“L’assassino che è in me” di Jim Thompson (HarperCollins)

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Jim Thompson – Oklahoma – ha cominciato a scrivere romanzi molto giovane vendendo il suo primo racconto a True Detective quando aveva solo 14 anni. Ha scritto 29 romanzi e cosceneggiato Rapina a mano armata e Orizzonti di gloria di Stanley Kubrick. Da molti suoi romanzi sono stati tratti dei film.

È morto in miseria a Hollywood nel 1977.

Il classico americano L’assassino che è in me è stato scritto del 1952 in pieno boom petrolifero e ha dato lustro al suo autore che si è visto includere, insieme ad altri famosi scrittori, nel prestigioso volume dedicato al noir americano Library of America.

La prefazione è stata scritta da Stephen King nel 1988. E per essere una storia del 1952 è veramente innovativa e coraggiosa, una delle migliori opere di Thompson da cui è anche stato tratto il bel film di Winterbottom con Casey Affleck del 2010.

Narrato in prima persona, esplora l’inferno privato dello psicopatico Lou Ford, vicesceriffo di Central City, sonnolenta cittadina del Texas.

Lou gira disarmato e appare a tutti noiosamente lento, saccente e perfino poco intelligente, ma nessuno lo conosce per davvero. Ford nasconde un segreto, una malattia che gli ha rovinato l’adolescenza e che dopo quindici anni si risveglia più violenta che mai spingendolo a reazioni inconsulte.

Incaricato dallo sceriffo di cacciare dalla contea la prostituta Joice Lakeland che ha adescato il figlio di un ricco petroliere, Lou seminerà una scia di violenza. Il petroliere, disposto a pagare una sostanziosa somma per allontanare la peripatetica lo incarica della trattativa e le cose prenderanno da subito una brutta piega.

La donna insultandolo tirerà fuori i suoi peggiori istinti e stringerà con Lou una morbosa relazione sado-masochista. La sete di denaro e la malattia lo spingeranno a un duplice delitto e ogni volta che i sospetti cadranno su di lui il suo personaggio di sprovveduto bonaccione fugherà l’immagine dell’assassino e del delitto finirà per essere incolpato qualcun altro.

Ma ad ogni mossa le condizioni lo spingeranno ad aggravare sempre più la situazione. E se per le malefatte commesse a 14 anni si era addossato le colpe il fratello maggiore ed era stato protetto dal padre, adesso non ha più difese. Il padre aveva desiderato che diventasse medico fino a che non si era reso conto della gravità della sua malattia. Genitore e fratello erano poi morti in tragiche circostanze.

E i problemi di Lou non sono finiti. La fidanzata Amy preme per essere sposata. I soldi del petroliere risultano segnati e alcune banconote spese rischiano di condurre gli inquirenti sulla sua strada. Come finirà?

In un sacco di libri che ho letto, sembra che l’autore vada in tilt ogni volta che arriva a un momento cruciale. Comincia a trascurare la punteggiatura, a buttar giù le parole tutte insieme e a blaterare di fulgide stelle nel cielo e di inabissarsi in un profondo mare senza sogni. E non riesci a capire se l’eroe si sta portando a letto la sua ragazza o la borsa dell’acqua calda. Forse quel genere di stronzate dovrebbero essere roba profonda… un mucchio di critici se le bevono, ho notato. Ma per come la vedo io, lo scrittore è solo troppo schifosamente pigro per fare il proprio mestiere. E io sarò anche un sacco di cose, ma non sono pigro. Vi dirò tutto quanto – E lo fa davvero, comprese alcune cose che non siamo sicuri che avremmo voluto sentire, una volta che le abbiamo sentite. E ce lo dice attraverso un linguaggio incredibilmente schietto, libero da ogni pastoia convenzionale.”

Una storia travolgente letta d’un fiato dopo aver apprezzato il bellissimo film del 2010. Un classico del noir ristampato da HarperCollins, tradotto da Anna Martini, che entusiasma ancora e che non può mancare nelle vostre librerie. Assolutamente imperdibile.

Paola Rambaldi

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