“La memoria del lago” di Rosa Teruzzi (Sonzogno)

 Recensione di Patrizia Debicke

Esce domani, correte in libreria! La quinta puntata di quella che ormai definiamo volentieri la Saga delle Miss Marple dell’ Ortica, ormai così ribattezzate dalla smaliziata penna della Smilza, cronista in carica alla Città, il quotidiano d’assalto più letto nelle portinerie milanesi. Dicevamo, dunque, le Miss Marple, al secolo per gli ormai pochissimi che non le conoscessero: Jole, stravagante nonna e madre cultrice dello yoga e del libero amore, che, benché passata la sessantina gira abbigliata in hippy look. Libera, sua figlia, la bella rossa che somiglia come una goccia d’acqua a Julianne Moore. Tutte e due rigorosamente single per ideale scelta mentale e nella vita di tutti i giorni spesso costrette sugli attenti dalla rispettiva figlia e nipote Vittoria, venticinquenne poliziotta, perfettina di carattere, poco discorsiva e sempre sulla difensiva. Oddio magari la si può anche capire. Provate un momento a mettervi nei suoi panni. Insomma, Vittoria deve confrontarsi giorno dopo giorno con una nonna decisamente sopra le righe e una mamma un po’ svagata e nostalgica, (anche se per ottime ragioni), costretta a guadagnarsi da vivere con il suo lavoro di fioraia, specializzata in bouquet da sposa.

In una sera di fine estate, (un’estate decisamente più calda e afosa del solito), un vecchio e sottile dossier, ingiallito dal tempo, proveniente dagli archivi della polizia, mercè l’occhio vigile e l’aiuto di un’amica giornalista Irene Milani, atterrerà sul tavolo del laboratorio di Libera, la fioraia del Giambellino. Una cartellina verde con dentro i documenti di un lontano caso di cronaca – legato agli anni del dopoguerra, una giovane donna, una madre trovata morta sulla ripida scarpata del lago di Como. Una storia trascurata e poi archiviata in fretta dalle autorità. Una morte imputata a un incidente, ma ohimè aleggiano sinistri dubbi sul caso. Le carte contengono anche la testimonianza e i dubbi di un vice parroco di montagna: che addirittura aveva inoltrato un esposto alla questura facendo nomi e cognomi. Esposto tuttavia poi ritirato. Tarcisio Planetta e suo figlio un tempo innamorato di Ribella infatti, tirati in causa dal prete, interrogati in merito dalle forze dell’ordine, avevano esibito degli alibi. Ma chi erano mai i funzionari che avevano coperto e garantito per loro? Qualcosa non quadra perché parte di quanto scritto sul rapporto di polizia, su quei fogli ingialliti è stato cancellato con grossi freghi di inchiostro nero. Libera legge tutto, sconvolta e inquieta: quella faccenda la tocca molto da vicino. La donna morta era Ribella Gheitz, sua nonna, la mamma di Iole e moglie del nonno Spartaco. Quali brutti misteri nasconde la sua famiglia? E perché Tarcisio Planetta, il ricco e sfrontato contrabbandiere, poi diventato stimato industriale milanese, prima della morte di Ribella l’aveva minacciata ad alta voce nell’osteria?

C’è abbastanza roba perché la fioraia milanese si senta obbligata a trasformarsi di nuovo in detective. Insieme alla giovane cronista Irene, dotata di un fiuto infallibile, Libera si mette in cerca della verità, provando a scardinare i silenzi dei testimoni sopravvissuti. Non potrà tenere fuori sua madre ma stavolta per cercare la verità, dovrà coinvolgere di nuovo nella sua personale indagine anche Temperante Cagnaccio. Chi altri se non lui, detto il Dog, capocronista del giornale del pomeriggio La Città, che sopravvive grazie alle pagine dello sport, degli spettacoli, della cronaca nera e soprattutto degli scoop a ogni costo, potrebbe aiutarla? Ci sperava proprio, le aveva dato una mano, in passato, forse l’ avrebbe fatto ancora. Bastava appassionare subito la sua giornalista di nera, insomma il suo cane da punta, Irene Milani, da lui soprannominata Smilza o Smortina, ormai diventata quasi una complice per Libera e Iole e tutte insieme presentargli una polpetta abbastanza appetitosa e a conti fatti il caso di Ribella lo è. Alle nostre eroine del Giambellino, come le chiamano i giornali, non mancheranno la testardaggine e l’intelligenza, in questa nuova, imperdibile e serrata indagine che si dipana vorticosamente tra Como, Lecco e le vie più esclusive di Milano. Tutto va messo in tavola senza pietà pur di far affiorare il brutto segreto che si nasconde sotto le acque del lago. Un brutto segreto legato all’ultima guerra e ai tanti luridi traffici perpetrati da tante, troppe persone che non meriterebbero mai più di essere chiamati italiani. Un velo di malinconia circonda la narrazione stavolta. Un velo che il rimorso di chi sa contribuirà a stracciare, riportando alla luce tristi e coraggiose verità che esaltano la bella e impavida figura di Ribella, quella loro nonna, fiera e misconosciuta eroina della libertà. Ma ne “La memoria del lago” ritroviamo anche il sorriso in compagnia della ormai collaudata banda del Giambellino, le nostre tre donne: nonna madre e nipote e i pilasti di La Città: Cagnaccio e la Smortina. Poi, imperdibile e da citare, il confronto di Libera con le nuove mode matrimoniali milanesi “boho chic” che predica abbigliamento nuziale stile western, nuovi pilastri del club “famolo strano” a ogni costo con in più le stravaganti idee per i bouquet concepiti dalla spilorcia wedding planner.

Rosa Teruzzi vive e lavora a Milano. Esperta di cronaca nera, è caporedattore della trasmissione televisiva Quarto grado (Retequattro). Oltre ai libri che compongono la serie I delitti del casello, edita da Sonzogno (La sposa scomparsa, La fioraia del Giambellino, Non si uccide per amore, Ultimo tango all’ortica e La memoria del lago), ha pubblicato diversi racconti e tre romanzi.

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