“Bassa Marea” di Enrico Franceschini (Rizzoli)

Risultati immagini per Bassa Marea di Enrico Franceschini (2019, Rizzoli)Recensione di Alessandro Morbidelli

Dici Rimini e pensi alle commedie anni settanta, al mare e al sole che insieme dipingono puntini colorati e luminosi su quel lembo di giallo a confine con l’azzurro dell’acqua. Insieme a questa visione, parte in sottofondo Raul Casadei e ti trovi a canticchiare anche senza volerlo.

Lontani dall’ambientazione estiva, ci troviamo a immaginarne subito una invernale, cupa, ventosa e respingente, l’ideale per un romanzo noir: quando si spengono le luci si muovono le ombre, lo sa bene Giampaolo Simi che nella riviera viareggina in inverno ha ambientato malinconiche e bellissime vicende.

In quel tempo di mezzo, tra la luce che acceca e il grigio che incombe, c’è però una primavera fatta di persone che vivono e costruiscono la quotidianità di una città che non si addormenta mai. È la Rimini timida e bagnata dalle prime luci calde, la Rimini che non ha ancora ceduto al rumore dei sabato sera e del vociare marittimo.

È la Rimini in cui si muove a suo agio Andrea Muratori, detto Mura, giornalista in pensione, tornato nel paesino di villeggiatura dell’infanzia dopo una lunga carriera da inviato, con pochi soldi in tasca a causa di un paio di divorzi, un capanno di pescatori come casa, messogli a disposizione da un amico a Borgomarina, protagonista del romanzo “Bassa Marea” (Rizzoli) di Enrico Franceschini.

Un mare liscio come l’olio.

È un luogo comune, ma rende l’idea. Alle cinque del mattino, l’Adriatico è un liquido immobile disteso lungo il litorale. Non un’increspatura agita l’orizzonte. Tutto è fermo: acqua, cielo, spiaggia. L’unico movimento è rappresentato dalle scarpette, un passo dopo l’altro, un pelo più su del bagnasciuga, nel corridoio dove la sabbia è ancora dura, resa compatta dal ritiro della marea. Più tardi ci penserà il sole ad ammorbidirla, ma a quest’ora è il terreno perfetto per cinque chilometri di corsetta quotidiana. Sull’aria tersa aleggia un vago odore di alghe e di pesce. Il silenzio è assoluto. Gli abitanti di Borgomarina dormono. Non sanno cosa perdono.

La prima illuminazione è proprio questa: la città è una protagonista aggiunta. Mura la vive con la consapevolezza dei mutamenti, le persone indaffarate a rimettere a posto gli stabilimenti balneari, a riparare e a rendere presentabile qualcosa che sarà visto da tantissima gente. Da un lato ciò che splende e riluccica, e quindi va esposto, dall’altro ciò che sarebbe meglio nascondere, vizi nascosti e dinamiche figlie di chi si muove nell’illegalità, nel commercio di esseri umani, nei traffici di droga.

Franceschini è abile a giocare a carte scoperte, senza estremizzare mai un aspetto piuttosto che un altro, facendo sua quella lezione calviniana sulla leggerezza che per certo fa assomigliare questo romanzo a una “commedia nera”.

Lo fa costruendo intorno alla vicenda di Sascha, una ragazza consegnata dal mare, più morta che viva, e recuperata proprio da Mura, una rete di relazioni tra lo stesso giornalista e i suoi tre fidati compagni di merende: Danilo Baroncini detto il Barone, medico primario che non la passa mai, Pietro Gabrielli detto il Professore, non perché abbia mai insegnato, ma perché ne sa più degli altri, Sergio Baldazzi detto l’Ingegnere, abile nello strutturare problemi, ma soprattutto uno che non si arrende mai. Che i quattro moschettieri siano anche particolari giocatori di basket lo scopriremo nel testo, come scopriremo altre dinamiche, amori, relazioni.

Un gruppo di amici che imbastiscono per il lettore un’atmosfera complice e intima, vero punto di forza del romanzo. L’identità personale e quella di gruppo accolgono e lasciano in secondo piano una vicenda che rimesta nel torbido, ma che forse non si vuole azzardare a togliere il riflettore dall’insieme, Rimini, la costa, il mare, gli amici.

Franceschini scrive instaurando un rapporto con il lettore. Lo fa non solo usando una voce riconoscibile, ma anche suggerendo all’inizio di ogni capitolo una canzone che nel testo si diluisce con le sue sensazioni. Alla fine del romanzo, una vera colonna sonora specchio di un sentire il tempo nelle risonanze.

“Bassa marea” è stato annunciato come “Il grande Lebowski” della Romagna. E allora concludo questa panoramica sul romanzo citando una frase proprio dal film: “Cos’è che fa di un uomo un uomo, signor Lebowski? Essere pronti a fare ciò che è più giusto. A qualunque costo.”

E questa è la storia di Andrea Muratori e dei suoi moschettieri.

***

Enrico Franceschini (Bologna 1956) ha girato il mondo come corrispondente estero di un grande quotidiano, pur mantenendo sempre uno stretto legame con una località balneare della riviera romagnola. È autore di saggi e romanzi tra cui L’uomo della Città Vecchia, Vinca il peggiore e Vivere per scrivere.

 

 

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Una risposta a “Bassa Marea” di Enrico Franceschini (Rizzoli)

  1. patrizia debicke ha detto:

    ok

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