“Per Elisa” di Magda Szabó (Anfora)

Risultati immagini per "Per Elisa" di Magda SzabóRecensione di Eleonora Papp

Per Elisa (Für Elise) è un romanzo di Magda Szabó, la prima parte di un’opera progettata in due volumi, che è stata pubblicata per la prima volta in Ungheria nel 2002, quando la scrittrice aveva compiuto il suo ottantacinquesimo anno di vita. Il libro ha riscosso un successo incredibile ed è stato tradotto all’estero. Il titolo del romanzo accenna al capolavoro di Ludwig van Beethoven che è stato composto dal Maestro tedesco senza testo. L’autrice si confronta con il tempo inesorabile che scorre e, sulle note del motivetto splendido fuso in tenere parole e molli versi, composti insieme alla sorellastra Cili, racconta la storia della sua famiglia. Per Elisa è un romanzo autobiografico struggente, un documento lirico in cui si effonde l’anima dell’autrice basandosi sui suoi toni intimistici e intimi. L’opera è di ispirazione autobiografica, forse la scrittrice nella figura della sorellastra Cili rappresenta la sua amica di infanzia oppure se stessa. Magdolna, cioè Magda, è il frutto del matrimonio del colto e calvinista Elek Szabó e della cattolica Lenke Jablonczay. La politica si insinua pesantemente nell’esistenza di tutti i giorni della famiglia Szabó di Ágya (in rumeno Adea) e nell’Ungheria sconvolta storicamente e socialmente dalle circostanze successive all’accordo di pace di Trianon (4 giugno 1920). Fu infatti in un padiglione frapposto ai palazzi del Grande e del Piccolo Trianon che venne firmato dai delegati dell’Ungheria sconfitta durante la Prima guerra mondiale e dai rappresentanti delle potenze dell’Intesa, vincitrici della Grande Guerra, il Trattato di pace che mutilava l’Ungheria della maggior parte del suo millenario territorio.

L’Ungheria depauperata del 71,5% del suo territorio storico dopo l’accordo di pace del Trianon si adoperava a prestare asilo agli esuli, fuggiti dalle vecchie terre. Il padre di Magdolna, Elek Szabó, consigliere della cultura di Debrecen, figlio giurista di una famiglia di grande fama, ma povero in canna, ha adottato Cecília Bogdán, profuga di Zenta (in serbo Senta), scampata miracolosamente grazie all’abbraccio dei suoi genitori, raggiunti da due direzioni diverse da colpi di fucile mentre cercavano di scappare dalla Serbia al confine con l’Ungheria, tracciato dall’Intesa. L’autrice che fino ai quattro anni, viziata figlia unica, usufruiva dell’amore esclusivo dei genitori, si sente sminuita nel suo potere e all’inizio valuta Cecilia con diffidenza, ma ben presto questa gelosia si trasforma in disinteressato affetto fraterno. Cili, l’orfana del Trianon, dall’orfanotrofio arriva a Debrecen, la sua nuova famiglia l’accoglie quando ha già quattro anni, anche lei. Cili è la graziosa, bionda e adorata figlia, “con quegli occhi color nontiscordardimé sulle sponde dei fossati”, da proteggere da ogni guaio, che è coccolata da conoscenti, sconosciuti e dagli stessi educatori. Magdolna invece è bruna, intelligente, colta, fin da piccina. Durante le fiabe della notte Magda ha ascoltato le storie della Bibbia e dell’Eneide da suo padre, a tre anni parla già in latino con suo padre e sempre in latino ha discusso con suo zio pastore. I suoi genitori non le impongono mai limiti, non la educano, cercando di “civilizzarla”. Magdolna apprende sempre lingue straniere, legge e scrive, la sua immaginazione spiega le ali, la fanciulla non ha regole. Più tardi le due bambine, cresciute come giovani signorine, affrontano la bellezza e l’amarezza degli amori e delle delusioni, consolandosi vicendevolmente. L’opera ripercorre dunque le vicende di Dódi e Cili, ovvero Magda Szabó e Cecília Bogdán, la sorella adottata dai suoi genitori, dal 1917 al 1935 fino al loro esame di maturità. La città in cui è ambientata l’opera è Debrecen, paese natale dell’autrice. Cili e Dodó canticchiano durante la loro infanzia il motivo beethoveniano che accompagna in circostanze straordinarie le due ragazze durante le vicissitudini complicate della vita. Dόdi, ovvero Magda Szabό, in realtà non accontenta subito la sorella, non scrive lei i versi al piccolo capolavoro di Beethoven, allora è Cili che si mette all’opera e improvvisa delle righe sensate di accompagnamento alla melodia di Beethoven “Io serberò i tuoi desideri segreti, sempre, sempre. Io conoscevo tutti i tuoi sogni, tutti, tutti. Pensami, quando più non ci sarò. Spesso, spesso.”. Magda però per far piacere a Cili, scrive un romanzo, soprattutto in sua memoria, anche perché, come dirà la scrittrice, a novant’anni confrontarsi con il passato che scorre ineluttabilmente è inevitabile. L’opera è apertamente autobiografica, racconta l‘infanzia e l’adolescenza dell’autrice. E anche se il resoconto della scrittrice sembra rispecchiare la verità, molti mettono in dubbio la stessa esistenza di Cili, visto che il personaggio non compare in molte altre opere autobiografiche, per di più in alcune interviste la stessa autrice parla ambiguamente dell’autenticità di Cili. Per questo l’opera non è propriamente un libro di memorie, ma un romanzo semi fittizio (l’autrice ambienta le circostanze della vita e i suoi pensieri in una cornice in parte di invenzione). Il romanzo mostra affinità con i romanzi sentimentali della coscienza, le vicende sono filtrate attraverso la lente della narratrice. Il libro rappresenta il tempo soggettivo dell’eroina-narratrice e continuamente oscilla tra passato, presente e futuro, con continui rimandi e rinvii, seguendo la logica o l’illogicità della rievocazione. I flash-forwards creano così un clima di aspettativa e di tensione nel lettore.

