Grandangolo: “TERMINUS NORD. LE NUOVE INCHIESTE DI NESTOR BURMA” di JEROME LEROY (FAZI)

Recensione di Marco Valenti

Nestor Burma è ormai un personaggio di culto all’interno della letteratura internazionale e non soltanto di quella francese. “Terminus Nord” inaugura una serie a lui ispirata, vale a dire un omaggio a Leo Malet da parte dei grandi autori del noir francese contemporaneo, che riscrivono le avventure del famoso detecrive in chiave odierna. Teminus Nord è anche uno dei modi con cui i parigini chiamano la stazione ferroviaria di Parigi Nord, la celeberrima Gare du Nord. Nata nella seconda parte del 1800 la stazione, che si trova nel centro del X arrondissement, in un quartiere molto popolare e solitamente poco apprezzato dai turisti, dal momento che vi si respira quell’aria tipica delle zone prospicenti alle stazioni ferroviarie, multietniche e non sempre molto sicure.

Il Burma di oggi, creato da Leroy è un quarantenne perfettamente inserito nella Parigi contemporanea. A suo agio tra ristoranti etnici e ben lontano dal mondo digitale del social network vive nella sua agenzia investigativa Fiatlux.com che ha sede in rue des Petits-Champs nel II arrondissement, ma appena può torna nel “decimo” dove si sente decisamente più contestuale rispetto al mondo che lo circonda. Il suo passato da anarchico lo mette in difficoltà ogni volta che deve scendere a patti con “la legge”, che non è quella della strada che conosce lui ma quella istituzionale, della magistratura e delle forze di polizia.

Suo malgrado viene coinvolto in un’indagine non proprio ufficiale da parte della commissaria Faroux, alle prese con una frangia deviata dell’ex 36 Quai des Orfevres (la storica sede della Polizia parigina cantata anche da Simenon/Maigret) che ambisce ad instaurare un Nuovo Ordine antidemocratico nel paese in combutta con la malavita dell’est Europa ma che al tempo stesso ordisce un giro di pedopornografia e snuff movies con i figli degli immigrati del “decimo”. Il grosso problema sta nel fatto che non c’è una dicotomica divisione tra buoni e cattivi. E nessuno sa mai di chi possa fidarsi o meno in una Parigi ferita dal terrorismo e sotto la minaccia populista.

La figura del Burma 2.0 non è molto distante da quella “originale”. Parigi è come sempre nera, anzi nerissima, ed è la complice perfetta di chi ha intenzioni non proprio integerrime. Col suo fascino senza tempo che non perde mai il proprio smalto la Ville Lumiere è il luogo ideale per ambientare un romanzo noir. Anche per una “rilettura” come questa. Nestor, da par suo, sembra parte integrante del contesto. Perfettamente calato nella difficoltà di convivere con chi non ha più speranze e certezze se non quella di non averne alcuna. Il male di oggi ha le sue radici nel passato. È questo che emerge con fermezza dalle pagine del libro, pagina dopo pagina. Parigi è sempre in costante mutamento. Dalla ricostruzione post bellica del Burma originario a quella post moderna di oggi, alle prese con immigrazione, disoccupazione, depressione sociale ed incomunicabilità. I tempi sono “moderni” ma il male ha sempre la sua connotazione inconfondibile, quella di non risparmiare niente e nessuno e andare dritto per la sua strada. Così come Burma, che forte di un passato dai nobili sentimenti cerca di venire a patti con il nemico di sempre (la polizia parigina) in nome di un obiettivo comune verso cui far convergere gli sforzi. Le regole sono fatte per essere infrante e al nostro Burma piace cambiarle in corsa, per meglio adattarle alla propria etica, figlia di un passato come redskin degli squat occupati.

Dagli anni 50 narrati da Malet ne è passata di acqua nella Senna. Oggi è tutto più ipervelocizzato, tecnologizzato. Rapporti umani compresi. Siamo compressi tra la tecnologia che ci scandisce le giornate e il cuore che cerca di stare al passo con il ritmo frenetico che ci siamo fatti imporre. Il tempo è passato è ha visto mutare i personaggi storici dei romanzi di Malet sostituiti con la loro versione contemporanea. La fedelissima e innamorata Hélène Chatelain ha ceduto il posto di segretaria e collaboratrice a Kardiatou Châtelain, giovane donna plurilaureata e multitasking, parigina di seconda generazione. L’agenzia ha cambiato denominazione, passando dall’originario Fiat Lux al contemporaneo Fiatlux.com. Così come Florimond Faroux, il poliziotto della giudiziaria amico/nemico del Burma di Malet che lascia spazio all’omonima commissaria Stéphanie Faroux, la prima poliziotta di Francia che lo coinvolgerà nell’inchiesta da cui il buon Burma ne uscirà con le ossa rotte ma senza aver perso la sua “umanità” e la sua voglia di combatte i soprusi di chi vede nel più debole l’oggetto delle proprie morbose e vigliacche attenzioni. La trama alla fine serve solo per contestualizzare le riflessioni su come la politica sia sempre in bilico e continui a flirtare con il male che si annida in ogni angolo oscuro della nostra storia, dove la malavita viene a patti con le istituzioni e dove il denaro è lo strumento che mette tutti d’accordo, anche perchè nei romanzi di Malet molto raramente il colpevole esce da un bordello o da una casa delle banlieue, ma quasi sempre da palazzi abitati da gente per bene, dai classici insospettabili.

La Fazi ha dato vita a questa iniziativa volta anche a permette di (ri)scoprire la figura di Nestor Burma e del suo padre letterario Leo Malet. Non è dato al momento sapere quando arriveranno le altre successive riletture del nostro investigatore parigino preferito. Per ora accontentiamoci quindi di questo “Terminus Nord”. Peccato che duri solo duecentocinquanta (serratissime) pagine.

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2 risposte a Grandangolo: “TERMINUS NORD. LE NUOVE INCHIESTE DI NESTOR BURMA” di JEROME LEROY (FAZI)

  1. Raffaella Tamba ha detto:

    Splendida recensione! Io, confesso, sono fra coloro che devono scoprire (senza il prefisso ri-) sia Malet che Nestor Burma. Mi hai assolutamente convinta! Ora sono curiosa di leggere l’originale ed il suo aggiornamento! E poi…sono sicura che la quota ‘noir’ dei lettori della mia biblioteca (che è molto elevata) sarà altrettanto interessata. Grazie!

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