“Delitto al conservatorio” di Franco Pulcini (Marcos y Marcos)

Risultati immagini per "Delitto al conservatorio" di Franco Pulcini (Marcos y Marcos)Recensione di Patrizia Debicke

Mentre stanno per cominciare le eliminatorie finali del Piano World Cup Prodigy Child, premio internazionale per bambini prodigio del Conservatorio di Milano, uno spaventoso delitto guadagna le prime pagine dei quotidiani. Il celebre maestro di pianoforte austriaco Richard Hadowitz, che per anni ha guidato uno stuolo di allievi a Milano e in Cina dove addirittura ha creato una scuola per giovanissimi, muore in caso sua attaccato dall’implacabile morso di un Manba nero, il più velenoso serpente africano, rettile che può addirittura arrivare a un lunghezza di quattro metri e il cui morso ,se non trattato immediatamente con un potente antidoto, è sempre letale. Incaricato di indagare e catturare il suo assassino – che purtroppo sfugge a ogni ricerca e continua a muoversi minacciosamente tra l’appartamento di Horowitz e il vasto giardino condominiale che lo circonda – e il suo mandante ( è evidente che dietro il serpente ci sia la mano e la mente umana) sarà la nostra vecchia conoscenza commissario Abdul Calì (madre tunisina e padre siciliano) già incontrato e imparato ad apprezzare in Delitto alla Scala, prima fatica letteraria di Pulcini, musicologo di fama internazionale prestato alla scrittura.

Ancora una volta infatti Calì sarà il protagonista e deus ex machina del nuovo intreccio “pulciniano” musico – giallo, che lasciamo al lettore il piacere di scoprire e assaporare. Il sicilian arabo Abdul Calì, oggi stimato commissario lombardo d’adozione, ha imparato a imporre senza farsi complessi il suo aspetto esoticheggiante (in barba ai dictat salviniani, dico io), uomo raziocinante, poco esibizionista ma di cervello fino e che nonostante la moglie Viola, ottima famiglia, pianista ed ex dipendente della Scala, fatica ancora a confrontarsi e adeguarsi a certe manie di quel covo di musicisti esaltati. Altrettanto, con sicula, taciturna, testarda ma sicura intelligenza, Calì mette in caccia i suoi aiutanti quali il suo assistente e conterraneo Pippo Sciuto e lo stagista peruviano dai cinque nomi, chiamato con praticità Martino, consulente tecnologico. Insieme individuano possibili scorciatoie ma, a bordo della futuristica auto elettrica in dotazione alla squadra, indagano, imboccano vicoli senza uscita, tipo i continui litigi del maestro con i vicini per il rumore, mentre invece centrano altre ipotesi che vanno a incrociarsi con le giuste piste. E però il commissario Calì scoprirà anche la tristezza di un mondo fatto di infanzie prive di giochi, di sadismo didattico, dominato da fanatici aguzzini veri e propri per i quali conta solo la perfezione, sostenuto ohimé da un inimmaginabile paranoia genitoriale che mira a una folle competizione tra bambini prodigio. La chiave del mistero infatti va cercata andando a scavare nel più profondo della distorsione della psiche umana. Ma Calì non demorde, senza lasciarsi fuorviare interroga gli sponsor, i combattivi giurati, sente i padri e le madri che sognano solo di far vincere i loro piccoli geni. Resiste alle avances della sensuale maestra di musica e giurata del concorso Stragiotti, adusa a farsi strada con ogni mezzo, si fa alleata Marisol, la solare e onestissima colf peruviana a cui il grande maestro ucciso affidava casa e denaro, e conquistato dalla minuscola Ming-li, la simpatica pianista bambina cinese di sette anni, favorita al Concorso, riesce a strapparle preziose informazioni a colpi di gelato e, con l’aiuto di sua moglie Viola, ne guadagna la confidenza. Musiche ed eccezionali interpretazioni di piccoli geni si vanno però a mischiare e un delittuoso intrico di terrene meschinità. Il nostro commissario Calì per venire a capo dell’intrigo dovrà rifarsi a tutti i dictat di un indagine: seguire ogni possibile pista: sia quelle collegate alla vendetta e che quelle che portano alle donne. Il piacere avrebbe il suo prezzo? E poi, non ultime, quelle che rimandano al denaro che può infestare e sporcare ogni e qualunque competizione. Anche stavolta la musica, fa da padrona e arricchisce lo scenario ma la grande competenza musicale dell’autore è ben amalgamata con un’interessante trama gialla frequentata da stravaganti personaggi che talvolta si trasformano in macchiette. In macchiette che però,oltre a far sorridere ci rammentano, ci piaccia o no, che il mondo reale è anche questo, fatto di esibizionismo, invidie e brama di successo a ogni costo. Ma Calì non si lascia ingannare, va avanti dritto per la sua strada e prima o poi il vero colpevole cascherà nella sua rete. Intrigante colpo di scena finale per un epilogo decisamente non scontato.

Franco Pulcini nasce a Torino e la sua famiglia sogna per lui un futuro da ingegnere alla Fiat. Invece lui fin da piccolo si appassiona alla musica, studia chitarra, pianoforte, composizione e infine musicologia con il grande Massimo Mila. Musicologo di fama internazionale, ha insegnato per quarant’anni storia della musica al Conservatorio di Milano ed è direttore editoriale della Scala, dove si occupa di tutte le pubblicazioni, dei programmi di sala, ed è noto e amato anche per le appassionanti conferenze di presentazione delle opere in programma. Come divulgatore ha collaborato con la Rai, Sky Classica e le principali riviste italiane. Oltre a importanti saggi sulla musica ha pubblicato due romanzi e un giallo di successo: Delitto alla Scala (Ponte alle Grazie 2016).

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