“Le unghie rosse di Alina” di Christine von Borries (Giunti)

Le unghie rosse di Alina - GiuntiRecensione di Patrizia Debicke

Secondo romanzo per Giunti di Christine von Borries dopo il fortunato A noi donne basta uno sguardo. Stesso colorito scenario fiorentino, stessi personaggi di punta e di contorno e un nuovo mistero da risolvere o meglio un nuovo spietato delitto per le quattro amiche Valeria Parri, Pm alla Procura di Firenze; Erika Martini, ispettore di polizia; Giulia Gori, giornalista e Monica Giusti, commercialista. Quattro poliedriche donne in carriera che riescono a mischiare assoluta incoscienza, professionalità, volontà, rischio, voglia di verità e giustizia a ogni costo, in una complessa trama dai tratti giallorosa. Tanto per cominciare però s’impone che ve le presenti. Dunque andiamo per ordine: Valeria Parri, pubblico ministero madre di due bambini con un terzo in arrivo e il pancione del settimo mese ma, purtroppo per lei, in fase di sofferta rottura con il marito, un professore universitario di successo, concupito da una bella dottoranda.

Numero due: Erika Martini, cazzuta, pratica con successo arti marziali, ispettrice di polizia, molto volubile nei rapporti con gli uomini, madre single di un bambino di otto mesi, Tommaso, avuto da un professore tedesco. Tra loro è ancora burrasca, (in via di accomodamento chissà?) perché lei gli aveva nascosto il bambino e lui aveva cercato di prenderselo. Terza: Giulia brava giornalista per una piccola testata di assalto, sempre al pezzo, sempre pronta a cogliere ogni occasione al volo, in cerca dello scoop, in rapporti affettivi in astinenza forzata perché convinta di essere stata presa in giro dall’ispettore Nistri. Quarta e ultima: Monica, valente commercialista in fase di ricarica (nel romanzo precedente lo studio per cui lavorava è andato a gambe quarantotto per colpa dei suoi soci coinvolti in una brutta storia anche per la sua denuncia). Lei si è rimboccata le maniche, ha iniziato una nuova attività da sola, stringe i denti. va avanti e comincia a farsi dei clienti, ma dal lato affetti sogna solo un bambino in casa però è sempre impelagata con l’attore bellone egoista, che non vuole sentirne parlare.

Ma torniamo al romanzo e al cadavere di una donna, trovato da un pescatore, nelle acque di un torrente poco lontano da Montelupo Fiorentino. La vittima, ripescata dalla scientifica, è una bella ragazza, vestita bene con lunghi capelli biondi e le unghie laccate di rosso, è stata strangolata. Dopo i primi successivi fortunati accertamenti salterà fuori che si tratta di una prostituta ucraina di livello, Alina che abitava con due amiche, ragazze come lei, in piazza del Carmine. Un delitto legato alla prostituzione? Alina è stata punita per uno sgarro? Un cliente insoddisfatto? E tuttavia qualcosa non quadra perché l’autopsia indirizza presto verso un diverso scenario. Infatti si prospetta anche l’ipotesi che quello che si vorrebbe far sembrare un omicidio commesso d’impeto celi invece una complicata storia criminosa. Saltano fuori giri di denaro che collegano quella brutta faccenda agli interessi di un certo giro altolocato di Firenze, disposto a tutto pur di soddisfare le proprie voglie. Voglie che contemplano l’avere un figlio, scavalcando leggi e regole, a ogni prezzo e a ogni costo. Un bell’impiccio, tanto lavoro da fare e un’infinità di problemi e contrasti da sormontare. E tuttavia tra una cena, un caffè, un allenamento , un aperitivo e una serata a teatro, le inseparabili amiche Valeria, Erika, Giulia Gori, e Monica, tutte insieme, riunendo forze e intelletto, non solo riusciranno a far quadrare il gran casino di trame sentimentali, tradimenti e tensioni familiari che affollano le loro vite, ma riusciranno a far incastrare i pezzi di un camaleontico puzzle legato alla morte di Alina. Tutto questo in virtù di un’arma in più, potente ed efficace: intanto essere donne e come tutte le donne costrette da sempre a giocare su più tavoli e sbrogliare più situazioni, ma e soprattutto per il senso di amicizia, la complicità e la solidarietà che le ha sempre legate per tanti anni. Ma il pericolo, abilmente mascherato, è in agguato e pronto a colpire senza pietà, tanto che stavolta il nostro agguerrito quartetto al femminile rischierà addirittura la propria vita per scoprire la verità.

Christine von Borries, madre italiana e padre tedesco, nasce a Barcellona nel 1965. Dopo la laurea in giurisprudenza vince il concorso in magistratura e lavora come pubblico ministero ad Alba, Prato, Palermo e dal 2005 a Firenze. Ha pubblicato con Guanda Fuga di Notizie e Una verità o l´altra. Per Giunti è uscito il primo romanzo con protagoniste le quattro amiche fiorentine, A noi donne basta uno sguardo.

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