Lettere al padre di AA.VV. (Morellini)

Lettere al padre - Silvia Andreoli, Erica Arosio, Marina ...Recensione di Nuela Celli

Per la collana Varianti (Morellini Editore), l’antologia ‘Lettere al padre’ nasce come seguito della fortunata ‘Lettere alla madre’, sempre a cura di Anna di Cagno, che ne scrive l’introduzione, lasciando la prefazione, un piccolo gioiello, a Michele Neri. Gli autori, tutti narratori di talento i cui nomi sono ben conosciuti, si sono prestati ad affrontare, non senza coraggio, un tema titanico, tra quelli fondanti il nostro mondo emotivo, alcuni con incredibile sincerità autobiografica, altri inventando percorsi dalla credibilità suggestiva.

Questo è un libro che si fa leggere con avidità. Ad ogni racconto la curiosità cresce e ci si chiede: e ora, quale padre incontrerò? Quali sentimenti avrà suscitato, quali macerie o mondi meravigliosi avrà lasciato dietro di sé? Ogni volta ci si ritrova, finita l’incursione nelle parole di un autore, a rimettersi sul ciglio e ad avere la voglia di ributtarsi verso le profondità dei sentimenti filiali, se brutti o belli, lo scopriremo. Se di parole sulla paternità se ne trovano infinite, e in questa raccolta ve ne sono molte, le mie riflessioni personali, suscitate da questo libro, vertono sulla responsabilità. L’essere genitore è un ruolo che può schiacciare con il proprio peso, e l’amore filiale più sentito si avverte proprio in quelle lettere dove, di fronte al fallimento parziale e doloroso di un genitore, il figlio comprende la persona e le sue fragilità, immedesimandosi, e, talvolta, perdonando.

Se alcuni di questi racconti mi hanno riempito di una gioia serena e nostalgica, perché i genitori non sono eterni, altri mi hanno tirato giù delle lacrime e ricordato quanto sia importante capire la radice dei dolori più profondi, per poter andare avanti, per poter crescere e perdonare, per amare più forte, perché amare chi ci fa stare bene è semplice, ma amare chi non ci ha mai capito è l’arduo ruolo degli equilibristi, e tali bisogna essere nella vita, molto più spesso di quanto si pensi.

Apre il viaggio Silvia Andreoli, con un racconto molto sofisticato ed elegante.

La distanza era eco che risuona, in una splendida casa vuota…”. Anche solo questa frase vale tutta la lettura.

Continua Erica Arosio con delle pagine sincere e coinvolgenti.

In mare siamo stati vicini e siamo stati bene, l’acqua è stato il mio romano di formazione e il tuo palco.”

Marina Baumgartner scrive la storia più forte e commovente. Da leggere tutta d’un fiato. Per un po’ ho dovuto chiudere il libro e lasciar decantare, poi, con calma, proseguire nella lettura.

Il giorno dopo ti scrivo una lettera: chiedo perdono per non averti capito, per non averti amato abbastanza. Non chiedo perché, a che serve? La metto nella tasca della divisa che hai addosso, la leggerai.”

Michaela K. Bellisario ci conduce in un percorso di comprensione e perdono, facendoci riflettere su quante persone ne avrebbero bisogno e, purtroppo, non lo percorreranno mai.

Perché quel giorno tu, con la tua rabbia, hai condizionato la mia esistenza. Suppongo senza volerlo, ma l’hai fatto. Quella collera l’ho incanalata, l’ho fatta mia, è entrata nelle mie viscere, nel sangue. E poi l’ho repressa e impacchettata nel mio animo.”

Fioly Bocca, con garbo e misura, ci racconta la storia di un grande amore che ha attraversato, con la sua forza, le difficoltà, spesso tremende, che la vita ci prospetta, dedicata a tutti quei genitori cui la sorte dà il ruolo sia di padre che di madre.

“…a tutti toccano morsi di sventura, ma non è quello che accade, è quel che fai di ciò che accade.”

Altra frase che mi ha colpita tantissimo, forse perché, con l’autrice, condivido un nome particolare, è questa:

Un nome dato a un figlio è un posto apparecchiato nel mondo.” Bellissima.

