LA FEMMINISTA RASTA CHE HA VINTO IL NOBEL

Recensione di Piera Carroli

Olga Tokarczuk (2009) Prowadź swój pŀug przez kośi umarlych. Warsaw: Wydawnictwo W.A.B.

Guida il tuo carro sulle ossa dei morti. Bompiani.

tokarczuk olga - guida il tuo carro sulle ossa dei mortiTrad. di Silvano De Fanti

Una volta scelto il sentiero periglioso,

L’uomo giusto compiva umilmente il suo tragitto

Nella valle della morte.

“Alla mia età, e nelle mie condizioni, prima di coricarmi dovrei sempre lavarmi i piedi con cura, nel caso l’ambulanza venisse a prendermi di Notte” (p. 9).

Ecco l’incipit del primo capitolo “E adesso fate attenzione!” del romanzo dal titolo altrettanto inquietante narrato dalla protagonista Janina Duzejko, un’anziana insegnante d’inglese decisamente fuori da ogni schema. Questa signora vive in un paesino di provincia nella Conca di Kłodzko nella quale in inverno custodisce le case di vacanza. Questa ‘anziana’ donna prossima alla morte, come si autodescrive, è piena di spirito.

La bizzarra ironia di Janina affresca se stessa, la valle e i suoi abitanti con tonalità che spaziano dal canzonatorio al tagliente allo zuccheroso. Le sue manie linguistiche, le maiuscole applicate ad alcuni termini, i nomignoli con cui chiama gli abitanti della zona e le cose, danno una vena divertente alla lettura.

(quando dormo di solito indosso la roba che il Professore e sua moglie volevano buttare in estate, e che mi ricorda la moda di una volta e gli anni della mia giovinezza: così unisco l’Utile al Sentimentale) … “Su, vestiti, è morto Piede Grande”. […] Bietolone mi stava accanto in silenzio, alto, magro, ossuto come una figura disegnata da pochi tratti a matita. A ogni suo movimento la neve gli cadeva di dosso come lo zucchero a velo da una frappa […] lui non parla molto. Probabilmente ha Mercurio in un segno silenzioso, credo in Capricorno (pp. 10-11).

Senza però emergere con cattiveria verso chi non si merita nient’altro. Ricorda da lontano Le Sultane, da lontano perché Janina è più idealista e anche più scaltra delle protagoniste di Oliva. Le sue passioni sono gli animali e l’astrologia oltre a tradurre le poesie di William Blake – dalle cui parole deriva Guida il tuo carro sulle ossa dei morti (p. 298), dalla sua poesia “Of Heaven and Hell” – con un giovane amico e a sabotare le tagliole dei cacciatori.

L’originalità del romanzo, delle descrizioni dei personaggi nonché la trama e l’intreccio sono indubbi.

Anche la Tokarczuk gioca con i generi del romanzo – e non solo in questo libro – che, se proprio vogliamo etichettarlo potremmo chiamarlo un mix di memorie e novella di paese, favola degli animali con morale, il tutto inserito in un alone di mistero e paura. La sua arguzia trascina chi legge a credere davvero che gli animali della foresta di Janina stiano rivendicando il loro spazio e si stiano vendicando dei cacciatori e dei boss locali avidi e violenti. Difatti nella zona iniziano a verificarsi morti misteriose.

I vagabondi" di Olga Tokarczuk: autobiografia di una costellazione ...

Janina tempesta la polizia di lettere e visite per informarli che si tratta di omicidi commessi dagli animali per vendicarsi della crudeltà umana. Ciascun capitolo contiene una serigrafia dell’animale che avrebbe commesso il giusto scempio, nel primo, le Cerve.

Era uno spettacolo orribile. Giaceva tutto storto, in una posizione bizzarra, come se si fosse sforzato di strapparsi il colletto troppo stretto. […] Guardavo il povero corpo sbilenco di Piede Grande e facevo fatica a credere che solo il giorno prima avevo paura di quell’Uomo. Non mi piaceva. Anzi, non mi piaceva è troppo poco. Dovrei dire piuttosto che mi sembrava disgustoso, orribile. A dire il vero non lo consideravo nemmeno un Essere Umano (pp.16- 17).

Nonostante la forma sia il giallo, il modus operandi animalesco degli assassini ricorda l’horror, le descrizioni il pulp fiction e il giudizio su certi esseri umani è spietatamente noir.

