“IL VIOLINO DI DIO” di SALVO ZAPPULLA (SCRITTURAPURA)

IL VIOLINO DI DIO di Salvo Zappulla | LetteratitudineNews#GRANDANGOLO

Recensione di Marco Valenti

Una giornata come tante. Un uomo si alza per andare in ufficio, al comune di Milano, dove lo attende il suo primo giorno dopo l’insperata ma tanto attesa promozione. Si prepara, fa colazione ed esce di casa, ma al lavoro non arriverà mai. Viene infatti travolto ed ucciso sulle striscie pedonali appena varcato il portone del palazzo. La sua precoce dipartita è però frutto di un errore imputabile direttamente all’alto dei cieli. C’è stata una leggerezza, una specie di distrazione. Caso più unico che raro.

Alfredo – questo il suo nome – resta in una fase di transizione. Non essendo ancora prevista “la sua ora” l’anima non ha abbandonato il corpo come da protocollo. Si crea una situazione tanto inedita quanto bizzarra. Alfredo venuto a conoscenza della cosa non ci sta e chiede giustizia. Pretende di essere risarcito per il danno subìto. E una volta giunto in Paradiso inizia ad incalzare senza sosta i suoi interlocutori. A partire da Mosé e San Pietro, per giungere fino a Gesù e allo stesso Dio. Alla fine di una estenuante trattativa riuscirà nel suo intento, ma quella che troverà al suo rientro sarà la stessa Milano che ha abbandonato pochi giorni prima?

Questa a grandi linee la storia che ci racconta Salvo Zappulla nel suo “Il violino di Dio” uscito per Scritturapura. Il romanzo però è molto più complesso ed articolato rispetto alla “favoletta” a lieto fine a cui potremmo pensare con una prima e superficiale analisi. Il testo ha una profondità ed uno spessore morale intrinseci che emergono durante la lettura e che ci portano a ragionare su noi stessi. Su che cosa siamo [diventati] e in che direzione stiamo andando.

“Sono questi gli idoli della società moderna: i campioni di calcio, i cantanti, le star dello spettacolo, le ballerine del varietà. I giovani ne hanno costruito miti da seguire. Vige il culto dell’apparire, farebbero di tutto pur di avere un ruolo, anche insignificante, in un film o in televisione.”

La descrizione della Milano in cui si muove al suo rientro sulla Terra Alfredo è cronologicamente contestuale ai giorni che stiamo vivendo con la forzata clausura a causa dell’epidemia di Coronavirus che ci ha colpito. Non c’è vera estremizzazione nè forzatura narrativa. Per certi versi Zappulla descrive [senza paraocchi e con obiettività] quel domani distopico che è in parte già arrivato.

In molti negli anni hanno cercato di raccontare l’aldilà. Zappula ha il merito di riuscire a farlo rendendo il trapasso assolutamente naturale, semplificandolo pur senza fargli perdere il carico emotivo. Lo fa raccontandoci non solo la nostra dipartita [fisica] ma anche la morte del pianeta che abitiamo. Vittima anch’esso [e quanto noi] delle nostre malefatte. In nome di un egocentrismo del tutto privo di logica e buon senso.

“La società in cui vivevo non aveva tempo per soccorrere gli ultimi, inghiottiva e metabolizzava tutto, correva veloce alla ricerca del profitto.”

La scrittura di Zappulla ci porta attraverso momenti paradossali che si snodano nel Regno dei cieli, a contatto diretto cone le entità divine, raccontandocele non come nelle Sacre Scritture, con la veste austera e distante, ma in modo quasi scanzonato, con grande ironia ed intelligenza. Tutta una serie di situazioni “kafkiane” che mi hanno riconciliato e riportato a quel gusto per la letteratura che autori come Buzzati e Borges mi hanno insegnato ad amare.

Sono i contrasti che reggono il romanzo.

In primis quello tra ciò che ci si aspetta dal Regno dei cieli e quello che Alfredo si trova davanti e sperimenta in prima persona. Il Paradisoè in fatti molto meno accogliente e gaudente rispetto a come ce lo hanno sempre raccontato. Ci sono rigidissime normative da rispettare per mantenere la quiete, al punto che mi viene da pensare che il vero Paradiso sia quello che viviamo qui in terra ogni giorno. Dove le regole possiamo tranquillamente aggirarle come da nostra abitudine.

Ma non solo. Anche quello tra come viviamo e come alla fine del romanzo pensiamo sarebbe più giusto vivere. Rallentare e tornare a parlare alle stelle come stiamo facendo in queste nottate infinite ed insonni di quarantena. Dando senso compiuto e concreto a parole troppo spesso abusate e svuotate del loro senso come rispetto e solidarietà. Anche perchè è chiaro ma forse non abbastanza e Zappulla ce lo ricorda: la vita è un percorso difficile che dobbiamo affrontare insieme e non da soli.

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2 risposte a “IL VIOLINO DI DIO” di SALVO ZAPPULLA (SCRITTURAPURA)

  1. Salvo zappulla ha detto:

    Grazie. Bellissima recensione

  2. patrizia debicke ha detto:

    bello

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