Annarita Briganti, con una vicenda che è pura fiction, tratta un tema molto comune e sentito tra le donne, la ricerca del proprio padre nei partner di cui ci si innamora, che, per chi ha avuto un genitore accudente e innamorato, è una gran fortuna, ma per chi ha già avuto la peggio nei primi anni, rischia di tramutarsi nell’orribile coazione a ripetere (per citare Freud) dei propri traumi.

Simona Castiglione scrive una lettera ad un padre poco ortodosso, per usare un eufemismo. Lo stile è semplice, in parte di una semplicità poetica, e le vicende narrate, come i sentimenti, commuovono per l’ingenuità della protagonista e la sua trasparente schiettezza, la sua serena accettazione delle vicissitudini della vita. Una piccola storia che però, con tutta la sua delicatezza, ci rimane in testa.

Fernando Coratelli ripercorre le istantanee del padre che la memoria emotiva gli ripropone e scrive queste bellissime parole:

Da piccoli si crede che il tempo sia infinito, si pensa che resteremo dei nani di fronte al padre gigante; invece un giorno ci si ferma, ci si scopre ingrassati e canuti e ci si volta a cercare quel gigante. È ancora lì, invecchiato, forse un po’ malfermo, un po’ ricurvo e non più agile come in gioventù. Allora si prende una penna e gli si scrive una lettera.”

Stefano D’Andrea racconta di come si cresce, di come alcune no ci fanno sentire più forti, perché i genitori migliori sono quelli che sanno negarci l’aiuto al momento giusto:

Perché, come mi avevi detto tu, papà, quando si riescono a fare le cose da soli, ci si sente bene. Ci si sente forti. Ci si sente più grandi. Abbiamo imparato a stare da soli, papà. È per questo che non saremo mai soli davvero.”

Anna Di Cagno ci introduce, in una confessione surreale e suggestiva, il tema della paternità come guida da seguire, esempio che ci illumina e punto di riferimento, un sentimento che più persone, nella vita, ci possono ispirare. Ecco perché lei si definisce una ‘ladra di padri’, perché di padri in realtà ne incontriamo tanti nella vita, per affetto, simpatia, stima…

Manuel Figliolini ci presenta un protagonista che si definisce un figlio diverso, che sposa un uomo e incrina la perfezione di una famiglia da copertina, fredda e senza calore, dove l’amore esclusivo si trova nella coppia e non nel nucleo che si allarga.

Quanta verità umana in queste parole:

La vita mi ha portato a capirti, non a perdonarti, lo sai che certi sentimenti non mi appartengono. Però la comprensione quella sì, l’ho sviluppata, e posso dire che adesso vi capisco. Capisco il vostro amore esclusivo, la bolla di cristallo nella quale vivevate tu e mamma. La necessità di fare tutto insieme, di preoccuparsi per l’altro e guardare il mondo dal vostro oblò privato.”

Pagine di confessione che finiscono, in modo inatteso, con uno spiraglio.

Barbara Fiorio ci racconta un padre che tutti vorremmo attraverso il ricordo di alcuni gesti, dal mettere in soffitta una porta vecchia, perché piena di adesivi attaccati lì dalla figlia bambina, anche dopo la ristrutturazione della casa, alla frase più bella che un padre possa dire a un figlio innamorato della scrittura. Per sapere qual è, invito caldamente a leggere il libro.

Isa Grassano, con le sue parole commoventi, ci insegna che spesso l’amore (paterno, filiale, ma anche di coppia) si prende i suoi tempi, stagna per eoni, langue e si fa baruffa, ma poi, se è vero, salta tutte le incomprensioni e le barriere, e diventa pura accettazione.

Gabriella Kuruvilla scrive una lettera-messaggio che mi ha fatto venire la pelle d’oca, e credo che un po’ tutti, nell’arco del proprio rapporto con la figura paterna, almeno una volta, si siano sentiti poco accettati, poco in linea con le sue proiezioni e, per quanto soddisfatti di se stessi, se ne siano crucciati, chi più chi meno, chi in maniera disinvolta, chi più tragicamente. Per cui ognuno dovrebbe ascoltare questo invito.

Perché, secondo me, non ci rimane più molto tempo, per provare a stare meno peggio insieme. Per quanto il tempo sia un galantuomo, non credo faccia miracoli.”

