“Caffè Voltaire” di Laura Campiglio (Mondadori)

MONDADORI - Laura Campiglio - Caffè Voltaire - ePRICERecensione di Marco A.Piva


Oggi Anna Naldini (anzi, Anna Violetta Naldini, anche se solo l’adorato nonno può usare il secondo nome) compie trentacinque anni. Sì, trentacinque, non 35. È una giornalista, ogni lettera è una frazione di centesimo guadagnato in più. Di solito.

Comunque. Trentacinque anni, divorziata, i genitori trasferitisi in California a fare la bella vita, si barcamena, tra le altre cose, tra lezioni private di lingua francese, un lavoretto correggendo bozze, una collaborazione come copywriter con un centro benessere, un accordo con una rivista di viaggi per la quale finge di vivere a Parigi invece che nella molto più prosaica Legnano, articolista per un quotidiano locale e per “La Locomotiva”, organo della sinistra dura e pura. E poi ama i caffè e gli aperitivi al bar sotto casa, il Caffè Voltaire, da sola o con Jacaranda (che in realtà si chiama Jolanda), cresciuta in serie difficoltà economiche ma che ora si diverte a fare la gran signora – anzi, la sciura – avendo sposato un ricco primario, e Federica, che Anna ha soprannominato Che Guevara, amica dagli anni della scuola, che potrebbe essere usata come esempio della donna socialmente impegnata. Come Randa (“Cazza la Randa!”) e Federica si sopportino a vicenda, nessuno lo sa.

Voce all'autore: Laura Campiglio racconta Caffè Voltaire - Libri ...Proprio il giorno del compleanno, Anna viene licenziata da “La Locomotiva”. Per motivi anche comprensibili, ha mancato del tutto una storia importante avendo solo fatto distrattamente presenza sul posto. Pochi giorni dopo, comincia a portare il curriculum a tutti gli organi di carta stampata di Milano. Di persona, per fare bella figura.

Intanto cade il Governo e Anna, a sorpresa, viene contattata da “I Probi Viri”, quotidiano di destra populista dai toni aggressivi. La direttrice, Berta Azzopardi, vuole incontrarla. Ma nel frattempo anche Arno Mazzesi, il direttore de “La Locomotiva”, le offre di tornare a bordo. Temeraria, Anna decide di accettare le offerte di entrambi. Scriverà ogni giorno un “corsivino” di 1.500 battute. Per entrambi i quotidiani. A Mazzesi suggerisce di nascondersi dietro a uno pseudonimo, ufficialmente per creare un’aura di mistero intorno a sé. E sceglie Rousseau, ripensando a una canzoncina che il nonno le cantava da piccola. La Azzopardi, invece, rifiuta di pubblicare il nome di una che fino a poco tempo prima ha scritto per un quotidiano di sinistra. E quindi, su “I Probi Viri” Anna sarà Voltaire. Sempre grazie alla stessa canzoncina.

La tranquilla Anna si trova quindi catapultata in una campagna elettorale molto accesa, avendo l’occasione di incontrare i tre candidati che si contendono la maggioranza. E ogni giorno scrive la stessa cosa vista da due punti di vista diversi.

E qui devo – voglio – interrompere il racconto di questa storia.

Questo romanzo mi era stato consigliato come “ironico”. E senza dubbio lo è. Anzi, spesso sconfina con gusto e abilità nella satira, sia della situazione politica italiana che della generazione dei trentacinquenni di oggi. Si tratta di un romanzo che all’inizio fa sorridere (e, in un paio di occasioni, sghignazzare) ma che, pagina dopo pagina, si inasprisce, si incattivisce, passando appunto dall’ironia alla satira. Perché, se l’ironia si fa con un sorriso e fa sorridere, la satira fatta bene si fa con un ghigno e porta alle lacrime. Tra i sorrisi e le osservazioni simpatiche, insomma, Laura Campiglio (nella foto, sopra) ci regala qualche pugno nello stomaco di quelli che fanno male.

Si tratta di un romanzo, in uscita proprio oggi. scritto con maestria vera. Laura Campiglio sicuramente sa giostrarsi bene con le parole (e ci mancherebbe, fa la giornalista, come il suo personaggio), è bravissima a presentarci personaggi completi e complessi con quattro tratti di penna. Ci fa appassionare a vicende assurde per poi dimostrarci che non sono per niente assurde, a macchiette che alla fin fine sono molto più realistiche di molta gente che di sicuro conosciamo di persona, a situazioni strane ma pienamente credibili. A volte leggiamo o sentiamo dire che “la verità è ancor più strana dell’immaginazione”, e qui l’autrice ci mette alla prova sbattendoci di fronte questa teoria: ci piazza di fronte fatti che sembrano artificiosi e forzati che però ci fanno rendere conto che… be’, i casi della vita sono più strani di molti romanzi. E questo, pur essendo un romanzo (chissà però se qualche passaggio viene dall’esperienza personale di Laura Campiglio), ci propone eventi che nella vita reale ci farebbero dire “questo sembra un romanzo”. E che, normalmente, in un romanzo, ci farebbero pensare “questo è assurdo”.

Non credo di aver mai scritto un paragrafo tanto contorto se non nei temi di italiano al liceo. Ma forse questo può aiutare chi sta leggendo a capire cosa penso di “Caffè Voltaire”. Leggendolo, scorre che è una meraviglia. Ripensandoci e cercando di descriverlo… ci si perde.

Leggetelo, fatevi un’idea. È bello. Ma proprio tanto bello.

Max? Uno Spoiler, grazie.

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