A distanza ravvicinata, di Sabrina De Bastiani e Daniele Cambiaso (Fratelli Frilli)

Recensione di Raffaella Tamba

La prima indagine di Mistral e Pietro è il sottotitolo di questo romanzo scritto a quattro mani da Sabrina De Bastiani e Daniele Cambiaso (nella foto, sotto), scrittori e redattori, entrambi liguri, che lanciano con questa opera prima edita da Frilli una nuova ‘coppia’ di investigatori. Mistral ha il nome di un vento provenzale, fresco, luminoso e molto forte, e tale si rivelerà come persona. Pietro è più solido, fermo, chiuso in se stesso. Mattine, pomeriggi, sere, notti di un luglio di fine millennio si susseguono nel vissuto di ciascuno di loro, come un palcoscenico al quale si affacciano da entrate laterali opposte, in momenti diversi, col proprio seguito di personaggi; per poi ritirarsi e cedere i riflettori all’altro.

Risultato immagini per A distanza ravvicinata, di Sabrina De Bastiani & Daniele Cambiaso (Fratelli Frilli)

Un’estate calda, soffocante, la spiaggia e gli stabilimenti balneari di Lavagna, i giorni immediatamente precedenti la festa locale chiamata Torta dei Fieschi, rivisitazione di un evento storico che evoca il matrimonio avvenuto nel 1230 tra il conte Opizzo Fiesco e la nobildonna senese Bianca de’ Bianchi, e comprende una sontuosa sfilata in costume per le strade della città e poi il taglio simbolico della mastodontica torta che, secondo la tradizione, i due sposi avrebbero donato alla popolazione per festeggiare l’unione tra i loro due casata.

L’indagine affonda le sue radici nel passato e nella colpa di alcune persone, un passato comune, condiviso, ma colpe molto diverse; colpe assorbite per un affetto fraterno che esonda ogni giudizio e valore personale, colpe sostenute con arroganza e spietatezza, colpe portate avanti quasi per inerzia e, forse, sofferte, elaborate verso un pentimento ormai del tutto inutile.

Risultato immagini per A distanza ravvicinata, di Sabrina De Bastiani & Daniele Cambiaso (Fratelli Frilli)Al centro della storia, Gertrud Stingel, un’anziana tedesca da anni residente in Italia, isolata, scontrosa, invisa a tutti, ma lei per prima aggressiva fino alla crudeltà. Mistral, studentessa in vacanza nei Bagni Elena, dove era fissa con la propria famiglia da bambina, riceve dal gestore dei bagni l’ombrellone confinante con quello della donna. L’incontro fra le due, brevissimo, quasi in una bolla irreale, avviene sui libri, passione comune: l’occhiata che Mistral, nell’atto di iniziare il libro appena comprato, La domatrice di Agatha Christie, rivolge alla lettura della vicina (i grandi lettori comprenderanno benissimo, per averlo più volte vissuto in prima persona, quell’istinto imbarazzante ma irresistibile, quando scovano qualcuno con un libro in mano, di sapere che cosa stia leggendo, come identificassero la tessera di appartenenza ad una comune setta segreta) è un battente con il quale bussa alla recondita personalità dell’altra: “Lo fa con chiunque le capiti di osservare. Non fa caso a pettinature e abbigliamenti, ma titoli e copertine le rubano gli occhi, ogni volta. Trova che le letture rivelino molto, se non tutto, di una persona”. Si stupisce vedendo che quello che ha in mano Frau Stingel è il libretto di un’opera di Wagner, Das Rheingold, L’oro del Reno: “Mi piace la realtà, soprattutto quando si traveste da mito” confida spontaneamente, come se avesse già percepito che la giovane ha la sensibilità giusta per ricevere quel dato personale di sé.

Ed è così: Mistral ha davvero una sensibilità insolita, nel senso più letterale del termine, permeabilità alle sensazioni, agli impulsi, a tutto ciò che si può percepire con l’istinto, sottintesi, emozioni, fremiti, e con i sensi: “Vista, udito, olfatto, maggiormente. Sensi abituati a registrare le più svariate informazioni, sensi che lavorano in sinergia. Parlare guardando in viso l’interlocutore e registrare al contempo i movimenti delle persone attorno, i suoni, campane, clacson, risate”.

