“Nozze per i Bastardi di Pizzofalcone” di Maurizio de Giovanni (Einaudi)

Risultati immagini per nozze per i bastardiRecensione di Patrizia Debicke

Un proverbio dice: nozze bagnate nozze fortunate, ma Nozze, l’ultimo capitolo dei Bastardi di Pizzofalcone per la “fecondissima” penna di Maurizio De Giovanni, non potranno essere fortunate perché invece bagnate di sangue la sera della vigilia. Eh già perché quel momento che avrebbe dovuto essere speciale di festa si trasforma in una tragedia. E’ inverno e anche a Napoli fa spesso freddo a quell’epoca, il vento s’incunea gelido sotto le vesti e magari piove… E poi una data di febbraio, decisa da un giorno all’altro, quasi un capriccio.

Ma gli sposi non badano a spese. Gente danarosa con casa residenziale in collina, fanno parte di quel mondo che può andarsi a cercare, se lo desidera, il caldo altrove, o magari il mare in lontane spiagge tropicali. E allora perché no! Affari loro. Ma quel momento, che avrebbe dovuto essere meraviglioso, si è trasformato in una tragedia. Perché l’abito nuziale della futura sposa, che galleggia sull’acqua ha destato l’attenzione di Costanza Giaquinto, ottantanove anni compiuti e tutta una vita passata nell’antico palazzo tirato su, senza finirlo davvero nel Seicento, oggi trasandato ma ancora in piedi.

Un dedalo di stanze edificato sul tufo di un piccolo promontorio naturale, che si sporge sull’azzurro del golfo, sovrastando una piccola spiaggia privata corredata da un anfratto, una grotta artificiale frequentata spesso dagli innamorati e dove, ai suoi tempi, l’originaria padrona del palazzo incontrava gli amanti. La vecchia signora affacciata alla finestra in quel pomeriggio di febbraio ha visto «che la corrente che spingeva acqua dalla riva al largo recava una grande macchia bianca. Qualcosa di ampio e setoso, con merletti e veli. Un abito da sposa. Che andava via, in direzione dell’isola simile a una figura di donna.» Ha chiamato la badante per farsi portare il cappotto, è scesa con lei per vedere meglio e da vicino e nella grotta ha trovato una bella ragazza, nuda, immobile, distesa supina sulle lisce rocce di tufo, morta.

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Un nuovo caso per la squadra di poliziotti più scombinata ma infallibile della questura partenopea: i Bastardi di Pizzofalcone. La proprietaria dell’abito da sposa buttato in acqua è stata uccisa con un’unica letale coltellata al cuore. Le denunce locali di persone scomparse diranno alla squadra, a notte fonda, che si chiamava Francesca Valletta e aveva ventotto anni. Doveva sposarsi la mattina dopo con Giovanni Sorbo, funzionario di una grande banca di Milano… C’è un ma. Giovanni Sorbo è sì il figlio minore di Emiliano Sorbo, pregiudicato e potente capo dell’omonimo clan, però da sempre completamente estraneo agli affari paterni e della famiglia. Niente da parte sua però… chissà, come dichiara proprio lui angosciato a Lojacono: «Perché io mi chiamo Sorbo, Giovanni Sorbo. E tutti, compresi voi, appena avete sentito questo nome avete fatto lo stesso pensiero. Due piú due.» Insomma Lojacono e i Bastardi si trovano a indagare su uno strano omicidio con possibili minacciosi contorni. Francesca Valletta era figlia unica, adorata dal fidanzato benvoluta da tutti in famiglia, dagli amici e dai colleghi di lavoro. Perché ucciderla? Nessuna spiegazione evidente. O forse invece troppe? Possibile che qualche segreto, qualche peccato nascosto sia in grado di ledere un sogno? La squadra di Pizzofalcone dovrà mettercela tutta per sbrogliare il mistero. Una povera ragazza è stata uccisa nella grotta e il qualcuno che ha giocato crudelmente e ha colpito a morte, non ha solo cancellato il suo futuro. Ma riuscire a capire e a risolvere certe perversità potrebbe essere solo cosa di donne? Fatti e pensieri corali dei tanti personaggi scorrono veloci davanti a noi, quasi come i titoli di coda di un film. Sbirciamo al volo il noioso tempo da colmare per Pisanelli, convalescente a casa dopo l’ospedale e l’operazione che gli ha salvato la vita? Soffre ancora per la perdita di quella che credeva una grande amicizia, ma non rinuncia al suo istinto di vice commissario e adotterà come coinquilino Aragona, costretto alla semi indigenza per la sua onestà. Scorgiamo ancora dubbi e insicurezza nella vita della rossa vice commissario Elsa Martini? Forse riuscirà a integrarsi e a imparare qualcosa? E forse intravediamo un fortunato attimo di tregua per Lojacono, che comincia ad abituarsi alla convivenza con sua figlia, frequenta Laura Piras e ignora la complicità tra le sue donne. Spiamo la difficile tenerezza tra Palma e Ottavia mentre Romano continua a rincorrere amorevolmente il sorriso di una bambina. Vediamo una nuova sicurezza per Alex, ma…? E assistiamo alla stanchezza, alla rabbia, alla ribellione e ai tentativi di comprensione di Buffardi, il magistrato tutto d’un pezzo, forgiato da una vita mai voluta, dura e difficile, inquieto stavolta per un qualcosa che non riesce a inquadrare. Ce la farà la prossima volta o un acquazzone se lo porterà via?

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