Piede Grande era il mio vicino, […]. Il bosco dava da mangiare a quello gnomo. Quindi avrebbe dovuto rispettare il bosco, e invece non lo faceva. […] Era il tipo del predone (18- 19).

Janina ha una sua Teoria sulla gente, sul linguaggio e sui nomi:

Ma che mancanza di fantasia, i nomi e i cognomi ufficiali… Non si tengono mai a mente, sono così banali e lontani dalla persona che non la ricordano in nulla. per giunta, ogni generazione ha la sua moda e improvvisamente tutti si chiamano Malgorzata, Patrick oppure, Dio li perdoni, Janina. Per questo non cerco di usare mai nomi e cognomi, ma piuttosto definizioni che vengono in testa spontaneamente quando guardiamo qualcuno per la prima volta. Sono convinto che sia questo il modo più corretto di usare il linguaggio e non spiattellare parole spogliate del suo significato. Bietolone per esempio si chiama Swierszczynski […] ma non si aspettava mica che ci facessimo la lingua a pezzi per pronunciarlo…? […] dopo aver guardato la cagna, mi venne subito in mente un nome umano: Marysia. Forse dall’orfanella, era così emaciata… (pp. 32-33).

Marysia è il personaggio della fiaba Gli gnomi e l’orfananella Marysia della scrittrice polacca Maria Konopnicka (1896).

La protagonista, pur essendo piuttosto affezionata a Bietolone, scrutandolo, in un abile discorso indiretto libero dell’autore, esprime le sue argute massime sull’invecchiamento del genere maschile che dà anche il titolo al capitolo 2 Autismo testosteronico:

Difficile chiacchierare con Bietolone. Era molto laconico e, dal momento che non si poteva parlare, bisognava tacere. Con alcune persone si parla a fatica, specie se di sesso maschile. Ho una Teoria sull’argomento. Con l’età molti maschi sprofondano in un progressivo autismo testosteronico, che si manifesta con una lenta perdita dell’intelligenza sociale e delle capacità di comunicazione interpersonale, e inoltre menoma la formulazione del pensiero. Colpito da questo Disturbo, l’Uomo diventa taciturno e sembra sempre sprofondato nella meditazione. Lo interessano di più i vari Strumenti e i macchinari. Lo attraggono la Seconda Guerra Mondiale e le biografie dei personaggi illustri, il più delle volte politici e malfattori. Scompare quasi del tutto la sua capacità di leggere romanzi, l’autismo testosteronico disturba la comprensione psicologica dei personaggi. Credo che Bietolone soffra di questo disturbo (p.39).

Proprio mentre leggevo il libro di questa straordinaria scrittora, mi ha scritto una mia amica dall’Australia ultra irritata dal comportamento distaccato del marito e da certe sue abitudine – un altro Bietolone, quanti ce ne sono mi sono chiesta ridendo sotto i baffi… che soddisfazione trovare conferma nei libri di attitudini che magari si pensa siano causate da noi donne e invece forse, come pensa Janina derivano da eccessi di testosterone e decadimento fisico e psicologico maschile – perdonatemi questa cattiveria!

Grazie Olga, per questo libro all’insegna della poesia della natura degli animali di una vita controcorrente, del divertimento nonostante l’età, del trionfo, non della morale ma di una giustizia, non divina, ma in difesa dei diritti degli animali e delle donne. Addirittura, come si legge di seguito, il film Spoor, tratto dal romanzo, fu tacciato di anticristianesimo e di incitare l’ecoterrorismo.

E vai grande Olga!

Tokarczuk, polacca, dopo aver vinto l’importante Man Booker International Prize con I vagabondi, pubblicato in Italia da Bompiani, nel 2019 ha ‘condiviso’ il Nobel con il controverso Sebeld (autore di La madre).

Ecco cosa dice di lei il Guardian:

Drive Your Plow Over the Bones of the Dead by Olga Tokarczuk – the entire cosmic catastrophe

An astonishing amalgam of murder mystery, dark feminist comedy and paean to William Blake from the Polish winner of the 2018 International Man Booker prize

(the novel’s 2017 film adaptation, Spoor, caused one journalist to remark that it was “a deeply anti-Christian film that promoted eco-terrorism”)

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Una risposta a LA FEMMINISTA RASTA CHE HA VINTO IL NOBEL

  1. Ivana Daccò ha detto:

    Me lo segno. Mi hai incuriosita moltissimo

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