“Grosso guaio a Roma Sud” di Marzia Musneci (Todaro)

Risultato immagini per "Grosso guaio a Roma Sud" di Marzia Musneci (Todaro)Recensione di Patrizia Debicke

Per me che ho vissuto e ricordo il clima e i personaggi che affollavano il mondo e le borgate romane degli anni 70 è facile immedesimarmi nelle folli, al limite dell’incredibile, avventure dei due gemelli congiunti (per i lettori forse più facile dire siamesi) Zek e Sam. La cornice, il ritmo della storia e l’ambientazione ricordano i film dell’epoca interpretati dal barbuto Tomas Milian, pseudonimo di Tomás Quintín Rodríguez. Tomas Milian, ottimo attore, sceneggiatore e cantante cubano naturalizzato americano che, con l’indimenticabile voce presa a prestito da Ferruccio Amendola, è ancora nella memoria romana per la sua interpretazione di Nico Grandi, poliziotto dai modi spicci ma efficaci, oppure per quella di Sergio Marazzi, er Monnezza, funambolico, abile e irresistibilmente comico ladruncolo della capitale. Un mondo vero però che esisteva, camminava e s’azzuffava per strade, un mondo cantato persino negli stornelli. Roma è la città dei grandi stornelli, spesso abilmente rivisitati dai loro più famosi interpreti in ballate della malavita, vedi le celebri Nun Ce vojo sta, Roma Capoccia, Sora Rosa, E lasseme perde…

Canzoni diventate spesso l’emblema e l’accompagnamento musicale di tanti film del genere. Canzoni che, a conti fatti, rispecchiano fedelmente lo spirito e l’atmosfera, o meglio il sapore che si può gustare leggendo Grosso guaio a Roma Sud di Marzia Musneci. E i suoi protagonisti, infatti, esibiscono caratteristiche che resero allora celebri quei film: l’involontaria comicità, il dolore di fondo e un’ inconscia pulizia, nonostante certe spesso non limpide scelte di vita. Epperò per tornare al romanzo di oggi bisogna allargarsi meglio e fornire ai lettori qualche spunto sulla trama.

I protagonisti Zek e Sam, gemelli congiunti ovverosia siamesi, soli dopo la morte della madre, cresciuti nell’orfanatrofio della parrocchia, incontenibili, orgogliosi, rissosi e per questo affidati adolescenti dal prete al gestore di una piccola palestra di periferia, continuano a sfogare la loro rabbia boxando come sparring partner e vivacchiano, cercando di arrangiarsi. Ormai catalogati come balordi dalla polizia, ovverosia piccoli delinquenti di periferia, accettano l’incarico da Chick Lanzetta, un boss del quartiere, di dare una ripassata a un vecchio orologiaio, insomma una lezione che lasci il segno, per fargli abbassare la cresta. Ma l’incarico, puntualmente eseguito, si rivela solo un tranello e per loro una gran brutta grana. Il vecchio orologiaio infatti viene ritrovato morto, ucciso a coltellate. Insomma qualcuno l’ha fatto fuori e cerca di appioppar loro il brutale delitto. Non solo ma sembra che voglia anche toglierli di mezzo per eliminare coloro che potrebbero trasformarsi in scomodi testimoni. Ahinoi, non resterà loro di tagliare la corda e trovare un modo per discolparsi. Intanto devono nascondersi poi, pancia a terra, mettersi a indagare, in zona e altrove, magari sconfinando in pericolosi lidi dove gira droga e denaro, per scoprire chi ha ucciso l’orologiaio e perché. Per fortuna nella loro disordinata indagine potranno contare su alcuni veri e magari imprevedibili appoggi quali: il vice ispettore Nick Castillo, che li conosce bene ed è convinto che in questo caso siano solo capri espiatori e sul suo capo, l’ottima ispettore Miriam Fantini. Un altro genere di aiuto lo riceveranno da Bob Carrezza, smaliziato giornalista di cronaca nera, ben ammanigliato anche in questura che, rischiando anche di persona, annusa nel caso guai di grosso calibro che stanno sconfinano in ogni dove. E non basta perché avranno anche l’incondizionato appoggio di Minny Morelli, il loro allenatore di boxe di Abbe, o megli Abedullah, lo straordinario barista, erede del locale del sor Quirino e della “magica” Luz moglie di Abbe, l’albina dagli straordinari poteri di sensitiva. Marzia Musneci sfruttando con abilità e buon gusto le caratteristiche del giallo immerge il lettore in una Roma di periferia, in cui già i tentacoli della criminalità organizzata influiscono e condizionano delle persone e contemporaneamente si intrecciano con antiche credenze popolari, le scelte, i dilemmi e i drammi personali di tutti i personaggi. La periferia dei dimenticati, di coloro che sopravvivono in virtù di un muto patto di sopravvivenza, in un mondo alternativo, fatto anche di leggi sì basate sull’onore e mai sopraffatte dall’indifferenza. Ma un mondo anche, quello dei bassifondi, ormai a rischio troppo spesso condizionato dalla nuova finanza senza pietà alleata con uno stato cieco e che non sa più proteggere. Ma allora chi è il criminale? L’emarginato che si pone ancora dei limiti, o il politico che ignora il sangue dei suoi vizi? Ma allora i gemelli: Zek e Sam, utopistico vessillo degli antieroi, assurdi, testardi sempre in ideologico contrasto tra loro, sarebbero obbligati a trasformarsi in vittime? Forse, ma sempre ingenuamente innocenti nelle loro scelte. Una storia ai limiti della realtà condotta e ambientata, in una periferia romana, quella del quadrante sud, culla della malavita ma anche di straordinari personaggi,

Marzia Musneci è nata a Roma e vive ai Castelli Romani. Giallista di vecchia data, ha vinto il premio Tedeschi 2011 con il romanzo Doppia indagine. Ha pubblicato sempre per il Giallo Mondadori, Lune di sangue (Premio Ciampino 2013), Dove abita il diavolo. Scrive racconti per diversi editori. Quando nessuno guarda, Marzia scrive haiku. Ha vinto il premio internazionale di haiku indetto da Cascina Macondo nel 2013, ed è presente nelle raccolte Hanami (Inverno, Autunno, Primavera, Estate).

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