Come ho accennato, un elemento che toglie realismo all’autobiografia è forse la presenza del personaggio di Cecília Bogdán, presentata come l’orfana del Trianon, visto che Magda Szabό non ha mai avuto una sorellastra con questo nome. Alcune ricerche e alcune interviste alla scrittrice fanno supporre che per il personaggio la Szabó si sia ispirata all’amica di infanzia Edit Mikes. La comparsa di Cili nel romanzo può avere diverse spiegazioni: in primo luogo permette di richiamare e di discutere il problema del Trianon, in secondo luogo funziona come alter ego, controparte della personalità di Magda Szabό, cosa che la stessa scrittrice sottolinea spesso. Cili è l’autrice stessa, una sua multiforme faccia, entrambe si completano a vicenda e formano un’unica autentica personalità. Sono diventate per una conoscenza reciproca e mistica due sorelle gemelle, si aggrappano l’una all’altra con una felicità conturbata, in quanto tutte e due hanno desiderato altro rispetto alla vita che hanno poi condotto.

La narratrice e Cili sono anche due personalità distinte, due prospettive differenti. Cili rappresenta l’altruismo, l’affetto, la passività rassegnata, Magdolna o ipocoristicamente Magda, la giovane Maddalena, invece rispecchia la cultura, l’immaginazione e l’attività creatrice. Cili è una presenza alla Biedermeier (riceve un letto biedermeier in regalo dall’ebreo del luogo, lo zio Brüll), ma tutti le vogliono subito bene, la scrittrice invece si scontra sempre con gli educatori che esulano dal contesto familiare, ma trova comunque anche maestri e professori che recano soccorso alla sua personalità pazza e fantasiosa. La breve vita di Cili sfocia in vera tragedia: si innamora di Ádám Textor, un ragazzo, orfano del Trianon pure lui, sfortunato come lei, succube e “comprato” dal re dei macellai, milionario di guerra Stupica, il quale davanti ad un notaio ha fatto firmare al giovane un accordo, secondo cui lui, il macellaio, avrebbe finanziato gli studi di medicina all’università del ragazzo, ma questi dopo la laurea ne avrebbe sposato la figlia Szerénke (Szeréna). Per sottrarsi a questo amore impossibile Cili sposa un attempato direttore d’orchestra italiano, Gianni Tonelli, per poi andare incontro ad una morte misteriosa che riempirà di eterno sconforto e di tristezza l’autrice.

Sono molto interessanti ed istruttive inoltre le pagine che raccontano le vicissitudini di Magdolna nel selettivo ed esigente Istituto di Educazione Femminile Riformato Gedeon Dóczy in tutte le tappe del suo percorso scolastico. Gli educatori di Magda non sono semplicemente abbozzati, ma vivono di vita propria nel romanzo, entrano sempre in relazione con l’esistenza dell’autrice o ostacolandola, rendendole la vita impossibile durante gli anni della scuola oppure, al contrario, aiutandola ed esortandola ad intraprendere un futuro brillante. Magdolna con alcuni docenti si rivela spesso rancorosa, cocciuta, superba, ribelle ai dogmi scolastici e vendicativa, verso altri professori nutre una sconfinata ammirazione, a volte anche una pericolosa attrazione che porterà la ragazza anche a sperimentare una sensazione di premorte. Alcuni personaggi del romanzo ritorneranno in altri libri della scrittrice.

