Sul comodino della Rambaldi: “Io sono Bianca” di Giorgio PCA Mameli (Giraldi Editore)

Risultati immagini per "Io sono Bianca" di Giorgio PCA MameliGiorgio PCA Mameli – Ha lavorato nell’associazionismo, nella pubblicità e collabora con giornali e radio web. Ha pubblicato: Mia madre mi ha abortita quando avevo 56 anni e molti racconti per antologie.

I libri mi piacciono. Mi piacciono tanto, tanto quanto i cavalli, sono amici generosi. Entrambi hanno molto da dire, parlano con un filo di voce e mi lasciano la libertà di decidere quale lezione voglio imparare. Per questo i libri e i cavalli mi piacciono tanto.”

Bianca non sa come comportarsi davanti alla proposta di matrimonio di Riccardo con cui convive da sette anni e per fare chiarezza si rivolge a uno psicologo.

È una donna bellissima di 1,80 sui trent’anni e alla prima seduta è lei a fare domande allo psicologo per vedere se possa fare o meno al caso suo. Ed è un vero e proprio terzo grado, dai voti universitari agli hobbies prima di decidere se restare o andarsene. Solo quando le risposte sembrano soddisfarla decide di aprirsi e raccontare la sua storia. E ne parla con molta sofferenza.

Riccardo ha chiesto di regolarizzare la loro unione “sul serio e per davvero” una precisazione che l’ha spiazzata e che lei ha interpretato come “senza segreti”. Ma Bianca di segreti ne ha tanti, a cominciare da un passato tristissimo e da un nome che non ha mai accettato. Perché Bianca non si è sempre chiamata Bianca.

Ha cambiato nome e vita per lasciarsi alle spalle lo schifo del passato.

A scuola i compagni la bullizzavano, a casa il padre la riempiva di botte e la madre era troppo debole per prendere le sue difese. Nessuno l’accettava per quello che era e per come si sentiva. Poi, quando il genitore l’aveva maledetta massacrandola di botte con l’intento di ucciderla era fuggita di casa senza più tornare indietro ed era stata una trans ad aiutarla.

Allora mi vuoi dire come ti chiami?”

Bianca” risposi senza rendermene conto poi dopo qualche secondo aggiunsi sottovoce: “Giacomo”.

Bianca è molto meglio di Giacomo” ribatté subito lei.

Bianca ritiene quel nome fonte di tutte le sue disgrazie. Giacomo deriva da Giacobbe (colui che ruba la primogenitura) e dall’aramaico Aquab che significa soppiantare, usurpare. E lei si è sempre sentita usurpata da un nome e da un corpo che non ha mai sentito suoi. Si è sempre sentita donna.

Quando scappa di casa frequenta l’ultimo anno da geometra e ci tiene a finire la scuola.

Sarà il bidello, da sempre innamorato di lei, ad aiutarla.

Intanto le sedute dallo psicologo si fanno via via più trascinanti e l’analista si trova spesso a pensare al suo caso. Ma la verità di Bianca andrà davvero raccontata fino in fondo anche al fidanzato?

Una storia coinvolgente, soprattutto nelle discriminazioni che Giacomo-Bianca si trova a sopportare prima di cambiar vita. Passaggi toccanti e fin troppo comuni a tanti ragazzi ingiustamente allontanati anziché essere sostenuti e amati dalle proprie famiglie.

Anche stavolta incuriosisce la capacità dell’autore di immedesimarsi nell’animo femminile come nel precedente romanzo Mia madre mi ha abortita quando avevo 56 anni, ma la mia vera domanda è: dopo Cinzia TH Torrini per cosa sta la sigla di Giorgio PCA Mameli?

Paola Rambaldi

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