“Se ti abbraccio non aver paura” di Fulvio Ervas (Marcos y Marcos)

Risultati immagini per "Se ti abbraccio non aver paura" di Fulvio ErvasRecensione di Patrizia Debicke 

Franco e Andrea, un padre e un figlio da soli in viaggio, insieme per tre mesi per strada uniti da una straordinaria e inimmaginabile e grandiosa avventura. Quell’avventura che ogni giorno invade la vita con Andrea. Una storia di una vera esperienza e la storia di Franco e Andrea. Ora provate a immaginare un uragano che da un giorno all’altro spazzi via la tranquillità vostra famiglia, che vi rubi le vostre sicurezze, le certezze, le speranze per il futuro e cambi inesorabilmente il vostro modo di vivere. “Se ti abbraccio non aver paura” è proprio questo, la storia/descrizione di uno spaventoso uragano quello che ha travolto Andrea Antonello, un ragazzo oggi ormai maggiorenne, che a tre anni la medicina ha condannato come autistico. Una mazzata in testa per i genitori. “Sono bastate poche parole: ‘Suo figlio probabilmente è autistico’”. Una terribile diagnosi o peggio un verdetto formulato da un medico che ha trasferito quello stesso uragano sulla famiglia travolgendola. Un verdetto accompagnato da sofferenza, fatica, dall’altrui incomprensione, tutte cose che bisogna affrontare trovando la forza giorno dopo giorno.

E tuttavia questo uragano che Fulvio Ergas ci racconta in “Se ti abbraccio non aver paura” dopo aver investito la famiglia, l’ha sì trasformata, ma rendendola anche più forte e compatta. Tutto vero, ma la malattia di Andrea è peggio di un uragano. L’autismo l’ha accerchiato e imprigionato inesorabilmente e Franco, suo padre, ha dovuto indossare la corazza di un cavaliere che si batte per suo figlio. Ma un cavaliere che, come nella fiabe, non si arrende mai. Per anni la famiglia ha viaggiato sperando e provando tutte le possibili terapie: tradizionali, sperimentali, spirituali… Poi nel 2008 a 17 anni Andrea, è partito con il padre per un viaggio tra il Nord e il Sud America. Una lunga avventura durata tre mesi e 38mila km, tra Miami (Florida, Stati Uniti) e Arraial d’Ajuda (Brasile). Un’avventura on the road in lungo e in largo per il continente, con appena il necessario per andare sempre avanti e senza mai dimenticare la bacchetta magica di Andrea e l’ invisibile elastico con cui restare agganciati, per non perdersi…

Dopo aver pubblicato otto romanzi, magari succede che chiamino qualcuno scrittore, Fulvio Ergas in questo caso, e un bel giorno può capitare che una storia venga a cercare lo scrittore, mentre sta tranquillamente seduto al bar. Portata dal protagonista in carne e ossa e assolutamente particolare. “Ascoltami” ha detto infatti a Fulvio Ervas Franco Antonello, il protagonista di un viaggio straordinario, bevendo uno spritz “la storia che ti voglio raccontare ha la forza della vita vera e la bellezza di un sogno”. E Fulvio è stato a sentire quella storia di un padre che ama suo figlio autistico e ha voluto qualcosa di più per lui. Un racconto cominciato al bar, continuato a casa per poi proseguire in campagna e durato un anno intero. Fulvio Ervas vive con la sua famiglia nella campagna di Treviso e un branco di animali domestici e Franco Antonello abita poco lontano a Castelfranco Veneto e dalla finestra di casa dove è nato si scorgono i merli sulla mura del castello medioevale. Franco narrava e Fulvio, lo scrittore, è rimasto ad ascoltare fino a quando non sentito che quella storia era pronta a fluire dalla sue mani come l’aveva percepita, vera, disarmante e intensa. Una storia declinata in prima persona, con la semplicità di una prosa che si immedesima immediatamente nel sentire di un padre di fronte alla difficilissima prova, pur carica di amore. Un amore che può e riesce a convivere con l’autismo del figlio, nella velleitaria e disincantata speranza di una miracolosa guarigione. Perché la vita di Andrea è scivolata in un mondo che lui potrà solo sfiorare. Un mondo di solitudine perché questo è quanto accade quando non riesci a parlare con qualcuno e non sei in grado di fare tante, troppe cose da solo. Niente rapporti, nessun lavoro, mai una ragazza…. Poi un giorno, alla fine di un anno scolastico – con il solco tra l’adolescenza di Andrea e quella dei suoi compagni e coetanei che si allarga sempre di più e bisogna organizzare una quotidiana routine domestica per coprire le vacanze estive, ambite dagli altri ragazzi – nella testa di Franco, il padre, spunta la folle idea: fare un viaggio da soli lui e Andrea. E come ogni diario di viaggio, anche questo si trasforma nell’ideale percorso di un’anima, anzi stavolta sarà di due anime e descriverà il reciproco rafforzarsi e conoscersi attraverso la immediata e coraggiosa percezione tattile ed emotiva dei due protagonisti, figlio e padre. Entrambi immersi in un’esperienza unica, fondamentale. Toccano il lettore le poche parole digitate da Andrea a computer, il metodo telematico con cui lui ha imparato a dialogare con i genitori, che rivelano consapevolezza di sé ma anche sofferenza per la propria condizione. Insomma offre uno spiraglio per intravedere la vera essenza dei sentimenti, le emozioni, le frustrazioni, i malesseri e le gioie di un ragazzo autistico. Andrea non riesce, non sa opporsi alla sua situazione ed è straziante il suo grido silenzioso di aiuto, la sua voglia di uscirne, l’impotenza e l’amara constatazione di non potercela fare, per parte sua e per chi lo ama. Le ultime tappe del loro viaggio si rivelano forse le più suggestive, sia per la contraddizione dei luoghi visitati, che per l’accoglienza corale e schietta dei più semplici nei confronti di Andrea, più aperta e comprensiva di quella vissuta in precedenza nei moderni e civilizzati Stati Uniti, curiosa ma pur sempre molto corretta. E sarà proprio nell’ultima tappa del viaggio, nello sperduto ma ospitale villaggio brasiliano in cui Andrea potrà dare un vero senso al viaggio, raggiungendo una sua crescita fisica ed emotiva. Per Se ti abbraccio non aver paura – la scritta stampata sulle magliette di Andrea per il suo modo di dimostrare la sua essenza abbracciando la gente -, Fulvio Ervas ha scelto di servirsi di uno stile semplice e colloquiale che, senza mai sconfinare nel malinconico, conserva sempre una ironica leggerezza di toni. Non dimentica, né tace la verità di fatti e di sentimenti, anzi riesce a trovare le giuste parole anche per descrivere la delusione, la fatica, lo sconforto, la rabbia, sempre e purtroppo indissolubilmente connesse a questa splendida storia d’amore.

Da questo romanzo Gabriele Salvatores ha tratto il suo ultimo film Questo follle amore interpretato da Diego Abatantuono, Valeria Golino, Claudio Santamaria, Giulio Pranno attualmente su tutti gli schermi.

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