“NINFA DORMIENTE” di ILARIA TUTI (Longanesi)

Risultati immagini per “NINFA DORMIENTE” di ILARIA TUTI (Longanesi)Recensione di Marcello Casalino

Esistono forze dell’oscurità -ed esseri di tenebra- , sono reali e intorno a noi da sempre. Fanno parte della danza, proprio come te e me; solo, ascoltano una musica diversa. Questa è forse la verità più preoccupante che potremo mai scoprire. Molti di noi vivono sfiorando questa verità soltando di rado. E’ lungi dall’essere piacevole, ma sperare che sia diversa non la renderà tale”. Ha ragione Margaret Coulson, protagonista del “Twin Peaks” Lynchiano. La verità è spesso spiacevole, come ci racconta Ilaria Tuti nel suo nuovo romanzo “Ninfa Dormiente”.

Nativa di Gemona del Friuli, Ilaria Tuti ha studiato economia ma è una grande appassionata di pittura. “Fiori sopra l’inferno”, il suo esordio del 2018, è stato selezionato come “Crime book of the month” dal Times, ed è stato un vero caso editoriale.

Il titolo del nuovo romanzo fa riferimento ad un dipinto trovato con tracce di sangue umano su di esso. Un altrettanto misterioso pittore, Alessio Andrian, ne è l’autore. Tuttavia, dopo la realizzazione dell’opera, Andrian è caduto in uno stato semi-vegetativo.

Di chi è, dunque, il sangue sul dipinto? Alessio Andrian si è forse macchiato di qualche turpe colpa? Le indagini, condotte dal commissario Teresa Battaglia, si fanno serrate, minate dalla difficoltà di rapporti con il nuovo questore. Teresa si avvale della collaborazione di una squadra particolarissima: un giovane ispettore, Massimo Marini, ed una ragazza ipovedente, Blanca Zago con il suo fido cane Smoky.

Quella che sembrava una storia legata ad un filo conduttore unico e quasi scontato si complica in modo vertiginoso, portando il lettore a doversi confrontare con un periodo storico sempre doloroso ed ambiguo, quello della Seconda Guerra Mondiale.

Dopo le pagine iniziali, in cui vediamo l’afasico pittore sotto la lente d’ingrandimento del commissario, lo scenario si sposta nella Val Resia, abitata in antichità da quattro tribù slave e per questo fiera delle sue tradizioni, chiusa a riccio nei confronti degli estranei. Da qui sembra di entrare in quella dimensione onirica tanto cara a David Lynch: “Oscure presenze…sorvegliavano la valle come rapaci notturni”. Il romanzo diventa qualcosa di più di un thriller, spalanca porte ad orizzonti inspiegabili attraverso i sensi comuni e spinge il lettore ad una non facile interpretazione delle circostanze.

I protagonisti principali del romanzo sono soprattutto tre: il commissario Teresa Battaglia su tutti, con il suo carattere forte ma, allo stesso tempo, pieno di umanità (“la poliziotta dai capelli rossi e la lingua sciolta non era dura come appariva e non era incrollabile come si mostrava”); l’ispettore Massimo Marini, descritto come un poliziotto energico e testardo, alle prese con spinose relazioni affettive nei confronti della compagna Elena e nel ricordo del proprio padre; e Blanca, la collaboratrice ipovedente (“la purezza dei lineamenti e l’incarnato lunare la rendevano un sogno rinascimentale moderno”) che è, paradossalmente, “colei che vede al di là”, ed è scelta apposta dal commissario per “fare luce” sulle indagini, in coppia con il suo cane meticcio. Ma gli altri personaggi, lungi da far da semplice contorno, sono descritti in modo vivido ed intrigante, diventando essi stessi i protagonisti di un racconto nel racconto.

Ilaria Tuti, infatti, va al di là del racconto lineare: il lettore, in questo caso, non è uno spettatore passivo di una scena rispettosa della regola dell’unità di azione; qui l’intreccio è multiforme, con vicende che si sviluppano l’una all’interno dell’altra, come in un gioco di specchi girevoli.

La scrittrice fa uso di una scrittura elegante e raffinata, ricca di metafore mai fini a se stesse. Le descrizioni dei luoghi della Val Resia sono il fiore all’occhiello dell’intero romanzo, un luogo incantato e straniante (“Le nubi erano grembi violacei che sembravano respirare sopra le loro teste: si ingrossavano e ritraevano, e rilasciavano diluvi così fitti da far scomparire i profili delle vette”).

Il romanzo, visto nella sua interezza, conferma lo stato di grazia della Tuti che, chiamata alla difficile seconda prova, ne esce abbondantemente vincitrice.

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Una risposta a “NINFA DORMIENTE” di ILARIA TUTI (Longanesi)

  1. patrizia debicke ha detto:

    ok

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