GRANDANGOLO: “NEL CASTELLO DI ATLANTE” di DARIO ALFIERI (GIRALDI)

Risultati immagini per dario alfieri nel castello di atlanteRecensione di Marco Valenti

Esordio letterario per Dario Alfieri (nella foto, sotto), Dirigente di scuola media superiore, che con la bolognese Giraldi pubblica il suo primo romanzo “Nel castello di Atlante”. Esordio di spessore il suo. Il romanzo, infatti, infila il dito nella piaga attualmente più diffusa ed incancrenita tra le tante che infestano il nostro contemporaneo [e presunto] quieto vivere. La sovraesposizione mediatica dei peggiori esempi che possano esistere. La degenerazione della televisione [pubblica e privata, c’è poca differenza e poca distanza tra i palinsesti] che assume sempre di più il ruolo di cattiva maestra.

Prendendo spunto dal più becero intrattenimento pomeridiano della rete ammiraglia di Mediaset, Dario Alfieri racconta una vicenda che nel suo grottesco sviluppo credo abbia ben poco da invidiare alla realtà. Spesso si dice che è proprio la realtà a superare la fantasia. Quanto narra Alfieri va esattamente in questa direzione.

Nelle centosessantotto pagine del romanzo troviamo tutto il degrado morale che la televisione riesce ad infilare nelle nostre case. Il problema è che un certo modo di pensare ed agire è talmente radicato nel nostro profondo che neologismi come “tronista” sono stati accettati anche da chi ha cercato fino all’ultimo di combattere il fenomeno. In questo caso è la televisione a impersonare il male nella sua forma più pura, ma sono molte altre le situazioni “limite” che dovrebbero farci ragionare sulla strada che abbiamo deciso di intraprendere.

Carmine lascia la natia Caserta per la scintillante Roma in cerca di quel successo mediatico che possa permettergli di vivere di rendita facendo l’unica cosa che è in grado di fare: nulla. Circondato da una serie di personaggi spietati che gli contendono la visibilità [vero male della nostra epoca consacrata a sua maestà il social network] finirà invischiato in una serie di situazioni da cui uscirà inevitabilmente con le ossa rotte.

Sembra di leggere una qualunque “cronaca marziana” ed invece è tutto talmente reale e concreto da apparire irreale ai nostri occhi di lettori. Potremmo chiederci come abbiamo fatto ad arrivare a questo punto senza aver cercato di porre rimedio, ma siamo talmente assuefatti al degrado morale di cui sopra che non ci poniamo nemmeno più la domanda [sempre che qualcuno di noi se la sia mai posta].

Roma con il suo distacco emotivo e il suo freddo silenzio porrà fine alle velleità di tutti coloro che in un modo o nell’altro cercheranno di scalare la ribalta insieme a lui. È una Roma che non perdona, ben distante da quella mecca che Carmine pensava ed immaginava. Il silenzio e il distacco non sono però solo figli di una città che non riconosce i suoi abitanti ma anche i sentimenti che pervadono ogni personaggio del romanzo. Il distacco emotivo figlio di una povertà interiore che ci fa guardare solo al nostro quotidiano, incuranti degli altri, si sposa infatti alla perfezione con il silenzio delle giornate di tutti coloro che scelgono la facile strada “dell’ospitata televisiva” in cui primeggia chi è più vuoto di contenuti e dove il qualunquismo è l’unica dote richiesta.

Alfieri ci invita intelligentemente a riflettere sulla vacuità delle esistenze di chi, come il protagonista principale del suo romanzo, cerca quel qualcosa che mai troverà, sedotto dal desiderio di popolarità e da tutto ciò che si materializza davanti ai suoi occhi per svanire quasi immediatamente, rivelando la sua natura illusoria.

È forse troppo tardi per cercare di deviare il percorso. Per provare a porre una toppa, anche se parziale, a questo stato di cose. Nel momento in cui ci rendiamo conto che certi programmi [e più in generale certi atteggiamenti ormai sdoganati dai neologismi] non ci infastidiscono più di tanto dobbiamo essere consapevoli che abbiamo girato per l’ennesima volta la testa dall’altra parte, permettendo l’instaurarsi [prima] ed il consolidarsi [dopo] di atteggiamenti che un tempo non avremmo esitato a condannare e combattere. È un pò anche colpa nostra quindi? È solamente colpa nostra. Non accampiamo scuse ed ammettiamo le nostre colpe. È il modo migliore per iniziare la risalita. Abbiamo toccato il fondo, molto difficilmente può esserci di peggio.

Post scriptum: Dario Alfieri presenterà il suo romanzo alla Libreria Ubik Irnerio di Bologna il 10 dicembre alle 18: seguirà un rinfresco. Vi aspettiamo numerosi!

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