“Non è un mestiere per uomini. I primi tre casi di Violet Strange” di Anna Katharine Green (Marsilio)

Recensione di Eleonora Papp

La scrittrice americana Anna Katharine Green (1846-1935, nella foto sotto), quando aveva quasi settant’anni, dà vita, in una raccolta di racconti intitolata The Golden Slipper and Other Problems for Violet Strange (1915), ad un brillante personaggio, arguto, elegante, mondano e intelligente, una giovanissima donna, una vera e propria debuttante “conformista all’esterno, ma ribelle dentro”, Miss Violet Strange, la quale occasionalmente collabora nella New York di inizio Novecento con un’agenzia investigativa, mantenendo segreto questo aspetto della sua vita privata e pubblica per motivi personali. La docente universitaria Alessandra Calanchi ci propone in traduzione italiana i primi tre dei nove racconti dedicati a questa figura innovativa che sofferma la sua attenzione e il suo acume su elementi investigativi generalmente trascurati dagli uomini.

Nelle prime tre vicende di indagine ci troviamo soprattutto di fronte a ritratti femminili sullo sfondo di un mondo benestante, lontano da scenari economici sociali di degrado. Nella prima narrazione la protagonista, Violet, deve risolvere una serie di furti collegati da un fenomeno di cleptomania trattata dalla Green con una sensibilità del tutto progredita per l’epoca.

Il secondo caso concerne una scienza, la balistica, che iniziava da poco a farsi strada come disciplina forense e di cui la Green poteva avere notizie precise attraverso il padre che era un famoso avvocato penalista. In questo secondo racconto la scrittrice dimostra tutta la sua modernità inviando la sua protagonista da sola in un ambiente notturno a fare i suoi rilievi.

Nella terza narrazione l’autrice mostra interesse per un’altra disciplina che prendeva forma in quel momento e che si basa sull’analisi della forma delle chiazze e macchie di sangue, sulla tipologia di gocciolamento e sulle misure di ampiezza. Questa tecnica, piuttosto recente, è conosciuta con l’acronimo BPA (Bloodstain Pattern Analysis).

Vale la pena sottolineare il fatto che, mentre le detective donne che conducevano le loro indagini nei romanzi e nei racconti di altre autrici femminili come l’americana Louisa May Alcott (1832-1888) e l’inglese Catherine Louisa Pirkis (1841-1910) si avvalevano di elementi fortuiti come origliare, sottrarre la posta e altri espedienti casuali di questo tipo, la nostra Green invece si concentra su osservazioni reali, meticolose trattate con una logica del tutto scientifica e con acribia.

Le indagini di Violet Strange e quindi di sua madre, Katharine Green, proseguono con altri sei racconti che la curatrice non ci presenta ancora in traduzione italiana. 

L’ultimo caso dovrebbe svelarci perché la protagonista abbia assunto questo lavoro di detective privata occasionale. Infatti, Violet non si sente di lavorare su casi che non riguardino il mondo femminile con i suoi arredi, i suoi costumi e le sue abitudini. Si può osservare che il mondo di Violet appare un po’ angusto e lascia avvertire una certa claustrofobia come possiamo percepire anche nei romanzi della successiva Agatha Christie Risultati immagini per Anna Katharine Green(1890-1976). Occorre notare però che gli assassini o i lestofanti della Green sembrano appartenere a diverse classi sociali, anche altolocate mentre la Christie predilige addossare tutte le colpe ad esponenti dei ceti subalterni, colpevoli solo perché sono di ignobili natali e poveri.

Si può anche evidenziare che le narrazioni della Green trascurano le fasi che porteranno alla cattura dei colpevoli e si limitano alle deduzioni logiche di Violet. Anche questo è un aspetto di quel genere moderno che è chiamato mystery, giallo e noir. Questa forma narrativa infatti tende a presentarci elementi nuovi: per esempio nei romanzi attuali di detection le testimonianze spesso non sono attendibili e sicure perché vengono raccolte sulla base dei resoconti di personaggi in preda all’alcool e ad altre sostanze stupefacenti, responsabili spesso di deformazioni mentali, di alienazioni e aberrazioni che complicano il lavoro dell’investigatore. Insomma, anche il genere giallo che era stato valutato come paraletteratura o letteratura minore cerca continuamente strade nuove di narrazione, arricchendosi nel suo percorso e ogni racconto sia del passato sia del presente fornisce al lettore la suggestione che l’autore o l’autrice vuole presentarci. Nei casi riguardanti Violet Strange al centro della comunicazione appare appunto la ricostruzione logica, eseguita attraverso una lente del tutto femminile, per cui non c’è posto per elementi intellettuali maschili. C’è una grande attenzione da parte della Green anche all’approfondimento psicologico dei personaggi, soprattutto di sesso femminile e alla costruzione delle trame a livello narratologico. La Green si colloca cronologicamente tra i maestri Edgar Allan Poe (il padre del detective criminologo Auguste Dupin muore quando lei ha solo tre anni) e Arthur Conan Doyle (il papà di Sherlock Holmes) ed è indubbiamente pioniera riconosciuta del poliziesco (crime romance) americano, soprattutto al femminile. Dobbiamo ringraziare la professoressa Alessandra Calanchi per avercela fatta conoscere. Speriamo vivamente che la serie venga completata!

Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

2 risposte a “Non è un mestiere per uomini. I primi tre casi di Violet Strange” di Anna Katharine Green (Marsilio)

  1. Ivana Daccò ha detto:

    Davvero interessante. Da non perdere.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...