GRANDANGOLO: “UNA DONNA NORMALE” di ROBERTO COSTANTINI (LONGANESI)

Recensione di Marco Valenti

Riuscire a mantenere i propri equilibri è una delle sfide più difficili. Per alcuni un’impresa ai limiti delle proprie possibilità, che ogni giorno ci tiene sulle spine. Per altri infine, un ostacolo insormontabile che determina cadute da cui è sempre più difficile rialzarsi. Per Aba, la protagonista dell’ultimo romanzo di Roberto Costantini è la quotidianità. Agente dei servizi segreti italiani Aba riesce nel non facile compito di mantenere separate le due personalità che compongono il suo quotidiano. Da un lato come detto agente sul campo e dall’altro moglie, madre e silenziosa dipendente amministrativa del Ministero degli Interni. I due mondi devono restare separati. Pena la caduta rovinosa di tutto ciò che ha faticosamente costruito.

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Mio marito si accontenta di sapere chi sono senza chiedersi cosa sono. Ma forse è così per ogni amore che dura nel tempo, basato inevitabilmente sul fragile equilibrio tra il visibile e l’invisibile, tra il detto e il non detto.”

Dopo averci sedotto con la figura del commissario Balistreri, Roberto Costantini ci presenta Aba Abate con un romanzo che lascia intendere che siamo solo all’inizio di una saga a lei dedicata. Potrebbe essere alle porte un attentato. Il primo di matrice islamica sul suolo italiano. Aba è chiamata a sventarlo, tra non poche difficoltà derivanti dal non sapere mai per certo chi sta da che parte e per quanto ancora, in un mondo dove gli agenti segreti si spostano al servizio di chi paga meglio e per primo.

La sua sarà una doppia missione. Sventare l’attentato e cercare di mantenere fede a se stessa e alle sue scelte, tra il calore della quite famigliare e il freddo ambiente dei Servizi dove ognuno perde la propria umanità a discapito del risultato da ottenere. Costantini prosegue nella sua ormai tipica orchestrazione “complessa”, ricca di luci ed ombre che si rincorrono, ma salda e sicurissima come in ogni suo romanzo fino ad oggi pubblicato.

La contestualizzazione storico sociologica di “Una donna normale” parte dal triste fenomeno degli sbarchi dei clandestini sulle coste siciliane, e si dipana fino a toccare tutti quei tasti che pur se sospetti mancano di conferma, come gli accordi economici dei nostri governi con i signori della guerra che spadroneggiano nei paesi africani. Dove la paura di partire e le incertezze su ciò che attende una volta giunti a destinazione, col pensiero che corre dilaniato tra quel futuro sognato e la realtà di fame e sofferenza, vengono spazzati via da chi lucra sulla disperazione altrui senza porsi alcun tipo di remora etica.

La protagonista è decisamente Aba, con la sua forza [lavorativa] e le sue fragilità [familiari]. Donna che è solo apparentemente qualunque. La sua infatti è un’esistenza forgiata sulla propria determinazione, che la mette spesso di fronte a scelte che mettono in crisi i valori su cui ha edificato la propria vita, e a cui è chiamata a rispondere sapendo di non poter scegliere “il bene” ma solo il male minore. In nome sia della sicurezza nazionale che della tranquillità famigliare.

L’equilibrio è come detto in partenza ciò di cui tutti avremmo bisogno. Guardandoci in giro non possiamo però non riscontrarne un’assenza quasi totale. Viviamo in un mondo in cui la dicotomia tra giusto e sbagliato, tra like e dislike, ci porta a velocizzare le nostre analisi, rendendole superficiali, disattendendo la nostra capacità critica. Siamo figli di una mentalità che divide, esclude e non permette l’inclusione. Ben vengano quindi donne come Aba che si mettono in gioco e non nascondono le proprie debolezze e riconoscono la miseria della menzogna pur se per un fine nobile.

 

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