“Sto pensando di finirla qui” di Iain Reid (Rizzoli)

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Iain Reid – Ha esordito nella narrativa con questo thriller, pubblicato in 20 paesi, che diventerà presto una produzione Netflix diretta del regista premio Oscar, Charlie Kaufman. Anche del suo secondo romanzo Foe, bestseller internazionale, sono già stati acquisiti i diritti cinematografici.

Un pensiero può essere più reale, più vero, di un’azione. Puoi dire qualunque cosa, fare qualunque cosa, ma non puoi fingere un pensiero.”

Jake, uno spilungone un po’ sbilenco, sta portando la fidanzata a conoscere i suoi genitori, ma lei medita già di lasciarlo. Non è innamorata e forse ha sempre saputo fin dall’inizio che sarebbe finita.

Fuori la strada è deserta e dal finestrino scorrono poche fattorie con granai e campi sterminati a perdita d’occhio. Un paesaggio che Jake ama e lei no. Peccato perché è un ragazzo intelligente e non fa battute da quattro soldi e peccato anche che ascolti odiosa musica country a tutto volume.

E mentre Jake conta di presentarla ai suoi come la bella ragazza che beve troppo gin, lei è ossessionata dal pensiero di finirla lì.

Si sono conosciuti da poco più di un mese in un pub e dopo sei giorni hanno cenato insieme e sono andati al cinema. Dopo lui ha voluto fare sesso usando solo le mani e lei non ha osato raccontargli dell’uomo che la bersaglia di telefonate.

Una notte ha visto un tizio alto spiarla dalla finestra e da allora ha cominciato a ricevere strane telefonate e messaggi inquietanti in segreteria. La cosa strana è che le telefonate arrivano dal suo stesso numero e non sa darsi spiegazioni. A volte l’uomo la chiama anche dodici volte in una notte.

Tutte cose che non saprebbe come spiegare a Jake. Pensieri cupi che non la mollano per tutto il viaggio, fino a che lui propone una sosta, parcheggia davanti al suo vecchio liceo, entra e scompare.

Lei lo aspetta a lungo prima di decidersi a scoprire che fine abbia fatto e cosa stia succedendo…

Contemporaneamente alla storia dei due fidanzati apprendiamo di un grave fatto di sangue avvenuto in un liceo. Un uomo viene trovato in condizioni tremende in un armadio, tra scritte ossessive sui muri che ripetono all’infinito sempre la stessa frase: C’è una sola domanda a cui dobbiamo dare una risposta.

Ma nessuno sa quale sia la domanda.

L’uomo è morto dissanguato per ferite da perforazione. Da tempo dava segni di squilibrio e scriveva in modo compulsivo su tanti taccuini, ma nessuno se ne era preoccupato più di tanto…

Inevitabilmente le due storie confluiranno in un finale che non mancherà di sorprendere. E il lettore attento troverà finalmente la spiegazione a tanti piccoli indizi lasciati qua e là fin dalle prime pagine.

Che intendevi quando hai detto che i ricordi sono quasi sempre romanzati?” gli chiedo.

Un ricordo è diverso ogni volta che viene ricordato e raccontato. Non è un dato assoluto. I racconti basati su eventi realmente accaduti molto spesso hanno a che fare più con la finzione che con la realtà. Vale sia per le cose inventate sia per quelle vere. Si tratta di storie, in entrambi i casi, che vengono ricordate e raccontate. Le storie sono il modo in cui impariamo le cose. Sono il modo in cui ci conosciamo a vicenda. Ma la realtà… quella succede una volta sola.”

Un esordio fulminante con abili descrizioni di personaggi, gesti e pensieri. E se alla critica ha ricordato le opere di David Lynch io ci ho trovato anche tracce di Shining e Psyco. Tradurlo in un film non sarà fatica da poco e il successo dipenderà molto dalla bravura del protagonista a cui toccherà un compito davvero impegnativo. Un film che non mi perderò, come non mi perderò Foe il prossimo thriller di Iain Reid.

Paola Rambaldi

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