“Ah l’ amore, l’ amore” di Antonio Manzini (Sellerio)

Recensione di Patrizia Debicke

Ah l’amore, l’amore”, indimenticabile canzone di Luigi Tenco, portata al successo da Ornella Vanoni, e imperdibile nuovo “canto” (secondo me il decimo) dello strepitoso romanzo a puntate sul vicequestore romano Rocco Schiavone. Antonio Manzini riprende la storia proprio dal punto in cui aveva lasciato il suo protagonista in Rien ne va plus: gravemente ferito, steso a terra, privo di sensi e in un lago di sangue. Uno storia grossa, culminata con una sparatoria all’alba, quando Schiavone e la sua squadra avevano incastrato e arrestato la banda di falsari, rapinatori e assassini con sulla coscienza due omicidi a Saint Vincent.

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Non si sa ancora chi gli ha sparato, l’addetta alla scientifica Michela Gambino, non ha avuto tempo e modo di chiarire, ma intanto sia la stampa che i superiori lo trattano da eroe.

Comunque è stato un bello spavento per lui e tutta la sua squadra, ma no, l’uomo è tosto, un duro, una pellaccia e portato di corsa all’ ospedale ci ha sì rimesso un rene ma l’operazione eseguita d’urgenza il 21 dicembre, da un chirurgo al bacio, è andata bene. Però però , una successiva sgradevole infezione batterica postoperatoria l’ha fregato e costretto a prolungare la sua degenza sotto cura di antibiotici. Un inghippo che al 26 di dicembre 2014, lo tiene ancora prigioniero nell’ospedale di Aosta, tutto vestito a festa dagli addobbi natalizi. Stare a letto a leggere? Proprio no! Gabriele gli avrebbe anche portato dei libri, ha il giornale ma il ritmo ospedaliero, il cibo che passa il convento e l’incongruo balbettare del suo compagno di stanza sono quasi insopportabili. Schiavone si sente peggio di un leone in gabbia. E reagisce con atteggiamenti semi goliardici. Appena può, scappa al bar, si nutre di brioches, panettoni, cioccolata, attacca briga per un nonnulla ed esce in pantofole e con addosso il loden sui ballatoi a fumare sigarette e canne. Anche perché se guarda dalla finestra non vede che pioggia e… un’incongruenza. Un uomo che da un paio di giorni, stanzia dalla mattina alla sera all’angolo, vicino al ferramenta. Oggi si ripara con l’ombrello. Forse un’ombra, del suo passato? Il pericolo Baiocchi si sa è sempre in agguato. Ma il giorno prima, Natale, durante un intervento chirurgico analogo al suo, una nefrectomia radicale, un paziente ha perso la vita. Si chiamava Roberto Sirchia ed era un ricchissimo imprenditore di salumi della zona. La morte è dovuta pare a un errore trasfusionale. Un imperdonabile errore, tanto che i giornali sono già in agguato gridando allo scandalo. La vedova e il figlio di Sirchia, hanno subito puntato il dito contro la malasanità. Vogliono la testa di Filippo Negri, il bravo primario di chirurgia. Ma Schiavone non è affatto convinto della sua responsabilità. Insomma una sacca da trasfusione con sopra il cartellino con il gruppo sanguigno sbagliato, non quadra proprio con il ritratto del personaggio, un medico non giovane molto equilibrato, molto preciso. No, si tratterebbe di un errore troppo grossolano. La faccenda invece puzza di marcio e per Schiavone gatta ci cova. Però, con lui ufficialmente fuori servizio, il questore manda Antonio Scipioni (novello viceispettore) e Ugo Casella (l’eterno timido), a sequestrare tutto il materiale dell’operazione. Bisogna subito approfondire e andare a fondo. Ma Schiavone non può resistere, si intromette, vuole essere informato su ogni particolare, insomma comincia lui a dirigere l’indagine dall’ospedale. Gli riferiscono dei primi interrogatori, ci sono alcune verifiche da fare. Ma è difficile raccogliere gli indizi a distanza, per saperne di più deve far conto sull’intuito, sulle sue sensazioni e sui dati sul funzionamento della macchina sanitaria, facendo domande in giro, esplorando di persona a fondo luoghi e percorsi dell’ospedale. Magari anche scappare fuori di nascosto. Insomma portare avanti in qualche moda a pezzi a bocconi un’indagine classica, quasi da manuale. Ma non basta perché è chiaro che se invece di un incidente si tratta di omicidio, deve per forza esserci un movente e questo movente va cercato nella vita privata della vittima. Anche stavolta Schiavone ha fatto centro, e mentre pian piano i suoi dubbi cominciano a concretizzarsi, informa il magistrato Baldi e il questore Costa. Le loro indagini hanno scoperchiato alcuni segreti viventi della famiglia Sirchia e appurato che i rapporti tra marito, moglie e figlio non erano rose e fiori. Chi poteva desiderare la morte del ricco patriarca? Bisogna trovare il modo di mettere in trappola chi è stato pronto a colpire. Stavolta Manzini lascia largo spazio alle riflessioni psicologiche, sia di Schiavone che della sua squadra e alle tante suggestive atmosfere che li circondano. Ormai Rocco Schiavone ha quasi cinquant’anni, certe durezze si attenuano, ha ripreso a parlare spesso con Marina (la moglie uccisa più di sei anni prima) ma forse per dare maggiore spazio al titolo del romanzo, un nuovo amore si affaccia, la giornalista Sandra Buccellato, bella castellana ed ex moglie di Costa. E sempre in chiave rosa prendono più rilievo le vicende private della squadra.. Eh già perchè abbiamo un inossidabile duetto tra scienziati con il fidanzamento ufficiale dell’anatomopatologo dottor Fumagalli con la catastrofista dottoressa della scientifica Michela Gambino, un Ugo Casella molto innamorato ce la farà a dichiararsi alla vicina dei suoi sogni? Il novello vice ispettore Antonio Scipioni va funanbolicamente a letto con tre fidanzate, sorelle e cugine tra loro. I suoi recenti coinquilini: Gabriele, complice le lusinghe dell’adolescenza ha una cotta per una geniale compagna di scuola mentre sua la mamma deve decidere se trasferirsi per lavoro e altro? a Milano. Invece Italo Pierron è ricascato mani e piedi nella ludopatia (ma stavolta come complice dei suoi ex aguzzini per spennare altri polli) e D’Intino e Deruta… ossignore meglio tacere. Intanto siamo arrivati a Capodanno e nevica, accidenti come nevica. Grazie Antonio, alla prossima.

Antonio Manzini, scrittore e sceneggiatore, ha pubblicato i romanzi Sangue marcio e La giostra dei criceti, quest’ultimo pubblicato da Sellerio nel 2017. La serie con Rocco Schiavone è iniziata con il romanzo Pista nera (Sellerio, 2013) cui sono seguiti La costola di Adamo (2014), Non è stagione (2015), Era di maggio (2015), Cinque indagini romane per Rocco Schiavone (2016), 7-7-2007 (2016), Pulvis et umbra (2017), L’anello mancante. Cinque indagini di Rocco Schiavone (2018), Fate il vostro gioco (2018), Rien ne va plus (2019) e Ah l’amore l’amore (2020). In altra collana di questa casa editrice ha pubblicato Sull’orlo del precipizio (2015) e Ogni riferimento è puramente casuale (2019).

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