GRANDANGOLO: “IL VOLTO DELL’ASSASSINO” di AMY McLELLAN (CORBACCIO)

Risultato immagini per "IL VOLTO DELL'ASSASSINO" di AMY McLELLANRecensione di Marco Valenti

Di chi ti puoi fidare quando ti sembrano tutti sconosciuti?

Questa la frase di lancio del romanzo di Amy McLellan edito da Corbaccio, in libreria dalla metà di Aprile. “Il volto dell’assassino” (“Remember Me” nella versione originale) è il debutto per la giornalista britannica scopertasi scrittrice. Dopo aver viaggiato per il mondo si è ritirata nella calma dello Shropshire, tra Birmingham e il confine con il Galles, dove ha iniziato a dedicarsi alla scrittura. E se i risultati sono quelli che questo suo debutto lascia intravedere, possiamo stare tranquilli. Il meglio deve ancora venire. Per ora sta solo prendendo le misure alla sua nuova avventura. Ma lo fa con il piglio, il carattere, la padronanza di una veterana, riuscendo a tenerci incollati a tutte le 360 pagine del suo romanzo.

Non si tratta solo di essere in grado di tessere una trama che prende direzioni sempre inattese per poi sfociare in un finale drammatico ma inevitabile. C’è la paziente cura dei dettagli, anche di quelli secondari, che costituisce l’altra forza del romanzo. La pazienza nella costruzione dei personaggi che vengono modellati aggiungendo un dettaglio alla volta, senza avere fretta di arrivare a quel dunque che la tensione costante mantiene palpabile ma ancora non pienamente delineato.

Sarah è rimasta coinvolta in un drammatico incidente stradale da cui ha riportato un grave trauma che si porterà dietro per sempre. Le viene diagnosticata la Prosopoagnosia, disturbo neurologico a carico della memoria che porta all’incapacità di riconoscere i volti delle persone, che le appaiono sempre come estranei incontrati per la prima volta. Per questo vive in compagnia della sorella e del nipote. Tutto procede tra alti e bassi fino a quando una sera la sorella viene uccisa da qualcuno penetrato in casa, incidente in cui anche lei rimane ferita. Sarah vede il suo aggressore ma sa perfettamente che non sarà in grado di riconoscerlo. Il suo volto si perderà per sempre nella nebbia della sua mente, mentre inizia il difficile suo percorso senza la sorella sua unica certezza al mondo.

La parte che più mi ha colpito (e non poteva essere altrimenti) è quella legata alla gestione quotidiana della Prosopoagnosia, deficit percettivo del quale non avevo mai sentito parlare. È anche vero che l’ultima volta che ho lavorato in Neurologia si assesta all’incirca a metà anni novanta, quando ero ancora giovane e pieno di speranze. In ogni caso l’impatto della malattia nella vita di Sarah determina l’intero svoglimento del romanzo. Si muove tutto intorno al suo disturbo acquisito. Il fascino della narrazione risiede in gran parte nel capire la difficoltà per chi ha questo deficit neurologico (o altri disturbi simili) di confrontarsi con le piccole cose di tutti i giorni, con tutti quei gesti e quelle situazioni che diamo per scontate, che siamo soliti compiere ed affrontare in maniera praticamente automatica. Quando si perdono le certezze di sempre e ci si scopre deboli in modo assolutamente consapevole crolla tutto. Ancor peggio per Sarah che la sua certezza l’ha perduta in modo cruento e davanti ai propri occhi senza riuscire a porvi rimedio e ben sapendo che sarà solo l’inizio del suo calvario. Ogni volto per lei è potenzialmente quello dell’assassino della sorella. Ogni situazione nasconde insidie che per altri non esistono. Ogni pensiero è condizionato dalla sua situazione. Ogni giornata è una lotta per non cadere nel buio.

Chi non ha mai visto da vicino i deficit neurologici non ha idea dell’inferno che si è costretti a fronteggiare per ogni singolo gesto, anche il più banale come bere e mangiare. Brava la McLallen a riuscire (e brava la Corbaccio nel credere nelle potenzialità espressive e narrative del libro) a renderci tangibile questo dramma attraverso le pagine di un thriller carico di pathos come “Il volto dell’assassino”. Farlo attraverso un trattato di riabilitazione neurologica sarebbe stato troppo facile e troppo noioso. Molto meglio arrivare allo stesso obiettivo grazie ad un romanzo che coinvolge sin dal primo capitolo mantenendosi all’altezza della situazione per tutta la sua durata. La letteratura, quella vera, usa tutte le sue armi per sedurre e portare a riflettere. La McLallen sembra averlo capito.

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Una risposta a GRANDANGOLO: “IL VOLTO DELL’ASSASSINO” di AMY McLELLAN (CORBACCIO)

  1. patrizia debicke ha detto:

    ok auguri per la metà aprile

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