“Il gattolico praticante, Esercizi di devozione felina” di Alberto Mattioli (Garzanti)

Risultato immagini per il gattolico praticante garzantiRecensione di Patrizia Debicke  

Un libro che non è dedicato ai gatti, ma a chi li ama. Quindi non al peloso «animale domestico» – quanto domestico poi è ancora da dimostrare – ma a colui che si ritiene suo «padrone». Insomma a colui che sia in grado di riconoscere incondizionatamente la gattesca superiorità. Tra loro, in veste di autore di questo saggio, quasi una dichiarazione d’amore alla tigre da salotto, c’è Alberto Mattioli , giornalista, scrittore, librettista d’opera e genitore adottivo della ora sedicenne micia Isolde (la wagneriana Isotta) che senza pudore confessa al mondo intero i motivi della sua totale devozione per i gatti, con un panegirico del gatto erudito ed elegante, a uso e consumo dei loro padroni. Ops pardon, che dico mai: coinquilini. E proprio nelle quattro e dettagliate pagine di introduzione, l’autore ci spiega che questo suo libro è consacrato a “Il gattolico praticante”.

Ciò nondimeno in virtù dell’effervescente penna di Mattioli diventa senz’altro una lettura consigliata al di là dei “gattolici”, anche ai padroni di cani e d’altro… Secondo Alberto Mattioli ci sono una marea di motivi per decidere di prendere un gatto, motivi che spiega in un dettagliato capitolo intitolato: “I cento «non» per dire sì al gatto” e a me pare doveroso citare quelli per me più significativi come: non dice mai sciocchezze, non si droga, non è vegetariano, non commenta la moviola,non vuole giocare a carte, non lamenta la scomparsa delle mezze stagioni. non è intollerante (idioti a parte), non legge settimanali di gossip, non parla delle scie chimiche, non è razzista, non va affanculo (ma ti ci manda), non è mai ridicolo (ma può essere buffo), non fa le fusa se non ne ha voglia, non da confidenza agli estranei e ma guardate un po’: non scrive libri. Poi da bravo paladino della causa ci spiega la sua assoluta ammirazione per un animale che conosce il mondo, sa cosa gli tocca e ci tocca per averlo già vissuto nelle sue passate vite e come contenersi con gli altri esseri viventi, ma e soprattutto con l’uomo, con cui ha insensatamente ha scelto di convivere, abbassandosi al suo livello. E se non bastasse ci indica quella che dovrebbe essere la nostra scelta. Prendere un gatto perché il tempo a lui dedicato al gatto è solo piacere, una pausa dai folli ritmi dell’attuale quotidiana vita di lavoro, liberi dalle assurde catene che bene o male tutti ci siamo imposti. Senza mai dimenticare però che non si può addomesticare un gatto, bisogna solo sperare che sia lui a sceglierci e a bistrattarci a suo piacere. Ma c’è più di un compenso nell’accettare la gattesca schiavitù: il gatto è pulito, stimola la meditazione e piace ai tanti famosi gattolici della storia e dell’oggi. E infatti Mattioli ci narra la grande passione per i gatti di Richelieu, ne aveva ben quattordici: Soumise pare fosse la più amata, ma c’era anche un nerissimo Lucifer e ,soprattutto, Ludovic-le cruel, vero demonio nel cacciare i topi, descrive le lunghe e alterne vicende di Micetto, amato gatto di Papa di Leone XII ereditato da Chateaubriand. Impossibile dimenticare che : nella White House sono di casa dai tempi di Lincoln e che durante la Seconda Guerra Mondiale il gatto che fece compagnia a Churchill rispondeva al mitico nome di Nelson. Senza contare i gatti moderni come il “ civil servant” Larry, gatto in forza al Premier inglese che vive al 10 di Downing street e ha un profilo Twitter con 189 mila followers… E che mi dite dei tanti “gattini” gli idoli della rete? Hanno trovato un nuovo palcoscenico e superano tutti per il like. Insomma il gatto fa audience, piace. Eccome! E se poi andiamo a guardare la storia dell’arte… Ai tempi degli egizi era quasi deificato. Se la mamma con i suoi micini infatti è un gioiello di scultura del VIII Avanti Cristo , il gatto compare in una serie di capolavori di tutte le epoche: in una Madonna con Bambino di Leonardo, in un ritratto di Tiziano, gioca con una anfora piena di vino nelle Nozze di Cana di Paolo Veronese, in un’Annunciazione del Lotto e in una di Rubens, in scene sexy quali L’uomo nudo con gatto di Giovanni Lanfranco e L’Olympia di Manet e in altre opere ma è l’indiscusso protagonista di Katz und Vogel (ovvero Gatto e uccello) di Paul Klee. Se pensiamo alla musica troviamo i gatti di Offenbach e Stravinskij. Se parliamo di letteratura a lui hanno dedicato opere Baudelaire e Apollinaire e il premio Nobel per T.S. Eliot, poi di recente proprio rifacendosi al suo testo, Andrew Lloyd Webber, ha creato il musical ‘Cats’ . Forse tanti politici di spicco dovrebbero far tesoro dell’idea felina e perché no tenersi vicino un gatto. Che poi se dal punto di vista decisionale si rifacessero a loro … Tanto per cominciare un gatto non è mai politically correct. È privo di ipocrisia, fa ciò che deve anche se spiacevole. Insomma se al momento di scegliere i politici seguissero le sue orme forse sarebbero più efficienti, duri, diretti e perspicaci. E certamente meno ipocriti.

Alberto Mattioli (Modena 1969) è giornalista del quotidiano «La Stampa». Esperto d’opera, ha collaborato con molti teatri e riviste italiani e internazionali. Ha scritto tre libri, due libretti d’opera e qualche migliaio di articoli.

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