“Catgirl” di Valentina Manzetti (Piemme)

Risultati immagini per "Catgirl" di Valentina Manzetti (Piemme)Recensione di Raffaela Tamba

Dal romanzo di formazione al fantasy e al thriller, Valentina Manzetti, nata a Borgomanero, offre al pubblico young adult, con questo suo primo romanzo, una storia moderna (uscita per Il Battello a Vapore di Piemme) che segna il confine tra l’infanzia e la preadolescenza, quando ancora permane il bisogno di immaginazione e magia della prima, accanto alle pulsioni emozionali della seconda. Affascinata, per l’aura di mistero che trasmettono, dai gatti, l’autrice ha voluto inserirli nella storia con un compito speciale, veicolare quello scatto di crescita: “Tutti sanno che i gatti neri sono speciali. Più attenti, più sensibili, più vendicativi di qualunque altra creatura al mondo”.

Giunia Panza ha 11 anni, è la fine dell’estate e sta per cominciare le scuole medie. E’ un passaggio più difficile di quanto si pensi perchè nei cinque lunghi anni delle scuole elementari i bambini diventano ragazzini, subendo uno dei più marcati momenti di crescita fisica e cambiamento psicologico e caratteriale della loro vita; sono disorientati e confusi, oscillano tra la voglia di cambiare e la paura di quello che si troveranno davanti.

Giunia, in più, ha un problema molto specifico: durante l’estate, divisa dalla migliore amica Mavi che ha deciso di fare la scuola di recitazione di Milano, si è impulsivamente dichiarata al ragazzino di cui era innamorata ricavandone un netto rifiuto.

Mateo diventa così per Giunia la personificazione di una rabbia infantile nella quale spesso confluiscono l’insicurezza e la paura del nuovo. Giunia trasforma, perchè più facile, in odio, la delusione di essere stata respinta, senza volere (o meglio potere, data l’età) approfondire le motivazone che hanno spinto il ragazzino a risponderle che non si sarebbe mai messo con lei “nemmeno in cambio dei superpoteri”. Mateo, semplicemente, è insicuro come lei e non in grado di decifrare le proprie emozioni, compiendo il passo dall’amicizia all’amore.

Il primo giorno di scuola, nel momento di formazione delle classi, Giunia freme nel timore di ritrovarsi con i vecchi compagni e contemporaneamente di incontrarne di nuovi. L’attesa dell’appello, l’osservazione ossessiva dei coetanei intorno, i pensieri rapidi e inconsistenti che si accavallano sulla loro possibile personalità e, infine, l’accettazione inevitabile di quello che è stato deciso. E Giunia si ritrova in una classe che, per la maggior parte, è costituita proprio dagli ex compagni delle elementari, fra i quali, manco a dirlo, l’odiato Mateo Quaglia (il soprannome senza una t deriva dalla caricatura da parte dei compagni di un difetto di pronuncia del ragazzino che, chiamato a leggere di fronte a tutti, era portato dalla timidezza e insicurezza ad eliminare tutte le doppie).

Troppo presa dal bisogno di appoggiarsi all’amica lontana e dal proprio orgoglio ferito, privata dei pilastri su cui aveva fondato la propria infanzia, “a Giunia sembrava di non avere più il controllo su niente” tanto da non rendersi conto del potenziale di sincera amicizia che le si sta profilando accanto proprio da nuove compagne: Monica, l’aspirante parrucchiera, effervescente, appassionata di capelli tanto da sfruttare spontaneamente questa sua passione come fulcro della propria sicurezza e strumento di conoscenza. Dai capelli delle persone, Monica capisce tanti aspetti del loro carattere e, pettinando, scompigliando, massaggiando i capelli degli amici, stabilisce con loro un contatto di forte empatia, che stempera tensione e disagio. Sveva Zemmi, alta, allampanata, sempre vestita di nero, con una peluria sul labbro superiore, solitaria, lettrice comulsiva, sempre con libri horror sotto il braccio, è consapevole di non essere attraente nè conforme alla massa, ma accetta senza presunzione nè amarezza questo suo status sociale, confidando che, qualcuno, in fondo, sia più simile a lei di quanto non sembri in prima approssimazione e lasciando che l’amicizia con le persone giuste si formi da sè.

