“LEI ERA NESSUNO” di LETIZIA VICIDOMINI (Homo Scrivens Editore)

Risultati immagini per letizia vicidomini lei era nessunoRecensione di Silvia Di Giacomo

Seguo fedelmente molti autori uomini contemporanei e ho letto con grande ammirazione le opere dei grandi scrittori scomparsi. C’è, però, una magia particolare nella prosa di quelle autrici che sanno esplorare i personaggi femminili, che li osservano con empatia, rispetto e assenza di giudizio. Tra queste, sicuramente, Letizia Vicidomini.

Lei era nessuno è un romanzo al femminile, come lei stessa sottolinea nei ringraziamenti. Una storia che osserva il femminile, appunto, nella sua declinazione di elegante dolcezza, di propensione a immolarsi per l’altro, ad amare senza riserve e a soffrire con dignità quando tale dedizione viene tradita. Donne che soffrono, che lottano, che si rimettono in gioco e che, anche quando soccombono, lasciano nel mondo il profumo della propria anima, della propria bellezza. Un alone di fierezza che nessuno può cancellare.

Ines è vedova, ha cresciuto da sola due figlie, le ha accudite e amate, ha brillato per le loro conquiste e tremato per le loro paure. Non si è mai risparmiata, inseguendo un modello genitoriale che inglobasse anche la figura paterna e che riscattasse, allo stesso tempo, i suoi dolori di figlia. Ines, infatti, è stata una bambina non amata ed è stata allevata da una madre “mai dolce, mai comprensiva, respingente sino al paradosso”.

In questa esistenza di doveri e responsabilità Ines per se stessa, che cosa ha tenuto? Ha tenuto un sogno, un amore segreto, una relazione assoluta, fatta di devozione. Una passione da non condividere. Un tempo sospeso, in cui Giuseppe era tutto, anche se di lui sapeva poco o nulla. Ma un giorno il suo amante non si presenta al quotidiano appuntamento e Ines lo cerca, preoccupata, angosciata. Quello che emerge, invece, è che il suo sogno era un inganno. Giuseppe in realtà non è la persona che aveva detto di essere; le ha mentito su tutto, perfino sul proprio nome, e su di lui pesano accuse tremende e infamanti nei confronti della moglie e della figlia.

Il mondo crolla, ma Ines vuole sapere, vuole assistere al processo e diventa lei stessa il motore che porterà a galla tutto l’oscuro passato e l’abominevole presente dell’uomo che credeva di conoscere.

L’autrice accende anche una telecamera delicata e rispettosa sullo strappo interiore di Elvira Avigliano, moglie di colui che Ines ha amato come Giuseppe. Elvira è una madre costretta a scindere l’amore per la figlia Stella dall’amore per colui che pensava il proprio compagno di vita. Colei che pensava di dover tenere insieme la famiglia si trova invece a infrangere la prigione, che l’assurda possessività del consorte le ha costruito intorno, per difendere la prole dalla più ignobile di tutte le violenze, quella perpetuata dal padre.

L’autrice accompagna poi il lettore nell’inferno di Stella in punta di piedi, scegliendo con accuratezza le parole, per non offendere, non ostentare, non esporre la follia di un rapporto capace di annientare.

Intorno a Ines, alla sua amica Anna, allo zio di Anna, un commissario in pensione, e a Giuseppe e alla sua famiglia c’è Napoli.

Una città, per citare un intervento del grandissimo Maurizio De Giovanni, “invadente, che non può non fare parte dalla narrazione, che non sa stare di sfondo”. E così Letizia Vicidomini ce la racconta, ce la fa sentire, odorare, accarezzare. Napoli parla per bocca del venditore ambulante, saggio e attento, nel vociare di un corteo, gioiosamente avvolgente, nelle chiacchiere delle donne dal parrucchiere, tra profumi e lacche. I suoi scorci mozzafiato ridanno fiato al lettore, accompagnato nella follia mentale di uomini che si credono superiori, che odiano le donne e si nutrono di violenza misogina. Napoli corre in soccorso, ripara, pur con le sue ferite, la paura che un certo essere umano genera. Lo sguardo si allarga dai vicoli al mare a suggerire che alla fine la giustizia, in qualche modo, trova soddisfazione.

Così, la donna che troviamo nell’epilogo non è più la stessa che abbiamo incontrato nelle prime pagine. Anche lei solleva la testa, allarga la propria prospettiva e si riappropria della vita, senza demandare ad altri la realizzazione della felicità.

Prima di scrivere queste righe ho atteso. L’ho fatto perché credo che l’essenza di una storia si materializzi in ciò che rimane quando hai dimenticato i singoli passaggi e il romanzo si annida in un angolo della memoria, compresso ed essenziale. Oggi posso dire che, per me, Lei era nessuno è l’espressione di quel femminile delicato e forte, amorevole e combattivo che unisce le donne di ieri, di oggi e di domani.

Leggetelo per riconoscervi o per comprendere ciò che spesso noi donne celiamo ai più.

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