Grandangolo: “KILL CREEK” di SCOTT THOMAS (RIZZOLI)

Risultati immagini per "KILL CREEK" di SCOTT THOMASRecensione di Marco Valenti

Non sono quasi mai stato un amante della letteratura statunitense, eccezion fatta per l’imprescindibile Lansdale e pochi altri. Mi sento molto più affine a quella mediterranea. Nel continente che il mio conterraneo Cristoforo Colombo dice di aver scoperto, preferisco sposare i drammi sudamericani, decisamente più vicini al mio modo di pensare ed affrontare la vita. È ovvio però, che una parte di me sia da sempre attratta verso tutto ciò che mi è alieno, in tutti i campi, non ultima la letteratura, ragion per cui non me la sono sentita di escludere a priori questo “Kill Creek”. Sarebbe stato sbagliato, per non dire stupido, proseguire con questo mio atteggiamento che rasenta quasi il pregiudizio. E bene ho fatto. Visto che non sono rimasto affatto deluso dalle cinquecentododici pagine del romanzo di Scott Thomas. Grazie anche all’efficacia e all’eleganza della sua scrittura, che hanno fatto passare in secondo piano la lunghezza del volume. Il suo taglio quasi cinematografico, in cui sono le immagini a giocare il ruolo fondamentale, grazie ad una descrizione accurata ma mai ridondante, mi ha condotto a fine lettura in un tempo relativamente breve. Non a caso – leggo nella sua biografia – l’autore scrive e produce per la televisione statunitense. Da Cartoon Network alla ABC, passando per MTV e Disney Channel. 

Le vincende di “Kill Creek” si muovono intorno a quella che fu la casa delle sorelle Finch nel Kansas. Una casa che da molti anni è stata abbandonata ed oggi è semi invisibile, soffocata dalle erbacce. È però tutt’altro che morta e sepolta insieme ai nostri più antichi ricordi. Ci pensano le leggende locali, quelle che si tramandano solo a voce a tenerla in vita. Quelle stesse leggende che la vedono protagonista più o meno involontaria di episodi delittuosi a carico o danno di chiunque la abbia abitata. Come le ultime propietarie, le sorelle Finch appunto.

“Kill Creek” racconta una parte di America che vive ancora nei clichè di un tempo che fu e che pare molto più radicata di quanto non si possa essere portati a pensare. Quel Midwest che va dal Missouri e sale fino al Michigan sul confine canadese, passando per Ohio, Illinois, Kansas appunto e Minnesota. Quattro tra i più famosi scrittori horror vengono invitati a passare la notte nella casa per essere videointervistati e poi postati online nella notte di Halloween sul sito più trendy del momento. La riapertura della casa determinerà però una serie di eventi a catena che finiranno per devastare le vite di tutti i partecipanti. Conduttori compresi. Tra scenari rurali tipici della zona, con grandi tramonti e silenziose serate intorno al fuoco, e un passato che come sempre riemerge, i protagonisti si trovano a dover cercare quella pace interiore che li tormenta con la sua assenza. I quattro sembrano però determinati a non voler rivelare le proprie debolezze, e quindi ben lontani dal risolvere i loro tormenti. Sarà alla fine proprio “la casa” a metterli con le spalle al muro.

Non siamo davanti ad un libro imprescindibile, ma a un buon esempio di letteratura di genere. Mancano alcuni dettagli che avrebbero potuto elevarlo al rango di status symbol. Come la critica iniziale [lasciata purtroppo cadere troppo presto sacrificata sull’altare della trama] alla massiccia ed invadente presenza dei social media nelle nostre vite che avrebbe potuto affiancare alla trama un taglio sociale molto interessante. C’è però, per contro, il difficile rapporto tra i protagonisti [tutti scrittori come detto] che una volta messi uno di fronte all’altro nascondo il proprio ego fingendo un rispetto ed un’affabilità “british”, mentre in realtà schiumano rabbia l’uno per il successo degli altri. Scrittori che si trovano a diventare loro stessi protagonisti di un horror tridimensionale.

Come da migliore tradizione statunitense, dal libro verrà tratta una serie televisiva. C’era da aspettarselo, visto il curriculum dell’autore e la linearità della narrazione, come detto molto cinematografica rispetto agli standard intimisti di noi latini. In ogni caso il libro è un ottimo esempio di letteratura a stelle e strisce, con i suoi pregi e i suoi difetti. E rappresenta in pieno quello che gli americani vogliono da un libro. Perchì gli USA sono così. Figli di eterne contraddizioni che affascinano o allontanano. Io sto decisamente, con tutti i se e tutti i ma del caso, nel gruppo di chi si lascia ancora sedurre dai pronipoti di Cristoforo Colombo “perchè è questo l’orrore, dolore, insopportabile, vorace. Così cruento e brutale che quasi lo desideriamo, in una maniera perversa.”

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