GRANDANGOLO: “DARK WEB” di SARA MAGNOLI (PELLEDOCA EDITORE)

Recensione di Marco Valenti

Partiamo da un doverosa e fondamentale precisazione. Il Dark web è la part più sommersa e più oscura del Deep web, quella porzione di internet cui solitamente nessuno di noi acccede e che pare sia molto difficile da stimare in quanto a grandezza. Lì si trova il peggio della razza umana. Sotto ogni punto di vista. Ed è lì che rischia di finire la protagonista del romanzo di Sara Magnoli. Eva sogna la ribalta come la maggior parte delle teenager di oggi. E lo fa pensandosi “influencer” da milioni di like. La ragnatela della rete però la porterà ad essere invischiata in un meccanismo per lei quattordicenne troppo grande e troppo difficile da capire appieno. Sarà l’incontro con “il ragazzo del destino” a farle perdere il contatto con la realtà e a volersi ostinare nel non chiamare le cose con il proprio nome.

Nelle duecentoventiquattro pagine del romanzo Sara Magnoli pone l’accento su quelli che sono i problemi dei giovanissimi di oggi e sul rapporto tra la nostra società contemporanea e l’invadenza della tecnologia. Soprattutto rispetto alla possibilità di accedere alla Rete in ogni luogo ed in ogni momento grazie agli infernali cellulari. Rapporto che riguarda [è bene precisarlo, allargando il ragionamento oltre la trama del romanzo] anche noi adulti, tutt’altro che immuni a tale fenomeno. Non a caso, infatti, considero il volume adattissimo ad ogni fascia di età, nessuna esclusa.

Ci sono due mondi che si scontrano in “Dark web”. Quello di Eva e degli adolescenti, che come lei, vogliono e cercano di crescere troppo in fretta anche a dispetto dell’anagrafe e quello degli adulti, che presi da mille altre problematiche spesso si scordano di provare a porre un freno a questa voglia di maturità e di indipendenza dei ragazzi. Ma il vero scontro è più profondo, più “deep” appunto. Ed è lo scontro tra ciò che è reale e ciò che facciamo diventare reale. Cerchiamo di crescere in fretta ma non siamo in grado di far crescere parallelamente anche la nostra capacità critica e razionale percependo come intromissione ogni confronto con i genitori, gli insegnanti e gli adulti in genere. Siamo quindi come Eva. Sedotti da quei “miti del progresso” quali le tragicomiche figure delle “influencer”. Che poi, a ben guardare, tenendo conto di dove sta andando il mondo rischiano di risultare tragicomiche solo a me e a pochi altri, putroppo. Non è però allontanando Eva dal web che si risolvono i problemi, ma educandola all’uso della tecnologia. Semplicissimo a dirsi. Meno nel momento della messa in pratica. Non a caso reputo da sempre quello del genitore il mestiere più difficile in assoluto.

Non da meno, restando nelle pagine del romanzo, quello della Polizia Postale che scende nei meandri più oscuri ma soprattutto più terribili del web, laddove si annidano quei “ragni” che Sara Magnoli identifica giustamente come la peggiore espressione del genere umano. Non tutto però, scorrendo le pagine del libro. Sarà la figura del tassista, solo apparentemente marginale a riportate la luce in uno scenario tetro che potrebbe domani rivelarsi meno oscuro di quanto non si sia portati a vederlo oggi.

È anche vero che siamo spesso bravissimi a dipingerci uno scenario quotidiano a tinte molto più fosche di quanto non siano, ma stiamo attenti: quello del revenge porn è un fenomeno in aumento, e per una persona che denuncia ce ne sono decine che non hanno il coraggio di farlo. Utilizziamo quindi il libro di Sara Magnoli per portare il dibattito ed il confronto laddove è più giusto che nasca. Anche perchè tra la pagine di “Dark web” c’è spazio per altri due fenomeni verso cui occorre tenere altissima l’attenzione: la pedopornografia e il cyberbullismo.

In tutto questo risulta utilissimo un libro come questo. Soprattutto perchè parla esattamente il linguaggio dei giovanissimi. La scrittura di Sara infatti ha quel taglio “iperveloce” che si contestualizza perfettamente ai tempi velocissimi di internet. Ma lo fa però senza perdere di profondità. Non è infatti una corsa a chi arriva prima ma a chi riesce ad arrivare più in profondità nel sentire comune. Sembra una gara per evitare quel baratro in cui Eva sembra destinata a cadere pagina dopo pagina mentre invece è un grido di aiuto e di attenzione. C’è sì un baratro ma anche una degenerazione collettiva che non può e non deve lasciare indifferenti. Non so chi siano i colpevoli di questo stato di cose e come si possa essere arrivati a questo punto. So però che parlarne è l’unica arma che abbiamo in mano in questo momento. E “dark web” in questo caso capita a proposito per aiutarci in questa battaglia.

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