Queste percezioni la tengono all’erta e quando viene a sapere della morte di Frau Stingel, perché sarà proprio la tedesca la vittima dell’intreccio giallistico, la prima reazione, profonda e inconfessata, è quella di un sottile dolore che viene dal substrato umano presente in ciascuno di noi e che tanto spesso è muto, ricoperto di orgoglio, principi, pregiudizi, egoismi. Quel substrato invece in Mistral si fa sentire ricordando al suo subconscio emozionale il senso di appartenenza all’umanità di qualsiasi individuo, indipendente dalla sua storia e dalle sue colpe. Così, impulsivamente, conduce un’indagine sua seguendo una pista completamente diversa da quella dei Carabinieri che, a sua volta è bipartita: una, ufficiale, quella della sezione di Lavagna, rappresentata dal maresciallo Rebonato e dall’appuntato Malavasi. L’altra è quella ufficiosa di Pietro Farnè, presente a Lavagna sotto copertura, in missione per incarico di Pergolesi, colonnello dell’Arma ma anche agente segreto del Sisde. È la loro investigazione ad avere un doppiofondo: non si ferma alla vittima ma mira al fratello di lei, Gunther Stingel, ex ufficiale nazista, responsabile di eccidi efferati durante e dopo la guerra, capofila di traffici sporchi fra Italia e Guatemala dove appoggiava il regime dittatoriale contro i ribelli e, a sua volta, anello di congiunzione con un criminale più pericoloso e più critico.

Le tre indagini presto s’intrecciano, e gli autori sono maestri nel tirare quelle fila in modo equilibrati, giocando con le rispettive interferenze per creare suspense: i protagonisti a volte si incrociano per un attimo, altre volte si sovrappongono, altre ancora si mancano di pochi istanti; a volte collaborano, altre volte si oppongono, ma non si screditano mai. C’è rispetto reciproco, consapevolezza di ruoli diversi, mantenimento di confini di autorità: “guardare tutto dalla giusta distanza. Vedere ogni cosa, ogni persona per quello che è, distinguerne i contorni con chiarezza, osservarne lo sfondo”.

La stessa visione prospettica di Mistral, il cui istinto la incanta con piccoli dettagli, quelle sensazioni minute, come obiettivi di una vecchia macchina fotografica che si stringono sempre di più su un particolare, senza arrivare troppo vicino da perdere il fuoco: “Tanti pensieri in testa, come schegge di vetro, che faticano a comporre un disegno coerente. Ma luccicano. E pungono. Immagini di attimi”. All’inizio è combattuta, “pensando se i segni del destino esistano in quanto tali o se siamo noi, in base ai nostri pensieri, desideri, ad attribuire loro un senso, a considerarli dei significanti, quali, di fatto, non sono. L’universo ci parla o siamo noi a doppiarlo con quello che vorremmo sentire?”. E sceglie la prima, sceglie di ascoltare l’istinto e il destino che vi si affaccia, perché la sua sensibilità va oltre tutto quello che il mondo impone, entra nell’animo più profondo, con discrezione, a distanza ravvicinata.

C’è una solitudine di base nell’intimo dei personaggi principali: in Pergolesi, nascosto dalle sue coperture professionali, da un segreto che deve far sì che resti assolutamente tale, dalla necessità di essere un’ombra che appare e scompare; in Mistral, che si sente diversa dal mondo delle coetanee nel suo bisogno di silenzi e di ricordi; in Malavasi, convinto di non poter competere sul mercato della socializzazione per il suo carattere serio, timido, schivo; in Pietro, oppresso da dubbi, ricordi dolorosi, e dalla sensazione incalzante di dover decidere di sé, del proprio futuro, soprattutto del rapporto con la persona che ama e dalla quale è riamato; ed in Gertrud, vissuta tutta la vita nella sofferta devozione per un fratello agganciato alla catena di una fredda obbedienza a giochi di potere, che lei non volle mai tradire, perchè un affetto, giusto o sbagliato che sia, è comunque un legame e fa male se viene spezzato.

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