“La casa delle voci” di Donato Carrisi (Longanesi)

Risultati immagini per "La casa delle voci" di Donato CarrisiRecensione di Patrizia Debicke

Atteso ritorno in libreria di Donato Carrisi che stavolta offre ai suoi lettori La Casa delle Voci, a poco più di un mese dalla felice uscita nelle sale cinematografiche di L’Uomo del Labirinto, film da lui diretto e tratto dal suo omonimo romanzo. Pietro Gerber non è uno psicologo come gli altri. Specializzato in ipnosi si occupa però solo di bambini. Lavoro molto impegnativo e difficile. I suoi piccoli pazienti sono spesso turbati, marchiati da fatti dolorosi e magari celano brutti segreti nella memoria. Là Pietro deve scavare e sempre più a fondo quando questo segreto potrebbe essere d’aiuto alle indagini della polizia o di magistrati minorili. Pietro Gerber vive a Firenze, è bravo, il migliore nel suo campo e in città si parla di lui come dell’”addormentatore” di bambini. La sua grande professionalità gli consente di far parlare le piccole vittime di violenza o abusi servendosi dell’ipnosi, un’efficace strumento per far emergere certi ricordi sepolti nell’inconscio. E proprio mentre è impegnato nel difficile caso di un bambino bielorusso, arrivato in Italia da una situazione familiare da paura, per essere adottato da una famiglia apparentemente perfetta, riceve la telefonata di una nota psicologa australiana che lo avverte di aver indirizzato a lui, una sua paziente: Hannah Hall.

Hannah è una giovane donna, adottata a Firenze a dieci anni, oggi tormentata da un buco nero nella memoria che va e viene, risale alla sua infanzia e potrebbe non essere reale. Un terribile flashback strettamente collegato a un omicidio. Per Pietro Gerber si tratta di un approccio inusuale che lo turba e non lo convince. La sua prima reazione infatti è il rifiuto. Lui non lavora mai con pazienti adulti, ma la collega australiana insiste e spiega: Hanna Hall è sì un’adulta, ma quello spaventoso ricordo risale alla sua infanzia, a quando lei aveva dieci anni. Oggi per poter uscire dall’incubo che la traumatizza deve capire se quello spaventoso frammento di memoria che la ossessiona, corrisponde a verità o se invece è solo un’ illusione. Forse quanto realmente accaduto riemergerà con l’ipnosi e Gerber potrà aiutarla a ritrovare la strana bambina dai molti nomi, che i genitori tenevano sempre sola, lontana dalla gente, in luoghi impervi, in una perenne inquietante fuga dagli altri e dal mondo intero. E in uno di quei luoghi nella «casa delle voci», un edificio semidiroccato alle pendici degli Appennini, proprio là, a dieci anni, quella bambina probabilmente è stata la testimone di un omicidio. Oppure no e invece è proprio lei l’assassina? Ma come, cosa è accaduto e perché? Posso anticiparvi che in La casa delle voci subito, fin dalle prime pagine, Donato Carrisi prima proietta davanti alla mente del lettore quel fantasmagorico ventaglio di realtà, gioco e fantasia, quasi un classico nella psiche infantile, dove alcuni confini tra menzogna e verità sono pericolosamente labili, poi lo cala con destrezza in uno strano mondo fatto di incertezza, insicurezza, irrealtà e continui dubbi che si scontrano con memorie e immaginazione vicine al soprannaturale. Pietro Gerber quasi suo malgrado, si troverà ad accettare l’incarico, senza neppure rendersi conto della trappola che gli si apre davanti. Con un matrimonio felice e un bambino adorabile, infatti verrà sempre più plagiato moralmente dalla storia di Hannah e dai suoi racconti quando è sotto ipnosi. Sono strane storie di vagabondaggi, di spettri e di vecchie fattorie. Gerber ormai coinvolto nella terapia con questa donna-bambina, si troverà imprigionato in una rete di ricordi e racconti che lo costringeranno anche ad affrontare un bruciante segreto legato al suo passato e a ossessionarlo a tal punto da immaginare un qualche legame tra la sua storia personale e quella di Hanna. Sono i suoi fantasmi, oppure è Hanna che vorrebbe riportarlo a un comune passato? C’è qualcuno che la manovra? Sta forse recitando? Sarà Pietro ad aiutare Hanna o sarà lei ad aiutare Pietro? Non vediamo scorrere il sangue ma i crimini di La casa delle voci sono dolorosi e sconvolgenti, perché sono aberranti crimini psicologici inflitti a bambini. Poveri esseri indifesi con per unico riferimento i genitori, ma in loro potere, in uno stato di sottomissione o peggio di semischiavitù. Se talvolta è vero amore, altre volte purtroppo si trasforma in “malamore”, solo frutto di devianza e grave disturbo psichico. L’insicurezza, il costante smarrimento e l’angoscia sono i sentimenti che dominano tutti i capitoli di La casa delle Voci. Un libro che spazia nell’inconscio umano, imprevedibile e cupo teatro di tutta la storia. Una storia che presenta a ogni capitolo indizi e suggerimenti, ma con tante cose in sospeso, gravate da punti interrogativi e senza consolazione alla fine.

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