“UNA LETTERA PER SARA” di Maurizio de Giovanni (Rizzoli)

Una lettera per SaraRecensione di Romano De Marco

Scrivere qualcosa di originale su Maurizio de Giovanni e su un suo romanzo è difficile. Probabilmente è lo scrittore più apprezzato d’Italia, di certo uno dei più letti. Sono tanti, tantissimi quelli che lo amano incondizionatamente come autore e come persona ed è raro che le recensioni ufficiali delle sue cose siano particolarmente critiche. È il motivo per cui, pur essendo da sempre un suo fedele lettore, non ho mai voluto recensirlo. Sarebbe fin troppo facile, per chi legge con malizia, riscontrare nelle parole di un “collega” (seppur con le dovute proporzioni, lui è una superstar, io solo uno che ci prova, romanzo dopo romanzo) una piaggeria dettata dalla volontà di acquisire crediti o una cattiveria gratuita ispirata dall’invidia. Ho accettato, tuttavia, di recensire la sua ultima fatica per Libroguerriero, perché alla mia amata Marilù Oliva non so dire di no. Parliamo, dunque, del terzo romanzo della serie di Sara Morozzi, uscito pochi giorni fa per la collana Nero Rizzoli: UNA LETTERA PER SARA.

Quando lessi il primo della serie di Sara Morozzi riflettei a lungo sulle motivazioni che potevano aver portato l’autore a cimentarsi con un personaggio simile. Donna, di mezza età, non particolarmente gradevole nell’aspetto, con un passato moralmente discutibile (famiglia abbandonata per amore di un altro uomo) e un carattere di certo non facile. Insomma, l’antitesi dei personaggi tormentati e amatissimi delle due serie di Ricciardi e dei Bastardi.

Quel romanzo era ed è sicuramente un buon romanzo ma pensai subito che non avrebbe riscosso lo stesso consenso dei precedenti. L’amore smisurato dei lettori per un autore, si tramuta spesso in un’arma a doppio taglio. Quando si sentono abbandonati e traditi, i fan più sfegatati possono reagire in maniera scomposta. SARA AL TRAMONTO, comunque, andò bene, nonostante qualche isolato mormorio di malumore. E qui faccio la prima riflessione: con questa nuova serie, Maurizio de Giovanni ha abbandonato la strada vecchia per la nuova e, secondo me, ha scelto di proposito un personaggio indigesto, difficile, che al primo approccio può addirittura risultare antipatico, per mettersi in gioco come autore, per dimostrare che non è sua intenzione ripetere all’infinito quella chiave di successo che lo ha reso così famoso. Questo depone fortemente a suo favore, soprattutto in un momento storico editoriale in cui tutti, ma proprio tutti coloro che si cimentano con la narrativa di genere, sognano di fare la tripletta personaggio seriale – editore importante – serie televisiva. Passando all’aspetto della scrittura, una cosa che ho sempre ammirato di Maurizio de Giovanni sono le pagine di grande durezza, di lucido, spietato realismo che spesso affiorano all’interno di un registro più votato alla disamina dei sentimenti dei suoi personaggi e alla forte empatia che stimolano nei lettori. E queste pagine, con grande piacere, le ho ritrovate anche nella serie di Sara. Uno dei suoi “intermezzi” che ricordo con particolare emozione, fu in un romanzo dei Bastardi di Pizzofalcone. Il tema era la primavera. Alla fine di una descrizione appassionata, romantica, della stagione, l’autore presentava una situazione famigliare con giovane madre single e nonno che si occupa della nipote mentre la ragazza è al lavoro. Le ultime due righe mi gelarono il sangue, ribaltando completamente il senso di quel capitolo. Come lettore mi ritengo molto esigente e giudico la grandezza di un autore anche da particolari come questi, dalla capacità di emozionare con situazioni e parole non direttamente collegate alla trama, che giungono quasi inaspettate a valorizzare un’opera nel suo complesso. Quella volta capii che de Giovanni è un grande narratore (o “raccontatore di storie” come ama definirsi lui) ma è anche un grande scrittore. Ma torniamo a Sara Morozzi: questo terzo romanzo UNA LETTERA PER SARA, per quanto mi riguarda è il migliore della serie (fino ad oggi). La vicenda racconta di una lettera mai consegnata, rimasta fra le pagine di un libro e dell’ultima volontà di Antonino Lombardo, un anziano carcerato, che prima di morire vorrebbe fare delle rivelazioni a un poliziotto in pensione. Non farà in tempo ad alleggerirsi la coscienza, ma la storia del vecchio caso che era oggetto di quella confessione mai avvenuta, arriverà alle orecchie di Sara. La donna vi scorgerà un collegamento che ha a che fare con il suo ex compagno di vita.

È una Sara più vulnerabile, meno granitica, quella che troviamo in queste pagine e l’inedita, piccola debolezza del mettere in dubbio il suo passato, insieme all’integrità dell’uomo per amore del quale ha stravolto la sua vita e quella di altre persone, ce la fa amare di più, ce la rende più vicina. Del resto Maurizio de Giovanni è il più grande esperto di certi meccanismi di immedesimazione che scattano fra il lettore e i personaggi. La storia è anche un omaggio a Graziella Campagna, giovane vittima di Mafia uccisa nel 1985 a soli 17 anni per essersi trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato. È proprio da questa vicenda reale che prende spunto il romanzo, per intenzione espressa dell’autore di dare un volto e un ricordo alla giovane vittima da molti dimenticata. Anche questa è un po’ una novità per Maurizio de Giovanni, altro segno di una evoluzione in corso che, sono certo, ci riserverà ancora tante belle sorprese.

In conclusione, devo dire di avere molto apprezzato l’ultima fatica del Maurizione nazionale. La mia impressione è che con UNA LETTERA PER SARA la serie imbocchi una direzione più precisa, più delineata, anche grazie anche all’ingresso di un nuovo personaggio che promette sviluppi interessanti.

Maurizio de Giovanni ha scritto e scrive tanto ma si legge sempre con piacere. Il lavoro che sta facendo sul suo universo narrativo, come la sospensione della serie di Ricciardi che non aveva eguali per numero di appassionati lettori, il ribaltamento di certi equilibri nella serie dei Bastardi, la volontà di intraprendere nuove strade nella scrittura, ed esplorare nuove tipologie di personaggi dimostra che è autore dinamico, eclettico, forse anche un po’ tormentato. Uno scrittore che non si accontenta di adagiarsi sugli allori come altri fanno, ma che sente il dovere e la responsabilità di mantenere una onestà intellettuale nei confronti dei tanti, tantissimi che lo amano. Del resto, come diceva Peter Parker, da grandi poteri derivano grandi responsabilità. E Maurizio, in fondo è una specie di super eroe…

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