Massimo Laganà ci parla di un insegnamento bellissimo, cioè dell’enorme valore del prendersi cura degli altri e di chi amiamo, per salvare noi stessi, per diventare solidi come la roccia e non disperderci nelle zone oscure delle insoddisfazioni e delle paure che abitano in ognuno di noi.

Giorgio Maimone scrive una dichiarazione d’amore, disseminata, tra l’altro, di riflessioni sulla vita e sulle sue fasi, di tale profondità che è impossibile non sentirsi chiamati in causa. Nello specifico, la sua rimane una bella storia, nonostante, come tutte, debba concludersi.

A pochi al mondo è dato di avere tanto, e io l’ho avuto. La tua ironia, le tue battute per sdrammatizzare, il tuo non perdere la calma né la testa sono altre parti del bagaglio di esperienza che da te ho ricevuto. Senza mai avere l’aria di chi, in effetti, ti sta dando delle vere lezioni di vita.”

Paola Mannini ci consegna un racconto strepitoso i cui aneddoti fanno sorridere e ci fanno sentire vicina questa figlia ribelle ma onesta fino all’eccesso, per una fiducia incrollabile nella comprensione paterna che infatti non l’ha mai, nemmeno una volta, delusa. Un’accorata lettera d’amore di cui citiamo un piccolo pezzo:

Uscivi la mattina presto per andare a lavorare e tornavi la sera, cinque giorni su sette. Ma quei due giorni di festa, il sabato e la domenica, duravano una infinita felice eternità.”

Elena Mearini, con una scrittura poetica e una grande sensibilità psicologica, ripercorre i ricordi del tempo speso insieme, per rintracciare le somiglianze che la legano a suo padre:

Siamo stati concepiti dalla stessa linea noi due, quella che delimita il mondo. Per questo, anche se la gente ci guarda da vicino, risultiamo lontani. Tu sei irraggiungibile quanto me, papà, ed è la nostra distanza dal resto a salvarci.”

Eleonora Molisani scrive un racconto-filastrocca, spesso intrecciato dalle rime e frazionato in strofe irregolari.

Padre, questo mostro bicefalo che hai creato, questa donna bambina di filo spinato, questa mina vagante che ha girato in tondo, da quando è atterrata su questo mondo, questa bestia furiosa che ti ha amato e odiato, questa macchina da guerra che non ha mai chinato il capo, che si è fatta amare (come volevi tu) senza farsi intrappolare, questa figlia degenere, unica nel suo genere, alla fine è tornata da te. Tiè.”

Marco Montemarano, sarà per le origini romane, scrive alcune pagine da cui si potrebbe trarre lo sketch di una commedia all’italiana, di quelli che non si scordano, quasi fossero un ricordo di famiglia. Un piccolo capolavoro.

Simona Morani, con la sua scrittura immediata, ci informa che anche sotto terra siamo in affitto, e che, a volte, i conti con i ricordi e con i rapporti irrisolti, vanno saldati anche a rate.

Vito Ribaudo ci fa viaggiare, da Milano a Mistretta, con ritmi, flash e colori che subito ci proiettano in tanti viaggi familiari che molti di noi hanno in memoria, di quelli estenuanti, epici, che fanno da perno alla nostra infanzia.

Daniela Rossi chiude questa raccolta, che sa emozionare dalla prima all’ultima pagina, vuoi per la bravura degli autori, vuoi per il tema trattato, che tocca le corde più sensibili di qualsiasi persona. E lo fa con un addio nel quale ripercorre, sgranandoli come fosse un rosario, i ricordi che ha condiviso con il padre, uno ad uno, come un tesoro che anche il dolore più ottuso e persistente non può cancellare. Perché se siamo ciò che siamo lo dobbiamo a loro, non se ne può prescindere.

 E, arrivati alla fine di queste pagine, è quasi impossibile non chiedersi: e la mia lettera al padre? Come la inizierei?

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2 risposte a Lettere al padre di AA.VV. (Morellini)

  1. eleonora zizzi ha detto:

    Grazie per il tuo utile consiglio!😊

  2. Ivana Daccò ha detto:

    Credo che acquisterò questo libro, per tenerlo da parte, per il momento in cui desidererò leggerlo.

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