesto. Storie dove padre e madre interpretano spesso ruoli da tiranni.

Il capofamiglia è considerata una delle sue opere migliori e racconta di una famiglia composta: dal patriarca Duncan Edgeworth, dalla timida moglie Ellen, dalle figlie Nance e Sybil, e dal nipote Grant.

Le schermaglie familiari si svolgono quotidianamente in salotto a colpi di conversazioni educate irte di tensioni e battute glaciali. L’improvvisa morte di Ellen spingerà ogni personaggio a tirar fuori la sua vera natura. La storia prende inizio la mattina di Natale quando marito e moglie aspettano che i figli scendano per scartare i regali. Nelle prime dieci pagine si domandano se scenderanno e quando scenderanno ad onorare la giornata di festa, ma i dialoghi, apparentemente ripetitivi, si colorano presto di ironia e sarcasmo e di battibecchi tra lo spiritoso e l’irritante. Le cose precipitano dopo la morte di Ellen, quando Duncan decide di risposarsi creando grossi malumori in famiglia.

Il romanzo, costituito prevalentemente di dialoghi, accompagna gradualmente il lettore a comprendere quel che sta succedendo tra colpi di scena, morti, allontanamenti e imprevisti.

Acume, sagacia, drammi familiari e dialoghi al vetriolo: il meglio di Ivy Compton-Burnett concentrato in un romanzo finora inedito in Italia che lei stessa considerava il suo preferito. Un tassello importante nella produzione di un’autrice fondamentale del Novecento inglese, amata dai più grandi scrittori: nei suoi diari. Virginia Woolf definiva la propria scrittura “di gran lunga inferiore alla verità amara e alla grande originalità di Miss Compton-Burmett”.

Una lettura con ritmi e cadenze teatrali e con un finale interessante. Una penna che ha segnato un epoca, per un classico sicuramente da leggere.

Paola Rambaldi

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2 risposte a “Il capofamiglia” di Ivy Compton-Burnett (Fazi)

  1. A. ha detto:

    Interessante!!! Buonagiornata 😊

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