“Gli invisibili” di Valerio Varesi (Mondadori)

Gli invisibiliRecensione di Patrizia Debicke

Soneri, personaggio molto amato del giallo italiano (e, dico io, figlio maggiore di Valerio Varesi) stavolta volente o nolente si trova tra capo e collo la chiusura di un caso, un vecchio caso, quello di un uomo abbastanza giovane ripescato cadavere tre anni prima nel fiume. Il caso è stato a lungo in bilico tra  poliziotti e carabinieri, a Parma  era in corso un’indagine legata a  una sparizione di un uomo, si temeva  che questi fosse il morto ma poi… E tuttavia, colleghi di allora, non solo non erano riusciti a capire se si trattasse di suicidio o di omicidio, ma neppure a  scoprire l’identità del morto. Che risulta ancora una specie di fantasma, un senza famiglia, qualcuno senza passato e senza esistenza perché nessuno lo riconosce o, a quanto pare,  neppure immagina chi sia. Adesso ci vuole un supplemento di indagine. Una cosa veloce, formale, spiega il questore a Soneri, quasi scusandosi per la seccatura. Insomma fare le cose secondo le regole, poi levare il corpo dalla cella frigorifera, seppellirlo con su una sigla e un numero, e non pensarci più. Ma Soneri è molto poco  adatto a far cose formali. Lui è un detective nato. Troppo semplice? Si è fatto troppo poco?

Quella morte poi, che gli richiama penosi ricordi personali, gli rinfaccia la solitudine. È rattristato, irrequieto, qualcosa a conti fatti non gli quadra, deve sondare e approfondire, annusando come un  segugio in cerca avanti e indietro, su e giù nel suo amato territorio, che corre dai due  lati del  Po’  con le sue rive e le sue larghe anse misteriosamente avviluppate dalla nebbia. Là vicino al Po’ Soneri è nel suo elemento, si muove fluido come un pesce nello stagno, sa come chiedere parla, ascolta le risposte, allarga il tiro e pian piano individua una ragnatela di piccole discrepanze nelle parole della gente. Indizi, è gran dire, sembrano solo screpolature in un’ardua ricostruzione del nulla. Ma per archiviare il caso quelle screpolature devono andare a posto, richiudersi? Ma gli manca la convinzione, la certezza e allora insiste caparbio.  E poi non si può seppellire la gente senza nome, gli dice Angela, la sua compagna di sempre, e per fortuna che lei c’è sempre, indispensabile amica, amante e confidente. Insomma Soneri  deve andare avanti per la sua strada e  riaprire il caso. Ma non gli basta più ridare un nome al morto, ora deve scavare, andare più a fondo anche contro il parere dei superiori. Come? Chiedere la presenza e la collaborazione di Angela e dedicare alla sua indagine le troppe ferie arretrate. Una vacanza su una casa galleggiante dove potrà diventare il diretto testimone del molle e pigro fare quotidiano del Po’ e dei suoi pericolosi e improvvisi capricci, con l’acqua che monta fragorosamente all’improvviso per poi calare rapidamente, lasciando solo fango e detriti dietro si sé. Il Fiume con la maiuscola, che si trasforma in possente scenario e metafora del continuo mutare delle cose, dell’inatteso, dell’inimmaginabile. E con la nebbia a fare da grigio paravento alle miserie umane Soneri si convincerà sempre di più che quel viscido grigiore che assedia il fiume, tenta di rendere invisibili le cose,  di cambiare la mente e le idee delle persone, può arrivare a  condizionare le loro  azioni, fino a fuorviarle e qualche volta spingere persino a uccidere. La sua indagine lo immergerà nei segreti di quel microcosmo, avvolto nelle nebbie dell’autunno padano che gravita attorno al fiume. Deve riuscire a infrangere il muro di reticenza di alcune  piccole comunità che coprono omertosamente  allo stesso modo  pescatori di frodo, piccoli delinquenti, ma anche grandi speculatori che si alleano con il peggior crimine e lo manovrano. Cucina che gode di  profumi e piatti sopraffini. Un tempo Soneri si contentava di prosciutto e  di scaglie di grana, ma ora no. Si è trasformato in una buona forchetta, sarà anche merito di Angela? Ma stavolta scopriamo anche un Soneri più  intimista, che scava nelle altrui vite, che continua a cercare la verità fuori ma anche dentro di sé, e forse per una volta riesce meglio a fare i conti con il male. Sarà anche per una nuova e forse insperata sensazione di libertà che gli dà quella vacanza cercata, il suo nuovo  dover render conto solo a se stesso  senza dimenticare di essere un poliziotto e disdegnare l’indispensabile e amichevole aiuto della squadra. E comunque un Soneri  forse  più casalingo, un uomo forse finalmente appagato dall’affettuosa vicinanza fisica e spirituale di Angela?

 

 

 

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