Alla fine del romanzo Per Elisa, mentre Cecília, ancora speranzosa di rivedere Textor, si prepara alle nozze con il famoso direttore di orchestra italiano Tonelli, Magda, approfittando di una borsa di studio, vinta grazie ai suoi premi letterari e concorsi interni alla scuola, intraprende un viaggio in treno alla volta di Vienna. La città austriaca rappresenta per lei, ungherese, il grande mondo, la porta aperta sull’Occidente, sul futuro e sull’avanzamento culturale e tecnologico.

La vicenda di Cili non si conclude, sappiamo solo che muore giovane, ma i dettagli restano nell’ombra. Qua e là nel romanzo si accenna ad un enigmatico incidente per mare. Questa sospensione accade anche perché la scrittrice progettava il sequel del romanzo con l’opera Magdaléna (il padre di Magda chiamava così la figlia in latino) e anche perché l’incompiutezza del volume incentiva la suspense, visto che ci sono diversi cenni al destino di Cili, ma non sapremo mai che cosa le sia successo veramente e perché. Questa soluzione incompiuta rende a volte incomprensibile qualche elemento del libro, creando molta attesa nel lettore.

È inutile chiedersi in questo romanzo quale sia il grado di verità, quali resoconti siano autentici e quali di invenzione. In altri passi delle opere della scrittrice e in alcune interviste alla stessa la vita coniugale dei genitori sembrava idilliaca e perfetta, mentre in questo romanzo emergono alcune ombre. La madre, sempre molto assennata e giudiziosa, viene descritta frigida e in passato ha amato follemente una persona diversa dal padre di Magda, che non ha potuto sposare per motivi economici. Si intuisce che il babbo di Magda, pur pazzo della moglie, abbia delle amanti tenute segrete. A volte si ha l’impressione, leggendo, che la fantasia della scrittrice colori, trasfiguri e riordini le vicende passate. Dal romanzo si sprigiona però una tale dolorosa sincerità che qualsiasi lettore è portato a credere ad ogni parola. Sembra che nel 2017 sia uscito il secondo volume di questo romanzo, ma anche se la notizia non fosse vera, Per Elisa è in sé un’opera autonoma, benché resti una sinfonia incompiuta. La narratrice e la protagonista del romanzo è Magdolna, ma l’eroina vera è propriamente Cili, “la sorella concessale in regalo”. I due personaggi si muovono su opposizioni binarie e loro stesse sono due gocce d’acqua: una è bella e mite, l’altra intelligente e selvaggia, una è votata all’arte e al canto, l’altra allo studio, alla cultura classica e alla scienza. Sono due figure contrapposte, complementari che insieme si fondono in unità. Magda o come lei, a volte, si faceva anche chiamare Mabel Shanlett (alter ego dell’autrice, la famosa attrice di Broadway) è Rossella O’Hara del romanzo Via col vento (Gone with the Wind) di Margaret Mitchell, Cili è la cugina di Rossella, la dolce, giudiziosa e amabile Melania Hamilton o, a seconda delle circostanze, prima del matrimonio con il maestro Tonelli, La prima moglie, Rebecca di Daphne du Maurier. Come dice la scrittrice, quando le due bambine si erano appena incontrate e conosciute “Oreste trovò il suo Pilade, Achille il suo Patroclo, io la sorella dalla cui perdita non mi sarei ripresa”. La storia della fanciulla popolare, talentuosa e dedita consapevolmente e severamente ad una carriera artistica si contrappone specularmente con le avventure/disavventure della signorina Magda, selvatica, libera e spesso famigerata, impopolare, ma il destino delle ragazze è mescolato insieme.

Per Elisa è forse l’ultima opera scritta della Szabó e costituisce in patria il capolavoro dell’autrice, un testamento spirituale e letterario prima della sua scomparsa avvenuta nel 2007. Nel 2010 il quotidiano l’Unità ha promosso questo romanzo come migliore narrativa straniera.

A fine settembre verrà pubblicata una terza edizione riveduta dell’opera dalla casa editrice Anfora, sempre con la traduzione della professoressa Vera Gheno e con altri imperdibili contributi letterari e storiografici. Una nuova prefazione e una nuova postfazione attendono il lettore. Un vero e proprio gioiello, imperdibile! Prenotate la vostra copia.

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