Intervista a Claudia Spaziani

“Claudia Spaziani, nata a Torino e cresciuta in Umbria, vive da anni a Castel Guelfo dove ha sede il suo studio. La sua predisposizione per le arti si è manifestata fin da quando era piccola: dal ricamo ai lavori manuali, connotati da un forte senso pratico, ha imparato presto a costruire oggetti in carta e in stoffa.

Stilista, scenografa, artista a tutto tondo, da che ricordi ha nutrito la passione per la fotografia, ma ha cominciato a dedicarsi ad essa con più devozione da quando è nata la figlia Sofia. Con una Nikon obsoleta, la Spaziani ha iniziato a sperimentare seriamente il funzionamento della macchina fotografica. Il passaggio a una dimensione professionale è avvenuta frequentando diversi corsi (il primo è stato sui paesaggi) e scoprendo le diverse tecniche”.

 

Intervista a Claudia Spaziani (di Paola Rambaldi)

 

Quando è nata la passione per la fotografia?

Da quando mio papà mi permise per la prima volta di toccare la sua preziosa tedesca Voigtlamder; fu un colpo di fulmine, poco dopo dimenticato. Mi tornò la voglia di fare fotografia con la nascita di mia figlia Sofia

In cosa consiste la corrente Fine art, di cui sei rappresentante?

Fine art è letteralmente il mix fra artigianalità-creatività-tecnica: qualsiasi cosa, in arte, sia realizzata con questi presupposti si identifica e si classifica fine art. La mia evoluzione fotografica è verso un fine art pittorico e retrò

Ad oggi, quali ostacoli incontra un fotografo professionista, durante il cammino per la realizzazione dei propri sogni?

La difficoltà più grande è sicuramente distinguersi dai fotografi che con poca preparazione si accingono ad effettuare servizi fotografici particolari e delicati come quelli dei neonati. Il cliente poco attento spesso è abbindolato dal costo inferiore del servizio. La difficoltà più grande per un fotografo come me, che non è bravo a vendere ma ama prima di tutto fotografare, sarebbe imparare a fare anche marketing prima di essere travolto dalle spese; ogni servizio fotografico deve essere preparato minuziosamente e dettagliatamente e per questo non bado a spese.

A quali grandi fotografi ti ispiri?

I miei primi amori per il ritratto sono senz’altro gli inarrivabili fotografi contemporanei Patrick Demarchelier, Annie Lebovitz e Chris Knight. Entrando nel merito del mio lavoro di fotografa specializzata nel ritratto di maternità, cito: Donatella Nicolini e Lola Melani; per il ritratto del neonato: Elisa Cogotti e Enny Napolitano per la precisione impeccabile delle pose. Riguardo al ritratto Fine art creativo-posato in studio, l’impareggiabile Paulina Duczman e per le esterne la canadese Cassandra Jones. Alcuni di loro sono stati miei docenti.

In quale occasione ti sei morsa le mani per non avere avuto con te la macchina fotografica per immortalare un momento che ti ha particolarmente colpita?

Anni fa, in una gita in un famoso sito archeologico in Messico avevo dimenticato la fotocamera in Hotel e mi sono persa i colori stupendi delle iguane giganti.

Quali soggetti preferisci fotografare?

Assolutamente figure umane.

Perché in questo periodo di selfie smodati tu non ami fotografarti?

Preferisco essere regista piuttosto che attrice. Non amo i selfie, le angolature non sono mai corrette, così come spesso le luci, preferisco i mezzi busti con mani o braccia non troncate.

Cosa provi quando la foto risulta proprio come la volevi tu?

Felicità e soddisfazione.

Chi sono i tuoi soggetti preferiti?

Tutte le persone che vogliono mettersi in gioco, tutti quelli a cui posso catturare emotività, giovani o no, donne e uomini o soggetti uniti da rapporti affettivi stretti come: le donne in gravidanza; musicisti; nonni e nipoti; mamme e papà con i propri bimbi; dove il soggetto è singolo, cerco di instaurare una connessione, adoro quando rivolgono lo sguardo in camera, dentro all’obiettivo, guardano me.

Com’è capitato il tuo primo servizio fotografico a una donna in dolce attesa? Ho visto che ultimamente si usa molto fotografare i pancioni al nono mese di gravidanza e i neonati di pochi giorni. Ti manca di non aver fotografato la tua gravidanza quando aspettavi tua figlia?

Il mio primo servizio ad una mamma in attesa è stato casuale, un’amica che aveva più fiducia delle mie capacità di fotografa di quanta ne avessi io. Le donne in gravidanza normalmente si fotografano tra la 27ma e la 34ma settimana, non proprio al nono mese per questioni logistiche e di equilibrio. La fotografia di gravidanza così come la conosciamo oggi, non esisteva in Italia 18 anni fa, o almeno io non ne avevo mai sentito parlare. Mi manca una foto della mia gravidanza, sarebbe stato un prezioso ricordo.

Quale foto famosa avresti voluto scattare tu?

Alcuni dei ritratti pittorici di Julia Margaret Cameron madre del pittorialismo in fotografia. E senza dubbio il ritratto di Gandhi dietro all’arcolaio scattata da Margaret Bourke-White nel 1946.

Ogni momento va bene per fotografare o devi sentirti ispirata?

Programmo ogni servizio con cura e tempo, non improvviso mai. Amo fotografare e non vedo l’ora che cominci il servizio che ho programmato minuziosamente.

Quanto è importante la collaborazione dei tuoi cari nel tuo lavoro?

Fondamentale. Ho la fortuna di avere un entourage non da poco che mi appoggia e mi aiuta SEMPRE, sono molto più che assistenti: ognuno ha il proprio ruolo. La programmazione della sessione fotografica inizia dallo studio del set: dai backdrops agli outfit agli accessori di scena. Quando sono pronta ci riuniamo per studiare il moodboard “tabella di marcia o scaletta” che preparo.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Creare ritratti retrò in stile pittorico magari creando abiti d’epoca.

Quali luoghi vorresti fotografare?

Nei mi sogni c’è l’Islanda, l’aurora Boreale. l’Etiopia e la Monument Valley.

Il tuo sogno nel cassetto?

Uno studio fotografico attrezzato di 200 mq.

Un’esperienza che non vorresti più ripetere?

Non ho finora avuto esperienze negative con le persone che ho fotografato.

Raccontaci una tua grande soddisfazione.

Essere riuscita ad aprire il mio studio fotografico, è stata una grande soddisfazione.

Dà più risultati un buon corso di fotografia o l’estro del fotografo?

Per la mia esperienza, nessuna delle due cose prescinde dall’altra. Non basta l’estro senza lo studio, e non basta un corso per diventare fotografi. I risultati si raggiungono con impegno e studio continui e costanti. Senza passione credo sia impossibile coltivare l’estro.

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