Caro Amadeus, ti scrivo a nome di molte donne

di Marilù Oliva

Caro Amadeus, ti scrivo a nome di molte donne per cercare di spiegarti quanto un tuo gesto potrebbe rivelarsi un segnale importante.

Ti sarai accorto sicuramente che i tempi per noi donne non sono proprio rosei. La cronaca è eloquente: sei femminicidi in una settimana, più il cadavere di una donna ritrovato dopo mesi (ed è stato arrestato il fidanzato). Il Procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi ha parlato di “emergenza nazionale”. Che il femminicidio sia prima di tutto un’emergenza culturale lo abbiamo cercato di spiegare qui, con diversi articoli e più volte, nel corso degli anni. Ma oggi vorrei insistere sull’attualità, sul collegamento strettissimo che intercorre tra rappresentazione della donna e atto efferato.

La relazione è semplicissima: se io mi convinco – anche inconsciamente – che la donna abbia meno valore di un uomo, riuscirò più facilmente a oggettivizzarla e ogni atto di violenza contro di lei perderà di gravità, sarà alleggerito da un’attenuante. Le modalità per annichilire una donna sono di diversa entità e grado. Posso svalutarla sul lavoro, posso cercare di zittirla con una frase sessista, assegnarle ruoli marginali, considerarla solo un corpo da usare (o sessualmente o come macchina riproduttiva), picchiarla, etc etc. Non sto a proseguire un elenco infinito. Tra i modi più gravi e subdoli troviamo: imbrogliare le carte negando la realtà, ignorare o minimizzare ciò è accaduto.

Nelle settimane scorse si è fatto un gran parlare della scelta, da parte tua e quindi della direzione di Sanremo, di invitare tra gli ospiti Junior Cally. In tanti (maschi e femmine) si sono indignati, in virtù del suo video e testo che istiga al femminicidio:

Lei si chiama Gioia, ma beve poi ingoia
Balla mezza nuda, dopo te la da
Si chiama Gioia perché fa la troia
Sì, per la gioia di mamma e papà
Questa frate non sa cosa dice
Porca troia, quanto cazzo chiacchiera?
L’ho ammazzata, le ho strappato la borsa
C’ho rivestito la maschera

Si sono levate le proteste: oltre centomila firme e 27 petizioni per chiedere la sua esclusione dall’Ariston. Il coordinamento donne della Cisl del Friuli Venezia Giulia ha lanciato l’hashtag #iononguardosanremo. Gisella Valenza, presidente torinese dell’associazione Italia delle Donne, ha querelato te, Amadeus, oltre alla dirigenza della Rai e a Junior Cally, per istigazione alla violenza sulle donne e contro le forze dell’ordine, odio, oltraggio alla morale, in violazione della Costituzione.

La mia domanda è: Amadeus, perché non tieni conto delle nostre voci, in questo momento sociale così delicato? Perché non prendi in considerazione, almeno per un secondo, di rivedere le tue posizioni? Sanremo è un festival popolare, pagato coi soldi pubblici, amato e seguito dagli italiani: perché non dai ascolto alle centinaia di migliaia di persone infastidite, offese e ferite da questa presenza? Il rapper si è scusato, è vero:  “Ho provato a spiegare che era un altro periodo della mia vita e che il rap ha un linguaggio descrittivo nel bene e nel male e rappresenta la cruda realtà come fosse un film”. Si è scusato, dicevo, ma ciò non basta: se questo assolve l’uomo, non ripara la rappresentazione della donna. Il brano esiste, viene cantato, ora ha riscosso un’enorme pubblicità, per i più giovani o sprovveduti potrebbe essere comunque un modello.

Qualcuno ha detto che l’arte deve essere libera. Può darsi, ma bisognerebbe prima definire cosa sia arte e cosa no (i testi del rapper in questione, a mio avviso e ad avviso di molti, non lo sono). Se l’arte deve essere libera, il becerare no.

