“L’attimo prima” di Francesco Musolino (Rizzoli)

Risultato immagini per “L’attimo prima” di Francesco Musolino (Rizzoli)Recensione di Eleonora Papp

Il romanzo “L’attimo prima” di Francesco Musolino, pubblicato nel settembre 2019 dalla casa editrice Rizzoli, è ambientato nella colorita, frizzante e saporita Sicilia.

Il dolore di ricordare, la paura di dimenticare: entro queste due prospettive si snoda il racconto intimo del protagonista, Lorenzo, cresciuto a Messina, venticinquenne, che fino all’attimo prima, cioè al momento della morte di suo padre, ha vissuto un’esistenza felice fatta di semplici cose: i giochi da bambino con la sorella Elena sotto i tavoli della cucina del loro ristorante “La Bella Tavola”, l’amore semplice e profondo tra la madre e il padre, la simpatia degli avventori, tutto mescolato in una fragranza di odori e sapori di una cucina che trova le sue radici sotto il cielo mediterraneo della Sicilia.

Lorenzo è un bravo figliuolo che aiuta il padre o meglio “il gigante” Leandro, come questi vuole essere chiamato, serve spesso a tavola gli avventori e, nel contempo, studia all’Università, anche se controvoglia. In realtà il giovane ha la testa piena di pietanze nuove, di sapori nuovi, di odori nuovi, compra in quantità industriale libri di cucina e di ricette che impila nella sua camera, ma nello stesso tempo porta a termine gli studi per far contenti i genitori che vedono proprio in questi studi il loro riscatto. Lorenzo però cucina nella sua mente, segue tutte le tappe delle ricette senza mai sperimentarle sul campo e senza mai passare di fatto all’azione.

I genitori in silenzio hanno assistito, giorno dopo giorno, a questa sua passione, il padre gli comunica finalmente che potrà andare a Milano a seguire i corsi dell’Accademia Italiana di cucina senza preoccuparsi assolutamente dei costi. Questa scuola sicuramente gli spianerà una carriera da chef. La loro trattoria è ben avviata e può sopportare questa spesa, ma proprio all’attimo prima di questa partenza che riempie di gioia il cuore di Lorenzo, suo padre all’improvviso muore. Tutto cambia. Il giovane deve rinunciare e nel suo dolore si rifugia in cibi senza sapore, insipidi, in una cucina vegetariana che non corrisponde ai suoi gusti, chiuso, imbalsamato in un’agenzia di viaggi in cui prospetta itinerari per altri, supinamente, senza mai passare all’azione. Ha perso le sue certezze, la madre Sara ha rinunciato all’attività e si è ritirata a Lipari dove ha una casa di villeggiatura, allestita in precedenza con il marito oramai defunto. Ecco però che la sorella Elena arriva dall’Oriente, dal Giappone per stanarlo, per aiutarlo a superare il lutto e a rimettere insieme i cocci della sua vita sospesa. Gli dona un guerriero, una bambola Daruma a cui bisogna tingere un occhio di nero, esprimendo, nel contempo, un desiderio e, quando il sogno si sarà realizzato, tingere anche l’altro occhio di nero. Ecco poi ad aiutarlo pure Sameera, il giovane dello Sri-Lanka che è pronto a ritornare in patria perché la nostalgia lo attanaglia, anche lì a Messina dove pure si è fatto una compagnia. Ma il desiderio del suo ambiente prevale, prende il sopravvento. Sameera stesso lo convince a tentare di superare il dolore e ad affrontare la vita perché il dolore è parte della vita: la vita è così e bisogna accettarla così come è.

La sorella Elena, appassionata di dottrine Zen, gli parla della tecnica del kintsugi degli affetti: come le ceramiche giapponesi non vengono gettate, ma sono incollate e nella colla viene spruzzata una polvere d’oro che le rende più preziose, così il dolore non va rifiutato e sulle cicatrici va sparso l’oro del ricordo.

Un altro amico del liceo, Salvatore, lo convince a intraprendere un viaggio, ma il loro tentativo si arresta un attimo prima, all’Etna perché, a causa di un’eruzione del vulcano, l’aereo non parte. Salvatore manderà a Lorenzo attraverso il web fotografie di palazzi, finestre illuminate, da lui riprese a Milano, a Roma e in altre città e Lorenzo immaginerà così la vita degli altri, i loro sentimenti, le loro aspirazioni.

Riuscirà però Lorenzo a muoversi da quell’immobilismo che lo trattiene da ogni decisione e ad ascoltare i leoni che sono in lui, nel suo cuore? È possibile conciliare il passato, il dolore con la vita? È possibile fare pace con se stessi? Si potrà smettere di rimpiangere il passato e imprimere una svolta alla propria vita? Sarà possibile guardare con occhi nuovi e maturi l’orizzonte senza però dimenticare le persone amate? Sarà possibile trovare il coraggio di crescere e diventare adulti? Si potrà ricominciare a vivere?

Il romanzo d’esordio del giornalista e animatore culturale Francesco Musolino, opera velatamente autobiografica, in quanto anche l’autore ha perso il padre da giovane, è sicuramente un Bildungsroman e un romanzo familiare e tenta di dare la sua risposta individuale a tutte queste domande esistenziali: “per combattere le battaglie e inseguire i sogni dobbiamo essere vivi, affrontare il mare aperto e il richiamo delle sirene (di Ulisse). Lasciate che i leoni ruggiscano!” Hic sunt leones!

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