Tuttavia il legame più forte che salda l’amicizia di Giunia con i compagni è quello della comune passione per le Mew Mew Girls, eroine protagoniste di fumetti e serie TV, metà umane e metà gatte, dotate di superpoteri, che combattono contro nemici alieni, emblema di una forma di cultura giovanile identificativa. La conoscenza del mondo delle Mew Mew Girls, l’aggiornamento continuo sui loro spettacoli, l’abilità nel gioco virtuale Gatti vs Alieni, sono il classico distintivo di appartenenza ad un gruppo che dà la sicurezza di essere accettati e compresi.

E’ con questi nuovi amici ma anche con la presenza lontana e virtuale di Mavi e vicina e sofferta di Mateo che continua comunque a cercarla che Giunia affronta la propria battaglia di crescita, la chiusura della porta dell’infanzia e l’apertura di quella della preadolescenza. Aprire porte chiuse e chiudere porte aperte sarà il leit-motiv di tutto il romanzo.

Giunia vive con il fratellino, la nonna Carlotta (nonna C come la chiama lei), ex Vigile del Fuoco, volitiva e determinata e con Romeo, il compagno della nonna, remissivo, ma non debole, capace di accettare la mascolinità di lei e colmarne verso i nipoti acquisiti, la lacuna di pazienza e tenerezza. E’ proprio lui, inconsapevolmente, a scatenare gli eventi, suggerendo a Giunia di esprimere un desiderio nell’assaggiare il primo kiwi della stagione. E Giunia, istintivamente, si rivolge alla propria gatta Yoda “’Sei tu il mio desiderio’. Se solo fosse stata la sua migliore amica del cuore, tuttii suoi problemi sarebbero svaniti per sempre”.

E la fantasia, che ancora serpeggia nei ragazzini di 11 anni, compie la magia: il giorno dopo, la gatta si è trasformata in ragazzina. Lo scambio di ruoli è un elemento molto sfruttato tanto nella letteratura quanto nel cinema, perchè offre quel meccanismo di introspezione psicologica fondamentale che è il cambio di prospettiva, il mettersi nei panni dell’altro.

Da quel momento Giunia non è più sola. Yoda ragazzina che pur mantiene le caratteristiche istintive ed i comportamenti tipici di un gatto, diventa per lei strumento di crescita e maturazione: dalla preoccupazione di sè, Giunia deve passare alla preoccupazione per la propria gatta che, nel corpo umano, rischia di farsi male o far male ad altri. E’ un forzato spostamento del centro di attenzione, dal sè all’altro.

Il romanzo segue a questo punto un percorso scoppiettante di situazioni paradossali, nelle quali Yoda sconvolge tutti per l’eccentricità delle proprie azioni ma nello stesso tempo, con la propria spontaneità, col proprio bisogno antitetico di indipendenza e di affetto, conquista tutti. Inevitabile, ad un certo punto, la resa dei conti per Giunia che concentra su di lei, come in un buco nero, l’ormai insostenibile fardello di emozioni negative, gelosia, solitudine, insoddisfazione, incertezza, provocando l’implosione della propria socialità.

Ma non è sola come crede. Perchè sia Mavi che da Milano non l’ha dimenticata sia Monica, Sveva e K, le restano accanto, aiutandola a ricostruirsi dentro, a sostituire la rabbia con la disponibilità e la comprensione.

È il momento in cui il vivace romanzo di formazione, paradossale e fantasioso, si tinge dei colori del thriller fantasy, oscuro e allucinante.

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