“Il cacciatore di anime” di Romano De Marco (Piemme)

Recensione di Patrizia Debicke

Stavolta Romano De Marco ci fa una sorpresa e, abbandonata Milano la città metropolitana che si vuole la più internazionale d’Italia, quasi con un colpo di bacchetta magica, ci teletrasporta in Toscana, e più precisamente in provincia di Pisa, a Peccioli, l’idilliaco paesino della Vald’Era. A pochi chilometri da Lajatico, lo splendido Teatro del Silenzio, creato all’aperto dal grande tenore locale Bocelli. Un’ambientazione eccezionale e tanto inconsueta. Intanto sappiamo, ce lo confessa Romano in fondo al libro, che là sbocciò la decisione di rendere “omaggio a un luogo magico e alle tante illuminate persone che lo abitano. Persone che credono nella cultura, nell’arte, nella valorizzazione del territorio e che portano avanti la loro missione con impegno e amore”. Peccioli: il paese, terrazza sulla Vald’Era a un passo dal cielo che ben si presta a diventare il più convincente e suggestivo palcoscenico per un thriller da raccontare. E comunque neppure stavolta Romano De Marco – scrittore, dirigente presso il gruppo BPER ma anche direttore di GIALLO DI SERA a ORTONA  che quest’anno vedrà la sua seconda edizione – non sbaglia colpo. Parte, dritto per la sua strada, imposta la sua trama, la inanella, la rende credibile, ci inserisce i personaggi, duttili burattini nelle sue mani, regala loro sentimenti, umane passioni, ansie, angosce, non dimentica il pepe con un calibrata sequela di inevitabili ed eccellenti colpi di scena e ci racconta bene fino in fondo la sua storia.

Un’azzeccata galleria di personaggi e tutta una vicenda che si presterebbero efficacemente a diventare film con quel pizzico di horror che non guasta ma che mostra anche spiccate similitudini con un’epopea western. Crespi è perfetto nella sua parte di eroe, provato dalla vita che si batte con rimorsi e incubi, ma potrebbe essere anche un efficace pistolero stanco che ha riposto la colto e si è ritirato nel suo piccolo ranch in capo al mondo, dove lo vuole raggiungere e colpire la punizione dei nemici. Insomma gli ingredienti per un romanzo ci sono tutti efficacemente, controbilanciati da uno straordinario e palpabile scenario, eletto anche lui senza remore a indispensabile protagonista della storia. Peccioli infatti. splendido paesino della Vald’Era, si trasfigura sotto la penna del più amato creatore di thriller per ben due volte premiato dal pubblico di lettori del Premio Scerbanenco, per fare da teatro alle contorte gesta di un assassino che mira a una spaventosa vendetta.

Angelo Crespi, il cacciatore di anime, era uno dei maggiori esperti italiani di serial killer. Era riuscito a catturarne tre, per la sua grande capacità di prevedere le loro azioni criminali. La sua era stata una grande carriera, fino a quel maledetto giorno in cui aveva ucciso La Bestia della Val Seriana, lo psichiatra serial killer che lo aveva segnato indelebilmente nell’anima. Quel giorno Crespi aveva dovuto pagare un prezzo inaccettabile. Per il suo atto, l’uccisione del mostro, aveva persino dovuto affrontare un’inchiesta che alla fine l’aveva prosciolto ma nel frattempo sua moglie si era tolta la vita gettandosi dalla finestra. Sconvolto, quasi fuori di senno, dopo aver dato le dimissioni dalla polizia Crespi era sparito nel nulla. Quando il dolore è impossibile da sopportare, l’unica alternativa al suicidio è annullarsi e sparire dalla faccia della terra. Addio per sempre al lavoro, ai legami, alla propria identità. Con un nuovo nome, da oltre vent’anni, Crespi conduce un’ altra esistenza, cercando di convivere con i fantasmi del passato. Ha trovato rifugio in un paesino tranquillo, bagnato dalla placida atmosfera delle colline toscane, in provincia di Pisa. Ha comprato una grande casa a Peccioli che gli pareva un posto/rifugio ideale per sé e la sua anima angosciata e là ha vissuto una vita solitaria con per unico confidente e vero e sincero amico il vecchio fruttivendolo del paese.

Un giorno, quasi come una nemesi che vorrebbe riportargli il passato, anche a Peccioli, qualcuno inizia a uccidere. Non si tratta di un qualsiasi delitto perché la vittima, una giovane impiegata della Fondazione, viene ritrovata nel locale Museo Antiquario sistemata ad arte, quasi fosse una presentazione per il pubblico, dentro la teca mortuaria di una mummia medievale, chiamata dai ricercatori Isaura. E il vecchio magistrato amico del sindaco di Peccioli manda a indagare sul delitto il Capitano Rambaldi in partenza da Pisa per Roma dove l’attendono una meritata promozione e un nuovo importante incarico. Il capitano Mauro Rambaldi del reparto operativo dei Carabinieri, ufficiale esperto che ha anche fruito di una buona formazione a Quantico, presso la FBI, è un uomo d’azione, pragmatico e uno sperimentato investigatore con grande capacità deduttive. Ma quando l’assassino comincia a mettere in scena, una dopo l’altra, una serie di spietati delitti, all’apparenza quasi rituali – perché tutti legati in qualche modo al patrimonio artistico cittadino – la sua indagine diventa molto più complicata del previsto. In quelle morti deve esserci un preciso disegno, ragion per cui Rambaldi si sente costretto a chiedere ad Angelo Crespi di rimettersi in gioco e aiutarlo a catturare l’assassino. Per il vecchio cacciatore di anime, dunque, si profila ancora una fatale sfida per riuscire a interrompere questo nuovo orrendo ciclo di morte, con la consapevolezza di essere probabilmente il vero bersaglio finale di un qualcuno che da più di vent’anni si è condannato a un inferno di vendicativa espiazione. Con il suo nuovo tenebroso e agghiacciante thriller, Romano De Marco ci porta per mano a guardare nel buio più profondo dell’anima. Stavolta poi oltre a raccontarci e a spiegarci le obiettive realtà di un bravo poliziotto, o meglio le difficoltà e le tante insicurezze che possono affliggere chi porta la divisa, va a sondare anche l’angoscia vissuta sulla propria pelle di chi è una vittima condizionata dal passato e dalla spaventosa solitudine di chi deve affrontare certi cambiamenti.

Romano De Marco. Classe 1965, è dirigente responsabile della sicurezza di uno dei maggiori gruppi bancari italiani. Esordisce nel 2009 nel Giallo Mondadori con Ferro e fuoco, cui fanno seguito Milano a mano armata (Foschi, Premio Lomellina in Giallo 2012) e A casa del diavolo (Fanucci). Per Feltrinelli scrive Io la troverò, Città di polvere e Morte di Luna. I suoi racconti sono apparsi su giornali e riviste, tra cui «Linus» e il «Corriere della sera», e su oltre 20 antologie. Per Piemme ha pubblicato L’uomo di casa (Premio dei lettori Scerbanenco 2017), Se la notte ti cerca (Premio Fedeli 2018) e Nero a Milano (Premio dei lettori Scerbanenco 2019). Alcuni dei suoi romanzi sono tradotti all’estero. www.romanodemarco.it.

Qui il libro letto da Perfrancesco Favino:

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2 risposte a “Il cacciatore di anime” di Romano De Marco (Piemme)

  1. eleonora zizzi ha detto:

    Grazie per il consiglio! Buongiorno!😊

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