GRANDANGOLO: “LE RAGAZZE DI VIA RIVOLUZIONE” di VIVIANA MAZZA (SOLFERINO LIBRI)

Risultati immagini per "LE RAGAZZE DI VIA RIVOLUZIONE" di VIVIANA MAZZARecensione di Marco Valenti

Viviana Mazza, giornalista della redazione Esteri del Corriere della Sera ha dato alle stampe questo “Le ragazze di Via Rivoluzione”. Il suo status di giornalista sul campo le ha permesso di viaggiare, e di vedere da vicino [e non per sentito dire come fanno in molti, soprattutto quelli che dispensano certezze negli studi televisivi ma che non si sono mai alzati dal divano di casa] e quindi toccare con mano e capire, realtà femminili a noi aliene, per distanza sia geografica che culturale.

L’autrice ci racconta istantanee quotidiane di paesi in cui le donne stanno combattendo per la propria libertà. Perchè, è bene specificarlo sin da subito, “Le ragazze di Via Rivoluzione” è un libro che parla di Libertà. Non l’alienazione da una qualsivoglia forma di tirannia, ma libertà come emancipazione mentale che possa portare a scegliere in prima persona che cosa sia giusto o sbagliato. In altre parole l’indipendendza dagli schemi imposti.

E quindi ben vengano le storie [divise per paese di provenienza] dell’amore impossibile tra Rima e Nael, lei cristiana e lui musulmano, nella Damasco divisa dalla guerra. La rabbia di Razia, medico in un ospedale del Pakistan, che opera pazienti sfregiate dagli uomini. L’arresto di Eman, che nel suo blog difende i diritti delle donne saudite. E non ultimo il gesto indimenticabile di Vida [da cui il titolo del libro] che in Via Enghelab, Via della Rivoluzione a Teheran, si toglie il velo bianco e lo sventola come una bandiera in segno non di resa ma di rivolta, di guerra.

Se, come detto “Le ragazze di Via Rivoluzione” è un libro che parla di libertà, occorre rimarcare la nostra cattiva abitudine di dare alla libertà importanza sempre minore. Ci siamo calati in un contesto in cui tutto è scontato e tutto è dovuto, dove il nostro egoismo ci ha portato a sviluppare una tolleranza verso la negazione dei diritti altrui, al punto che nemmeno i più tragici degli eventi dei nostri giorni ci toccano più di tanto. Giusto il tempo per fare un post sui social media per ribadire che stiamo orgogliosamente “dalla parte giusta” per poi tornare a farci i fatti nostri. Dimenticandoci che i giorni in cui anche le donne italiane erano oggetto di discriminazioni e vessazioni non sono poi così lontani. Le ragazze di questo libro, che appaiono ad una prima superficiale ed erronea lettura come vittime, sono in realtà le vere autrici del cambiamento, le eroine di un mondo che è meno distante di quello che si possa pensare. Il loro è quindi da vedere come un ruolo estremamente attivo.

Sfogliamo le pagine del libro e ci pare di poterle toccare, di parlare con loro per l’empatia che riesce a trasmetterci Viviana Mazza mentre ci racconta le loro storie. È come se fossimo in mezzo a loro, ad ascoltare le loro parole, a guardare i loro volti e provare ad interpretare le loro espressioni e i loro silenzi. Le loro sono storie estrapolate da contesti estremamente difficili, in cui cercano di [ap]portare cambiamenti rivoluzionari. Sono fondamentalmente storie “di tutti i giorni”, storie di donne “normali”, che raccontano battaglie che come detto diamo per scontate qui in casa nostra ma che in Siria, Egitto, Iran o Pakistan possono e devono essere viste come conquiste epocali.

Ciò che le muove è la “consapevolezza di essere vive” e di poter trasmettere la loro vitalità anche ad altri. Ma soprattutto è l’assenza di paura a far crescere in loro la voglia di cambiamento. Quella stessa paura che attanaglia chi teme la novità e preferisce restare ferma sulle posizioni che altri hanno concesso loro. È una battaglia che non sarà nè facile nè immediata, ma occorre che qualcuno inizi a sradicare questo status quo che alla lunga rischia di essere davvero intollerabile.

Occorre, in chiusura, ribadire un concetto che trovo tutt’altro che secondario. Non c’è un limite oltre il quale è legittimo ribellarsi. La lotta deve essere totale e totalizzante altrimenti non porta a nulla, se non nell’immediato. 

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