Sul comodino della Rambaldi: “Uomini in gabbia” di Simone Buchholz (EMONS Gialli tedeschi)

Risultati immagini per “Uomini in gabbia” di Simone BuchholzSimone Buchholz (Hanau, 1972) vive ad Amburgo con il marito italiano e il figlio. Prima del pluripremiato Uomini in gabbia, ha pubblicato i romanzi: Revolver e La notte del coccodrillo.

Il cielo è grigio, le case ancor più grigie, benvenuti in Grigionia, gli sguardi mi urlano in faccia “Tu qui sei uno straniero”, casette di mattoni rossi, giardino in cemento, per ogni problema una soluzione alcolica. Mentre la gioia di vivere si impicca in soffitta, attraverso le strade incolori senza vita, un freddo sociale pungente mi fa rabbrividire, guarda figlio mio com’è desolata questa fine, senza migrazione, totalmente senza stranieri, sono spiaggiato qui come un naufrago, senza nemmeno uno spinello”. Absolute Beginner, Nach Hause.

Uomini in gabbia è la terza indagine della procuratrice tedesca Chastity Riley, detta Chas.

Ad Amburgo è notte e piove sulle luci blu di una volante ferma davanti a una ciclista morente. È appena stata investita da un auto pirata. Chas Riley non è in servizio ed è passata di lì per caso per raggiungere gli amici Rocco, Carlo e Sberla al Blue Natch. Lo stesso pub dove la primavera scorsa hanno trovato tre cadaveri in cantina. Da allora il clima del locale non è più lo stesso e la vista della ragazza sanguinante induce Chas a tornarsene a casa.

Il mattino seguente la città è avvolta dalla foschia, fa già caldo alle 9 di mattina nonostante sia ancora settembre, e Chas è invitata dalla procuratrice capo a intervenire alla Mohn & Wolf, il più noto gruppo editoriale di Amburgo.

Davanti all’ingresso della casa editrice qualcuno ha scaricato una gabbia per cani con dentro un uomo nudo, malmenato e privo di sensi.

La gabbia è stata posizionata davanti all’ingresso principale, in modo che tutti possano vederla, e gli impiegati che hanno riconosciuto il direttore del personale Tobias Rosch ne approfittano per sputargli addosso.

Il box nero per cani, Made in Cina, è stato chiuso con un curioso lucchetto artigianale difficile da aprire.

Sul posto c’è già il nuovo collega Ivo Stepanovic, insieme scattano foto e interrogano il personale.

La prima cosa a cui pensano è una vendetta di lavoro.

L’azienda negli ultimi tempi ha licenziato a man bassa, il personale è alquanto invelenito e non ci sarebbe da stupirsi se le rappresaglie non fossero finite lì.

Infatti tre giorni dopo lo stesso trattamento verrà riservato anche all’amministratore delegato.

Intanto, mentre la polizia si occupa della donna investita in bici, il colpevole munito di attrezzi di tortura si appresta già a colpire di nuovo.

Ma è davvero una vendetta nei confronti di chi ha licenziato a tutto spiano o c’è dell’altro?

Entrambe le vittime, sempre che con lo scorrere del romanzo vogliamo definirle vittime, in passato avevano condiviso la stessa camera in un collegio della Baviera e le indagini si indirizzeranno presto su quattro vecchi compagni di scuola…

Chastity Riley è un personaggio duro in una città dura che non concede sconti a nessuno, beve per non pensare, incontra uomini per locali, solo la vista dei gabbiani la alleggerisce rendendola felice, purché naturalmente non le sporchino la giacca, e dove non arrivano i gabbiani arrivano le nottate alcoliche, le sigarette e gli spinelli.

Situazioni che Simone Buchholz descrive egregiamente, e un buon intrattenimento sorretto da una scrittura di qualità, te lo gusti sempre meglio.

Che la terza indagine di Chas Riley sia con voi!

Paola Rambaldi

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