Il disastroso effetto del Covid-19 sui libri

di Marilù Oliva

È un momento tragico per la nazione, ma anche per il comparto editoriale. Librai, scrittori, promotori, editor, traduttori, impiegati del commerciale e così via: l’intera filiera dell’editoria è spettatrice, giorno dopo giorno, di uno scenario sempre più sconfortante. Un dissanguamento cui stiamo assistendo inermi.

Ecco i tristi numeri:

  •  70-75%  il calo del volume d’affari
  • 23.200 i titoli in meno pubblicati nel 2020
  • 49 milioni in meno di copie stampate
  •  il 98% degli editori considera il danno come significativo o drammatico
  • il 64% degli editori ha avviato le procedure per la cassa integrazione o la sta programmando

Dopo i danni alle persone e quelli all’economia, ecco il disastro per la cultura. Questo è soltano l’effetto delle rezioni a catena innescate dal Covid-19? Non ne sono sicura. Librerie chiuse, e-store con problemi di rifornimento, gente smarrita che dà l’assalto ai supermercati e fa incetta di lieviti e farine, trascurando il cibo per l’anima. Bisognerà pur mangiare, è vero. Ma non credo che sia solo questo.

Cosa sta succedendo, oltre al fatto che siamo tutti angosciati, smarriti, cauti?

Penso che parte della crisi sia dovuta alla percezione distorta che abbiamo della cultura, quest’entità ritenuta inutile da un popolo abituato a curare il proprio orticello, a fregiarsi di certezze, a non mettersi in discussione, gente che insegue il guadagno facile, la visibilità, spesso un universo di telespettatori imbarbariti da squallide liti televisive, reality all’insegna del trash, youtuber che insegnano quanto la banalità sia il viatico più conclamato per il successo. A cosa serve, dunque, studiare, leggere, informarsi, porsi con atteggiamento curioso, dialettico, poetico?

La cultura, nel nostro paese, non vale niente.

E con questa i libri, che della stessa sono, almeno in parte, tramite.

Ma il problema non è solo la televisione o l’informazione deviata. Il problema è una mentalità che andrebbe riprogrammata e che ritiene assolutamente scontato che un calciatore o un presentatore TV guadagni milioni di euro e un operatore del settore culturale no. Discorsi vecchi, ma purtroppo sempre attuali. In un paese in un cui si ha la pretesa che gli artisti vivano d’aria e non si concede all’arte il giusto riconoscimento, è fisiologico che – alla prima immensa crisi – a risentirne sia proprio il mercato in questione, nella fattispecie quello librario.

Quindi il libro, già da tempo oggetto sottostimato (testimoni ne sono la rincorsa agli sconti, quando non la pretesa degli stessi, o i recenti sondaggi Istat che dimostrano quanto poco amanti della lettura siano gli italiani) sta perdendo il suo valore?

Perché non vengono prese serie misure per dare una mano agli editori, ai librai e a tutti noi che siamo impegnati in questo settore?

Se la Francia,  in similare frangente, ha annunciato – nella persona del ministo della Cultura Franck Riester –  che garantirà un sostegno di 22 milioni di euro al settore della cultura  (di cui 5 milioni destinati al settore dei libri), Ricardo Franco Levi, presidente dell’Associazione Italiana Editori ha lanciato un SOS al governo, affinché siano estesi al mondo del libro i provvedimenti di emergenza già previsti per il cinema, lo spettacolo e l’audiovisivo, dichiarando che:

Il Paese non può immaginare di restare senza teatri o cinema, ma non può nemmeno immaginare di restare senza libri e librerie.

Speriamo che il suo appello venga ascoltato e che, per concertare una soluzione (urgente, necessaria), vengano coinvolte anche le maestranze che da decenni si occupano di libri: chi li realizza, chi li propone, chi li vende, chi ne usufruisce. Editori, librai, scrittori, promotori etc, ma anche insegnanti e realtà territoriali che da anni promuovono la lettura, scuole, organizzatori di eventi e festival letterari, scrittori, gruppi di lettura, traduttori e chiunque concorre alla diffusione di questi magici oggetti di carta. Sono fermamente convinta che, anche in questo caso, come per il Covid-19, l’unica tutela per salvaguardarci dalla rovina sia attivare una fitta rete di solidarietà.

Ma non basta. Ciò che spero è soprattutto che cambi la percezione del libro: se non ora, nei prossimi anni. Con nuovi lettori che si stanno formando grazie alle famiglie, alle scuole e a rassegne come il Salone internazionale del libro di Torino o il Festivaletteratura di Mantova o Un mare di libri a Rimini (e ce ne sono molti altri), a book-influencer (Casa dei Lettori, per citare uno dei più seguiti su Twitter, ma sono davvero tanti e talentuosi) grazie all’attività eroica di librai e bibliotecari, degli scrittori che girano indefessi per presentare i loro romanzi (spesso portando parallelamente avanti anche un secondo lavoro, che dà loro sostentamento).

Se davvero cambiasse la nostra mentalità, in una qualsiasi altra situazione d’emergenza futura, la crisi del libro non sarebbe così cupa.

Perché chi ama i libri li considera beni primari e non ne fa a meno, soprattutto nei momenti più bui.

Chi ama i libri, vuole trasmettere questa passione ai propri figli, ai propri amici. Li compra per sé e li regala agli altri.

Chi ama i libri non pretende che siano gratuiti, non lima sui prezzi, conosce la fatica e il lavoro onesto di chi si è speso per un progetto.

È difficile che un non-lettore capisca queste dimensioni. Però potrebbe provarci. Sarebbe bello che – in un momento così drammatico per il mondo editoriale – tutti dessero una dimostrazione di sostegno e ordinassero in libreria (ce ne sono quasi in ogni città che si sono organizzate per le consegne a domicilio) qualche volume. Sarebbe davvero meraviglioso. Una grande catena nazionale per dare una mano alla cultura.

Ma ancora più bello sarebbe se questo fosse solo un inizio: il rito d’iniziazione per la creazione di un grande numero di nuovi lettori. Gente che ci prova per la prima volta e magari  decide che è meglio dedicare le proprie sere fluttuando dentro un corposo romanzo storico o in un crime che lascia senza respiro, anziché seguire i cicalecci televisivi o saltabeccare da un social all’altro.

Il mercato librario ha bisogno di lettori tanto quanto i lettori hanno bisogno dei libri e chi legge per passione sa quanto siano preziosi portali verso mondi possibili. Sebbene non siano rassicuranti, sebbene possano scuotere e destabilizzare, eppure dispiegano esistenze diverse, orizzonti inediti, nuove visioni dentro di noi e avvicinano agli altri: in questo senso, nel ritrovo intimo di un altrove che per un’inspiegabile alchimia ci riconduce a noi stessi, sta la loro essenza. Preserviamola, quindi. Tutti insieme.

 

 

Questa voce è stata pubblicata in cultura & arte, editoria, Uncategorized e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Il disastroso effetto del Covid-19 sui libri

  1. patrizia debicke ha detto:

    ok ottimo

  2. PG Fabbrini ha detto:

    Ehhh sì un disastro
    I paesi in via di sviluppo ne usciranno? Il presidente delle Filippine ha ordinato alla polizia di sparare a chi non rispetta la quarantena

    Inviato da iPhone

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...