Qualcun altro ha contestato: ma con tutti i problemi che abbiamo, dovete fissarvi proprio su Junior Cally? La risposta è: sì, è vero. Abbiamo tante questioni irrisolte, tanti nodi da sciogliere, tante donne concretamente vittime di soprusi. Ma non per questo dobbiamo ignorare chi incita alla violenza. Perché l’istigazione è il seme da cui germoglieranno nuove violenze e in molti siamo convinti che i femminicidi non calano, in Italia, proprio perché viene sottostimata l’istigazione.

Qualcuno ha obiettato stupidamente: io non ho mai visto Sanremo. Che cosa vuol dire? Anch’io non ho mai conosciuto di persona le donne ammazzate per femminicidio: eppure mi voto alla loro causa.

Non è il rapper il problema più grande della svalutazione delle donne: eppure lui è parte del problema, soprattutto data la visibilità che gli viene e gli verrà accordata. Per questo considerare questa battaglia superflua sarebbe un errore. Perché bisogna ragionare al plurale: i problemi sono tanti. I compagni che picchiano, i conduttori che denigrano le vallette, chi abusa del proprio ruolo in virtù di una qualsiasi forma di potere, le questure, quando minimizzano le richieste disperate di aiuto delle donne, le madri, quando impongono i lavori domestici solo alle figlie femmine. E via dicendo.

La lotta al femminicidio non si fa soltanto chiudendo in prigione gli ex fidanzati/mariti/amanti assassini. La lotta al femminicidio è qualcosa di infinito, faticoso, fluido, una sorta di oceano che tutti noi dovremmo creare, goccia dopo goccia. Ecco: escludere questa persona dal Festival sarebbe un bel segnale, in ogni direzione. Una goccia importante. Dimostrerebbe che la RAI, televisione pubblica, è attenta alle richieste dell’utenza. Si spendono un sacco di soldi in previsioni e proiezioni per indovinare l’audience, quando in questo contesto avete servite su un piatto d’argento le istanze del destinatario: e il destinatario grida a gran voce: NO. Junior Cally ne uscirà, spero, con una nuova consapevolezza e la visibilità che gli ha dato questo gran rumore aumenterà la sua popolarità: non credo che ne uscirà così danneggiato.

Ultimamente viene uccisa una donna al giorno: perché non sostituire Junior Cally con una cantante donna, in modo da mostrare l’attenzione e il rispetto di questa kermesse alla questione femminile? Perché mostrare, come stai facendo invece adesso, noncuranza verso uno stillicidio innegabile? Inoltre tu, Amadeus, dimostreresti che sei sensibile alle richieste di quelle stesse persone che, almeno in parte, costituiscono il tuo pubblico e sovvenzionano l’evento. Ma fare un braccio di ferro con noi, Amadeus, è ottuso e improduttivo. Perché noi – uomini e donne – rappresentiamo l’Italia esausta di tanta crudeltà contro l’altra metà del cielo. E non ne possiamo davvero più.

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2 risposte a Caro Amadeus, ti scrivo a nome di molte donne

  1. patrizia debicke ha detto:

    D’accordo, sostituire comunque il rapper. La libertà è tale finche non lede gli altrui diritti

  2. Paolo ha detto:

    per qualcuno il rap è “arte della strada” per qualcun’altro no, a me junior cally non piace e se i suoi testi sparissero non piangerei, credo che il sessismo e la misoginia all’interno della musica trap e rap sia un problema reale ma va risolto dall’interno di quell’ambiente magari con la valorizzazione di rapper e trapper donne che veicolino contenuti diversi (e già ci sono artiste donne come Myss Keta o altre che magari non piacciono a una parte del femminismo ma pazienza), oerhè ogni intervento esterno rischia di apparire censorio (che lo sia o no), rischia di apparire come “il solito mondo di vecchi e vecchie bigotte/i che non capiscono noi ggiovani”

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